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Diritto al compenso dell’avvocato: ultime sentenze

20 Aprile 2021
Diritto al compenso dell’avvocato: ultime sentenze

Risoluzione del contratto di prestazione d’opera professionale e restituzione dell’acconto versato; rideterminazione della somma riconosciuta al legale; liquidazione degli onorari dell’avvocato; termine della prescrizione del diritto dell’avvocato al compenso.

Quando il difensore non ha diritto al compenso?

Il difensore della parte ammessa al patrocinio a spese dello Stato non ha diritto al compenso professionale a carico dell’Erario per l’attività svolta nella fase della mediazione obbligatoria. Trattasi di regola assoluta che non ammette deroghe, neanche se, dopo il fallimento del tentativo di conciliazione, non segue la fase giudiziale. Ad affermarlo è la Cassazione respingendo il ricorso di un avvocato che in sede di mediazione obbligatoria aveva rappresentato il cliente in una controversia locativa.

La procedura aveva avuto esito negativo, ma la vicenda non era poi sfociata in un processo perché le parti avevano raggiunto un accordo stragiudiziale. La successiva istanza di liquidazione dei compensi secondo la disciplina del patrocinio a spese dello Stato veniva respinta. Lo stesso fa la Suprema corte che ricorda come l’articolo 74 del Dpr 115/2002 “limita l’operatività del patrocinio a spese dello Stato all’ambito del procedimento sia civile che penale”, e dunque presuppone “l’intervenuto avvio della lite giudiziale”.

Cassazione civile sez. II, 31/08/2020, n.18123

Incarico professionale conferito a più avvocati: diritto all’onorario

Nel caso in cui più avvocati siano incaricati della difesa in un procedimento civile, ciascuno di essi ha diritto all’onorario nei confronti del cliente solo in base all’opera effettivamente prestata, in virtù del principio di cui all’art.6 della Legge 13 giugno 1942, n.794.

Ne consegue che tale diritto rimane escluso soltanto se, essendo stato richiesto il pagamento di una sola parcella e non essendo state in essa indicate separatamente le prestazioni di ciascuno degli avvocati, risulta in modo non equivoco una reciproca sostituzione nelle singole prestazioni, poi sommate nella specifica. Se ne ricava che, per potersi configurare una limitazione del diritto al compenso in capo a ciascun singolo procuratore, si deve dimostrare che lo stesso ha svolto solo in parte l’attività professionale per la quale chiede di essere ricompensato.

Tribunale Vicenza, 04/03/2020, n.491

Quando l’avvocato perde il diritto al compenso?

È annullabile il contratto di incarico professionale stipulato tra cliente ed avvocato, nonostante il difensore – che aveva omesso di assolvere l’obbligo informativo di cui all’art. 4, comma 3, d.lg. n. 28/2010 in materia di mediazione – abbia richiesto la corresponsione del proprio compenso solo in virtù della redazione di una semplice bozza di atto giudiziale mai più depositato.

Cassazione civile sez. II, 05/12/2019, n.31852

Liquidazione del compenso dell’avvocato

In tema di liquidazione del compenso dell’avvocato, laddove il cliente, in sede di opposizione a decreto ingiuntivo, abbia espressamente censurato la violazione dei criteri di redazione della parcella e la non congruità degli importi stessi, il giudice, in virtù della connessione tra petitum e causa petendi, può procedere alla rideterminazione della somma riconosciuta al legale.

Cassazione civile sez. II, 22/10/2019, n.26860

Diritto al compenso dell’avvocato: presupposti

Il diritto al compenso dell’avvocato presuppone che il contratto professionale, che si perfeziona con l’ente mediante il rilascio della procura alle liti, sia idoneo a vincolare l’amministrazione. A tal fine, oltre a dover sussistere il requisito della forma scritta, occorre che la volontà dell’ente sia espressa da un soggetto munito dei poteri di rappresentanza.

Cassazione civile sez. II, 03/12/2019, n.31516

Prescrizione per l’azione di recupero dei compensi dell’avvocato

Ai fini della decorrenza della prescrizione del diritto dell’avvocato al compenso ai sensi dell’art. 2957, co. 2, c.c., l’ultima prestazione dalla quale va calcolato il termine triennale stabilito dall’art. 2956 c.c. va individuata con riferimento all’espletamento dell’incarico conferito dal cliente.

Sicché, il termine di prescrizione inizia a decorrere dall’esaurimento dell’affare per il cui svolgimento fu conferito l’incarico, che, nel caso di prestazioni rese in due gradi di giudizio, coincide con la pubblicazione della sentenza d’appello, senza che rilevi l’intervenuto conferimento di una nuova procura per il giudizio di secondo grado al medesimo difensore, atteso che detta circostanza implica la prosecuzione dell’affare di cui il legale era stato incaricato dal cliente, non già il suo esaurimento.

Tribunale Lanciano, 04/09/2019, n.238

Rinuncia al diritto al compenso non inferiore ai minimi tariffari inderogabili

La rinuncia dell’avvocato al diritto al compenso non inferiore ai minimi tariffari inderogabili ex art. 24 I. n. 794 del 1942 postula la piena consapevolezza, da parte del rinunciante, dell’oggetto della rinuncia medesima e si risolve in una volizione ulteriore e distinta rispetto a quella espressa nella pattuizione che fissa il compenso in misura inferiore ai minimi; cosicché detta rinuncia, pur potendo manifestarsi per fatti concludenti, non può ravvisarsi “in re ipsa” nel fatto stesso della conclusione della convenzione che direttamente o indirettamente deroga a tali minimi.

Cassazione civile sez. II, 14/10/2019, n.25830

Diritto al compenso dell’avvocato: la prescrizione

Il termine della prescrizione del diritto dell’avvocato al compenso decorre, ai sensi dell’art. 2957, co. 2, c.c., dalla decisione della lite, dalla conciliazione delle parti o dalla revoca del mandato; per gli affari non terminati, la prescrizione decorre dall’ultima prestazione. Nel caso di prestazioni rese in due gradi di giudizio, occorre avere riguardo anche alle prestazioni rese nel grado di appello, senza che rilevi il conferimento di una nuova procura per il gravame, perché ciò implica la prosecuzione dell’affare di cui il legale era stato incaricato dal cliente, non già il suo esaurimento.

Tribunale Cosenza sez. II, 21/07/2017, n.1511

Strategia difensiva deficitaria dell’avvocato

In tema di risoluzione del contratto di prestazione d’opera professionale, qualora la strategia difensiva scelta dall’avvocato si mostri tanto deficitaria da integrare l’importanza dell’inadempimento che, ai sensi dell’art. 1455 c.c., rappresenta idoneo presupposto per l’invocata risoluzione del contratto, la risoluzione dello stesso, ai sensi dell’art. 1458 c.c., determina il venir meno del diritto al compenso dell’avvocato, la restituzione dell’acconto versato e la conseguente revoca del decreto ingiuntivo eventualmente opposto (nel caso di specie, proponendo un’eccezione di prescrizione ambigua e non indicando le circostanze da cui desumere il momento da cui la prescrizione era cominciata a decorrere, l’avvocato ha – in sostanza – vanificato l’unica difesa proposta nell’interesse del cliente).

Tribunale Rimini sez. un., 16/11/2017

Criteri per la determinazione delle tariffe forensi

La previsione contenuta nell’art. 5, comma 5, dell’annesso C al regolamento di approvazione dei criteri per la determinazione delle tariffe forensi (d.m. 5 ottobre 1994 n. 585),secondo la quale ove, pur nella identità di posizione processuale dei vari clienti, la prestazione professionale comporti l’esame di loro situazioni particolari di fatto o di diritto rispetto all’oggetto della causa, l’avvocato ha diritto al compenso secondo tariffa, ridotto del 30%, regola il diritto al compenso dell’avvocato non nei confronti del soccombente, ma esclusivamente nel confronto dei propri clienti.

Ne consegue che l’avvocato che abbia difeso una stessa parte nei confronti di due convenuti non ha diritto a richiedere, sulla base della norma citata, che nella liquidazione giudiziale delle spese processuali si disponga una maggiorazione del 70% in proprio favore.

Cassazione civile sez. I, 10/09/2007, n.18941

Contestazione dell’esistenza del diritto al compenso

In tema di liquidazione degli onorari di avvocato, ove il procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo si sia svolto nelle forme ordinarie e sia stata contestata l’esistenza del diritto al compenso, la decisione è impugnabile con appello e non mediante ricorso per cassazione, non trovando in detta ipotesi applicazione l’art. 14, comma 4, del d.lgs. n. 150 del 2011.

Cassazione civile sez. VI, 14/06/2016, n.12248

Il procedimento per la liquidazione di compensi di avvocato

La speciale procedura di liquidazione dei compensi per le prestazioni giudiziali degli avvocati in materia civile, regolata, dagli artt. 28 e ss. l. n.794/1942, non è applicabile quando la controversia riguardi non soltanto la semplice determinazione della misura del compenso spettante a professionista, bensì anche altri oggetti di accertamento e decisione, quali i presupposti stessi del diritto al compenso, i limiti del mandato, l’effettiva esecuzione delle prestazioni e la sussistenza di cause estintive o limitative della pretesa azionata.

Il legislatore del d.lgs. 150/2011, sul presupposto della prevalenza di caratteri di semplificazione della trattazione o dell’istruzione della causa, ha individuato diciassette tipi di controversie “obbligatoriamente” regolate dal rito sommario di cognizione, tra le quali quelle in materia di liquidazione degli onorari e dei diritti di avvocato.

Le controversie previste dall’art. 28 l. 13 giugno 1942, n. 794, come modificato dall’art. 34 d. lgs. n. 150/2011, ed a seguito dell’abrogazione degli artt. 29 e 30 l. n. 794/1942, per la liquidazione delle spese, degli onorari e dei diritti nei confronti del proprio cliente da parte dell’avvocato devono essere trattate con la procedura prevista dall’art. 14 d. lgs. 01 settembre 2011, n. 150 anche in ipotesi che la controversia riguardi l’an della pretesa, senza possibilità per il giudice adito di trasformare il rito sommario in rito ordinario o di dichiarare l’inammissibilità della domanda.

Cassazione civile sez. VI, 29/02/2016, n.4002

La domanda di liquidazione degli onorari in via ordinaria

La speciale procedura di liquidazione dei compensi per le prestazioni giudiziali degli avvocati in materia civile, regolata dagli art. 28 e ss. l. 13 giugno 1942 n. 794, non è applicabile, quando il diritto al compenso dell’avvocato sia contestato nell'”an”.

Pertanto, in tale ipotesi, il giudice adito, oltre a dichiarare l’inammissibilità del ricorso proposto, deve ordinare, se il contraddittorio è regolarmente costituito, che il procedimento prosegua con l’ordinario rito di cognizione e l’ordinanza pronunziata in tal senso non è impugnabile con ricorso per cassazione ai sensi dell’art 111 cost., perché, non avendo contenuto decisorio, non acquista autorità di giudicato e non preclude la possibilità di proporre la domanda di liquidazione degli onorari in via ordinaria.

Cassazione civile sez. II, 27/03/2001, n.4419



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8 Commenti

  1. Salve, vorrei sapere quando posso cambiare l’avvocato e se poi l’avvocato ha diritto al pagamento della parcella. A me il mio avvocato mi sembra poco professionale e puntuale e secondo me non devo pagarlo…

    1. Partiamo subito da un presupposto: l’avvocato può essere cambiato in qualsiasi momento. Hai capito bene: se hai conferito incarico a un legale e, a un certo punto, decidi di volerlo sostituire, puoi farlo.Ciò è possibile perché il rapporto che si instaura tra assistito e avvocato è un tipico rapporto di mandato: secondo le regole di questo contratto, il mandante può revocare il mandatario in qualsiasi momento.Per revocare il proprio difensore, è sufficiente inviargli una raccomandata con avviso di ricevimento in cui si dichiara espressamente di volergli togliere l’incarico.
      I problemi della revoca dell’avvocato sono essenzialmente due:
      la parcella per il lavoro svolto fino al momento della revoca va comunque pagata;
      una revoca effettuata in un momento decisivo del procedimento potrebbe danneggiare le ragioni dell’assistito. Pensa a colui che decida di togliere l’incarico al proprio avvocato un istante prima dell’interrogatorio da rendere al p.m.: in un caso del genere, l’autorità giudiziaria dovrebbe nominarne uno d’ufficio che è all’oscuro della vicenda giudiziaria.

  2. MI sono messo d’accordo con l’avvocato per un onorario pari a duemila euro. Alla prima udienza, però, non mi sono sentito sufficientemente tutelato dal mio legale e pertanto ho deciso di revocargli l’incarico. A quel punto, non gli ho pagato tutto il compenso stabilito all’inizio, ma solamente una parte, in base al lavoro che lui ha svolto. Nonostante non fosse un avvocato preparatissimo, devo dire che è stato onesto almeno….

  3. Ho conferito incarico all’avvocato affinché intraprendesse un’azione legale contro una persona; a tal fine, ho versato un acconto di seicento euro. Dopo diverso tempo, sono venuto a sapere che l’avvocato non ha fatto nulla, lasciando peraltro decorrere i termini utili per agire. Ora, mi chiedo quali siano i miei diritti. Potete aiutarmi per favore? Grazie mille

    1. Nel tuo caso non solo avrai diritto al rimborso di quanto inutilmente anticipato all’avvocato, ma anche al risarcimento del danno per la sua negligenza. Il costo del cambio dell’avvocato dipende dalla necessità o meno di pagare il precedente difensore: se egli è stato revocato senza che abbia dato luogo a gravi inadempimenti, allora avrà diritto al pagamento dell’onorario fino a quel momento maturato; altrimenti, non potrà pretendere nulla.

  4. Ho parlato con un legale e gli ho dato l’incarico per frami seguire nella causa di divorzio. Dopo le prime udienze, gli ho revocato l’incarico e mi sono rivolto ad un altro avvocato…. Quest’ultimo, nel preparare la parcella, di cosa dovrà tenere conto? Mi devo aspettare un salasso?

    1. Nel preparare la parcella, non potrà inserire anche le udienze già seguite dal collega Caio, ma dovrà parametrare il suo compenso solamente all’attività che resta da compiere.

    2. Dunque, il costo del cambio avvocato dipenderà da questi due fattori:
      dalla parcella da pagare al difensore sostituito, sempre che ne abbia maturato il diritto;
      dalla nuova parcella da pagare al difensore subentrato, tenendo conto dell’attività già svolta dal precedente collega.

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