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Coronavirus: l’Unione europea disegna la mappa per la ripartenza

15 Aprile 2020
Coronavirus: l’Unione europea disegna la mappa per la ripartenza

La Roadmap dell’Ue stabilisce i criteri per allentare i lockdown negli Stati membri; tra le condizioni, un numero adeguato di posti letto nelle terapie intensive.

La Fase 2 comincia a prendere forma e siccome la pandemia Coronavirus colpisce tutti i Paesi del mondo, dopo il piano per far ripartire gli Usa oggi arriva anche l’Unione Europea a disegnare ufficialmente la propria mappa per la ripartenza.

Lo fa in grande stile, con una presentazione congiunta svolta oggi a Bruxelles dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e dal presidente del Consiglio Europeo Charles Michel, che hanno illustrato la “Joint European Roadmap towards lifting Covid-19 containment measures“, che tradotto significa: Roadmap europea congiunta verso la rimozione delle misure di contenimento del Covid-19.

Il documento, su cui ci resoconta l’agenzia stampa Adnkronos, è indirizzato ai 27 Stati membri dell’Unione e stabilisce regole generali ma uniformi alle quali tutti dovranno attenersi nel programmare la fine del lockdown e la progressiva ripartenza delle attività economiche e sociali.

Misure graduali e progressive

“Anche se il ritorno alla normalità sarà molto lungo, è chiaro che le misure straordinarie di chiusura non possono durare all’infinito”, ha detto Ursula von der Leyen, sottolineando che occorrerà “una valutazione continua” delle misure di contenimento in vigore, per assicurarsi che siano “proporzionate”, a mano a mano che “la nostra conoscenza del virus e della malattia si evolve”.

Pertanto, “è indispensabile pianificare la fase in cui gli Stati membri potranno far ripartire le attività economiche e sociali, minimizzando gli impatti sulla salute delle persone e senza sovraccaricare i sistemi sanitari. Questo richiede un approccio ben coordinato nell’Ue e tra gli Stati membri”.

Così l’azione per rimuovere le misure di contenimento decise per contrastare la pandemia di Covid-19 sarà in tutta l’Unione Europea “graduale“, dato che “le misure verranno rimosse in diversi stadi e dovrebbe essere lasciato un tempo sufficiente tra uno stadio e l’altro (per esempio, un mese), dato che gli effetti della loro rimozione possono essere misurati solo nel corso del tempo”, si sottolinea ancora.

Posti letto sufficienti in terapia intensiva

L’Ue raccomanda dunque agli Stati membri un “approccio graduale” alla rimozione delle misure prese per contrastare la diffusione del coronavirus Sars-Cov-2, rimozione che dovrà essere accompagnata da un “monitoraggio continuo” della situazione epidemiologica. E qui viene in evidenza una delle condizioni per la riapertura delle attività: è quella che i Paesi membri dell’Ue dispongano di una “riserva” sufficiente di posti in terapia intensiva, dice von der Leyen.

Le precondizioni sanitarie per iniziare a rimuovere le misure, ha spiegato Von der Leyen, sono tre: una “solida” valutazione epidemiologica, che “indichi un significativo calo della diffusione del virus per un periodo sostenuto di tempo”, una “capacità combinata del sistema sanitario” sufficiente ad affrontare un aumento dell’afflusso di pazienti, deve esserci cioè “una riserva di letti di terapia intensiva” non solo per i malati di Covid-19, “ma anche per altri pazienti” un grado “sufficiente di sorveglianza” della situazione epidemiologica, per cui serve la capacità di “effettuare test su vasta scala” sulla popolazione.

Gli anziani saranno gli ultimi a uscire

Nella popolazione dell’Ue ci sono “gruppi più vulnerabili”, tra cui gli “anziani“, che “dovrebbero essere protetti più a lungo” dal possibile contagio da Coronavirus, sottolinea nella Roadmap.

“Anche se mancano ancora dati complessivi le evidenze suggeriscono che gli anziani e le persone che soffrono di malattie croniche sono a maggior rischio. Le persone con malattie mentali sono un altro possibile gruppo a rischio. Dovrebbero essere previste misure per continuare a proteggere” queste categorie, “rimuovendo le restrizioni per gli altri gruppi” della popolazione, “generalmente meno vulnerabili agli effetti del Coronavirus”.

Gli investimenti per la ripresa

In attesa del prossimo summit Consiglio Europeo fissato per il 23 aprile che potrà stabilire ulteriori interventi, la Roadmap precisa le misure già decise e fissate e i criteri di fondo che le hanno ispirate e condizioneranno l’impiego delle risorse finanziarie già stanziate.

Nell’Ue c’è “l’assoluta necessità di sviluppare una strategia per avere investimenti massicci” – la von der Leyen ha preannunciato che potrebbero superare il trilione di euro – e a questo fine, “il prossimo Mff”, il bilancio dell’Unione per il periodo 2021-2027, “è la chiave”.

Ma anche “la Banca Europea per gli Investimenti (Bei)è uno strumento essenziale” per “sviluppare una strategia molto forte per gli investimenti”, ha detto dal canto suo Michel, presentando il documento che mira a fornire agli Stati membri linee guida per avere una rimozione delle misure di chiusura che sia coordinata a livello europeo e non dannosa per il funzionamento del Mercato Unico.

Un quadro comune: il lockdown colpisce tutti

“La natura integrata del Mercato unico – continua il documento – deve essere tenuta a mente quando si tratterà di rimuovere queste misure”, anche perché, solo per fare un esempio ipotetico, se un’industria che produce automobili in Germania non può contare sul suo fornitore, poniamo, di sistemi frenanti in Lombardia, perché gli impianti di quest’ultimo sono chiusi a causa del lockdown, anche la società tedesca avrà dei problemi a riavviare la produzione.

Perciò “anche se la tempistica e le modalità specifiche saranno diverse da Stato a Stato, è essenziale che ci sia un quadro comune“, sottolinea il documento preparato dalle istituzioni Ue per evitare che anche l’uscita dalle misure di chiusura sia caotica e dannosa per le economie di ciascun Paese membro dell’Unione.

Sì alle mascherine ma con distanziamento

L’utilizzo mascherine facciali non mediche può essere “utile”, ma non sostituisce le altre misure utili a contenere la diffusione del coronavirus Sars-Cov-2, come il distanziamento sociale e l’accurata igiene delle mani.

Così “L’uso di mascherine facciali nella comunità potrebbe essere considerato, specialmente quando si tratta di recarsi in spazi pieni e chiusi, come supermercati e shopping center o quando si prendono i mezzi pubblici“.

“L’uso di mascherine facciali nella comunità – sottolinea ancora la Roadmap – dovrebbe ciò nondimeno essere considerato una misura complementare e non sostitutiva delle altre misure preventive, come il distanziamento sociale, una meticolosa igiene delle mani ed evitare di toccarsi la faccia, il naso, gli occhi e la bocca”.

Nell’Unione europea inoltre “numerosi Paesi hanno incoraggiato la produzione interna” di materiale protettivo, come le mascherine e altri dispositivi di protezione individuale. Per il presidente del Consiglio europeo Michael “è un approccio corretto, perché “dobbiamo essere molto meno dipendenti dai produttori esterni all’Unione, se vogliamo essere un’Europa in grado di prendere in mano il proprio futuro”.



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