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Contratto a termine nel pubblico impiego: ultime sentenze

23 Agosto 2022
Contratto a termine nel pubblico impiego: ultime sentenze

Abusiva reiterazione di contratti a termine; risarcimento del danno; mancata indicazione delle ragioni giustificative dell’apposizione del termine al contratto; determinazione del danno da precarizzazione.

Indice

Contratti a termine nel pubblico impiego

In tema di contratti a termine e di somministrazione nel pubblico impiego contrattualizzato, è inammissibile l’eccezione – contenuta nelle memorie ex artt. 378 o 380-bis.1, c.p.c. – di avvenuta stabilizzazione del dipendente in epoca successiva alla notifica del ricorso per cassazione, perché nel giudizio di legittimità le predette memorie hanno solo la funzione di illustrare e chiarire le ragioni svolte in ricorso o in controricorso e di confutare le tesi avversarie, non di dedurre nuove eccezioni – implicanti necessariamente accertamenti di fatto -, o sollevare nuove questioni di dibattito, le quali non possono riferirsi neppure a fatti sopravvenuti, insuscettibili di essere provati mediante produzioni documentali, consentite soltanto nei differenti casi di cui all’art. 372, comma 1, c.p.c.

Cassazione civile sez. lav., 06/07/2022, n.21355

Abusiva reiterazione di contratti a termine

In tema di impiego pubblico privatizzato, qualora sia stata chiesta la conversione o trasformazione a tempo indeterminato dei rapporti a termine per violazione delle regole che ne condizionano la legittimità, il giudice, a fronte della giuridica impossibilità di una tale tutela in forma specifica avverso l’illecito determinatosi, deve pronunciare sulla tutela per equivalente, secondo il regime del c.d. danno eurounitario.

Cassazione civile sez. lav., 11/05/2022, n.15027

Decadenza dall’impugnazione del contratto a termine

Nel pubblico impiego privatizzato, la decadenza dalla impugnazione del contratto a termine, introdotta dall’art. 32 della l. n. 183 del 2010, opera in virtù del generale richiamo alla disciplina privatistica contenuto negli artt. 2, comma 2, e 36 del d.lgs. n. 165 del 2001; ne consegue che, in caso di conclusione tra le stesse parti di più contratti a termine, la decadenza decorre dalla cessazione di ciascuno di essi, giacché il citato art. 32, in tutte le versioni succedutesi nel tempo, àncora il termine di impugnazione alla cessazione dello specifico contratto il cui termine è in discussione.

Cassazione civile sez. lav., 11/03/2022, n.8038

Rinnovo abusivo dei contratti a termine degli insegnanti

L’immissione in ruolo del lavoratore già impiegato a tempo determinato ha efficacia riparatoria dell’illecito rinnovo dei contratti a termine nelle sole ipotesi di stretta correlazione tra l’abuso commesso dall’amministrazione e la stabilizzazione ottenuta dal dipendente; tale correlazione richiede che la stabilizzazione avvenga nei ruoli dell’ente pubblico che ha posto in essere la condotta abusiva e che sia effetto immediato e diretto dell’abuso. L’assunzione a tempo indeterminato che avvenga all’esito di una procedura concorsuale, ancorché interamente riservata ai dipendenti già assunti a termine, non può ritenersi effetto immediato e diretto dell’abuso.

Corte appello Catania sez. lav., 25/02/2022, n.153

Violazione di disposizioni imperative sull’assunzione

Nel pubblico impiego privatizzato, alla violazione di disposizioni imperative che riguardino l’assunzione, sia a seguito di pubblico concorso sia attingendo alle liste di collocamento, non può mai far seguito la costituzione di un rapporto di pubblico impiego a tempo indeterminato, atteso che la “ratio” dell’art. 36, comma 5, del d.lgs. n. 165 del 2001, che prevede il divieto di trasformazione del rapporto di lavoro a termine in rapporto a tempo indeterminato, non risiede esclusivamente nel rispetto delle regole del pubblico concorso, ma anche, più in generale, nel rispetto del principio cardine del buon andamento della P.A., che sarebbe pregiudicato qualora si addivenisse all’immissione in ruolo senza alcuna valutazione dei fabbisogni di personale e senza seguire le linee di programmazione nelle assunzioni, che sono indispensabili per garantire l’efficienza dell’amministrazione pubblica ed il rispetto delle esigenze di contenimento, controllo e razionalizzazione della spesa pubblica.

Cassazione civile sez. lav., 30/12/2021, n.42004

Reiterazione illimitata dei contratti a termine

In tema di contratti a termine nel pubblico impiego privatizzato, gli artt. 92 e 94 della l.r. Sardegna n. 11 del 1988, laddove prevedono la possibilità di avvalersi di contratti a tempo determinato per la realizzazione di progetti avviati dall’amministrazione regionale, non derogano ai limiti previsti per la disciplina delle assunzioni dalla legislazione statale, in particolare dall’art. 36 del d.lgs. n. 165 del 2001, nel senso di consentire una reiterazione illimitata dei contratti a termine; ogni diversa interpretazione si pone in contrasto sia con i parametri costituzionali, atteso che la disciplina del lavoro nelle pubbliche amministrazioni contenuta nel d.lgs. n. 165 del 2001 è riservata alla potestà legislativa esclusiva dello Stato, con esclusione della competenza primaria anche delle Regioni ad autonomia speciale, sia con la direttiva 1999/70/CE, la quale, pur valorizzando la finalità di incentivare l’occupazione di categorie svantaggiate, non la trasforma in una ragione oggettiva, rilevante ai sensi della clausola 5, lett. a), dell’Accordo Quadro ad essa allegato, né sottrae i rapporti a tempo determinato in parola all’ambito di applicazione della direttiva.

Cassazione civile sez. lav., 29/12/2021, n.41896

Nel pubblico impiego l’abusiva reiterazione di contratti a termine fa presumere il danno
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Nel pubblico impiego privatizzato l’illegittimità del termine apposto al contratto originario determina automaticamente l’illegittimità della proroga che costituisce, dunque, una condotta successiva che reitera l’illegittimità della iniziale apposizione del termine. Ne deriva che in caso di illegittimità del termine originario apposto al contratto di lavoro concluso con la P.A., ove il termine illegittimo venga prorogato, il lavoratore può ottenere un risarcimento ex art. 36 d.lgs. 165 del 2001, godendo della presunzione di danno (in relazione alla perdita di chances di altre occasioni di lavoro stabile), ferma restando la prova del maggior danno.

Corte appello Palermo sez. lav., 09/12/2021, n.1293

Declaratoria di illegittimità del termine

In tema di contratti a tempo determinato nel pubblico impiego privatizzato, l’impugnazione rivolta contro il capo della sentenza relativo all’illegittimità dell’apposizione del termine impedisce la formazione del giudicato interno anche sui capi, legati al primo da un nesso di pregiudizialità-dipendenza, concernenti le conseguenze risarcitorie, mentre non vale l’inverso; ne consegue che, qualora la sentenza sia impugnata solo rispetto a uno dei capi inerenti alla domanda di risarcimento del danno, si deve ritenere che sia intervenuta acquiescenza su quello principale.

Cassazione civile sez. lav., 05/11/2021, n.32179

Procedure di reclutamento

In materia di impiego pubblico contrattualizzato nel caso di utilizzazione di contratti di lavoro flessibile, che deve sempre avvenire ex  art. 36, comma 1, d.lg. n. 165 del 2001, nel rispetto delle procedure di reclutamento di cui all’art. 35 d.lg. cit., la regula iuris secondo la quale, in ipotesi di violazione da parte delle pubbliche amministrazioni di disposizioni imperative riguardanti l’assunzione o l’impiego di lavoratori, non può in ogni caso comportare, ai sensi dell’originario comma 2 e poi del comma 5 del richiamato d.lg. n. 165 del 2001, art. 36 la costituzione di rapporti di lavoro a tempo indeterminato non ammette eccezioni e riguarda anche l’ipotesi in cui l’individuazione del lavoratore assunto a termine, o con altre forme di lavoro flessibile, è avvenuta all’esito delle procedure di reclutamento sopra richiamate o utilizzando le graduatorie di procedure concorsuali.

Cassazione civile sez. lav., 18/10/2021, n.28622

Assunzione: estingue il diritto al risarcimento del danno?

Il principio generale operante nel pubblico impiego contrattualizzato comporta che la violazione delle disposizioni in materia di rinnovi del contratto a termine non può mai comportare la costituzione di rapporti di lavoro a tempo indeterminato (ex art. 36 del d.lgs. n. 165 del 2001). Tuttavia, a fronte dell’abusiva reiterazione dei contratti a termine, deve riconoscersi al lavoratore il risarcimento del danno sempre previsto dal citato art. 36. Tale risarcimento, è alternativo alla stabilizzazione e tale alternatività comporta che l’avvenuta stabilizzazione esclude il diritto al risarcimento del danno.

Tribunale Marsala sez. lav., 12/10/2021, n.691

Abusiva reiterazione di contratti a termine e conversione in rapporto a tempo indeterminato

Nel pubblico impiego non può operare la conversione del rapporto di lavoro a tempo determinato in rapporto a tempo indeterminato, posto che la disciplina di cui all’art. 5 del d.lgs. n. 368 del 2001 si applica solo con riferimento ai rapporti di lavoro privato. Pertanto nel pubblico impiego l’abusivo ricorso ai contratti a termine (con rinnovi superiori alla durata massima di trentasei mesi) importa solamente responsabilità risarcitoria e non anche la costituzione di rapporto a tempo indeterminato.

Corte appello Taranto sez. lav., 05/10/2021, n.456

Incertezza sulla stabilità occupazionale

Nei casi di abusiva reiterazione di contratti a termine, che ledono la dignità della persona in quanto producono una situazione di incertezza sulla stabilità occupazionale, cd. danno da precarizzazione, la misura risarcitoria deve rispettare il canone di effettività della tutela affermato e pertanto, pur escluso il ricorso ai criteri previsti per il licenziamento illegittimo, può farsi riferimento alla fattispecie omogenea prevista per la conversione del contratto a tempo determinato, quale danno presunto, con valenza sanzionatoria e qualificabile come “danno comunitario”, determinato tra un minimo ed un massimo, salva la prova del maggior pregiudizio sofferto.

Cassazione civile sez. lav., 21/09/2021, n.25591

Abusiva reiterazione di contratti a termine: risarcimento

In materia di pubblico impiego privatizzato, nell’ipotesi di abusiva reiterazione di contratti a termine, la misura risarcitoria prevista dal d.lg. n. 165 del 2001, art. 36, comma 5, va interpretata in conformità al canone di effettività della tutela affermato dalla Corte di giustizia Ue (ordinanza 12 dicembre 2013, in C-50/13), sicché, mentre va escluso – siccome incongruo – il ricorso ai criteri previsti per il licenziamento illegittimo, può farsi riferimento alla fattispecie omogenea di cui alla l. n. 183 del 2010, art. 32, comma 5, quale danno presunto, con valenza sanzionatoria e qualificabile come “danno comunitario”, determinato tra un minimo ed un massimo, salva la prova del maggior pregiudizio sofferto, senza che ne derivi una posizione di favore del lavoratore privato rispetto al dipendente pubblico, atteso che, per il primo, l’indennità forfetizzata limita il danno risarcibile, per il secondo, invece, agevola l’onere probatorio del danno subito.

Cassazione civile sez. lav., 20/09/2021, n.25406

Principio di non discriminazione nelle condizioni di impiego

Nell’impiego pubblico contrattualizzato la domanda con la quale il dipendente assunto a tempo determinato, invocando il principio di non discriminazione nelle condizioni di impiego, rivendica il medesimo trattamento retributivo previsto per l’assunto a tempo indeterminato soggiace al termine quinquennale di prescrizione previsto dall’art. 2948 nn. 4 e 5 cod. civ. che decorre, anche in caso di illegittimità del termine apposto ai contratti, per i crediti che sorgono nel corso del rapporto lavorativo dal giorno della loro insorgenza e per quelli che si maturano alla cessazione del rapporto a partire da tale momento (Cfr. Cassazione n. 10219/2020).

Tribunale Frosinone sez. lav., 30/06/2021, n.619

Immissione in ruolo del lavoratore già impiegato

Nel lavoro pubblico privatizzato, nelle ipotesi di abusiva successione di contratti a termine, la avvenuta immissione in ruolo del lavoratore già impiegato a tempo determinato ha efficacia riparatoria dell’illecito nelle sole ipotesi di stretta correlazione tra l’abuso commesso dalla amministrazione e la stabilizzazione ottenuta dal dipendente. Detta stretta correlazione presuppone, sotto il profilo soggettivo, che la stabilizzazione avvenga nei ruoli dell’ente pubblico che ha posto in essere la condotta abusiva e, sotto il profilo oggettivo, che essa sia l’effetto diretto ed immediato dell’abuso. Tale ultima condizione non ricorre quando l’assunzione a tempo indeterminato avvenga all’esito di una procedura concorsuale, ancorché interamente riservata ai dipendenti già assunti a termine.

Cassazione civile sez. lav., 27/05/2021, n.14815

Quantificazione del risarcimento del danno

La Corte territoriale, nell’affermare che il danno può essere ritenuto in re ipsa, si è conformata al principio di diritto secondo cui: in materia di pubblico impiego privatizzato, nel caso di abusiva reiterazione di contratti a termine, la quantificazione del risarcimento del danno prevista dall’art. 36, comma 5, del d.lgs. n. 165 del 2001, va interpretata in conformità al canone di effettività della tutela affermato dalla Corte di Giustizia UE (ordinanza 12 dicembre 2013, in C -50/13), pertanto, mentre va escluso – in quanto incongruo – il ricorso ai criteri previsti per il licenziamento illegittimo, può farsi riferimento alla fattispecie omogenea di cui all’art. 32, comma 5, della I. n. 183 del 2010, quale danno presunto, con valenza sanzionatoria e qualificabile come ‘danno comunitario’, determinato tra un minimo ed un massimo, salva la prova del maggior pregiudizio sofferto, senza che ciò comporti una posizione di favore del lavoratore privato rispetto al dipendente pubblico, considerato che, per il primo, l’indennità forfetizzata limita il danno risarcibile, per il secondo, invece, agevola l’onere probatorio del danno subito”; ove venga in rilievo la clausola 5 dell’accordo quadro allegato alla direttiva 1999/70/CE, il diritto dell’Unione non impone la conversione del rapporto a termine in contratto a tempo indeterminato, giacché può costituire una misura adeguata anche il risarcimento del danno.

Cassazione civile sez. lav., 21/04/2021, n.10568

Pubblico impiego contrattualizzato: i diritti dell’impiegato

Nel pubblico impiego contrattualizzato, il parametro per verificare l’attuazione del principio della parità di trattamento economico di cui all’art.45 del d.lgs. n. 165 del 2001, è costituito dall’applicazione del contratto collettivo del comparto di appartenenza, rispetto al quale l’amministrazione datrice di lavoro non ha alcun potere di disposizione, mentre non assume rilevanza l’applicazione di fatto di un contratto collettivo diverso ad altri dipendenti di ruolo, neanche quando ciò sia avvenuto in forza di una sentenza passata in giudicato. (In applicazione del principio, la S.C. ha escluso che l’art. 45 citato potesse essere fondatamente invocato da un autista del trasporto pubblico comunale, assunto con contratto a termine, per vedersi estendere il più favorevole trattamento economico illegittimamente mantenuto ai dipendenti a tempo indeterminato con analoghe mansioni, per effetto dell’erronea applicazione del c.c.n.l. autoferrotranvieri, in luogo del c.c.n.l. del comparto regioni ed autonomie locali).

Cassazione civile sez. lav., 04/03/2021, n.6090

Lavoro pubblico: reiterazione del contratto a termine

Nel regime del lavoro pubblico contrattualizzato in caso di abuso del ricorso al contratto di lavoro a tempo determinato da parte di una pubblica amministrazione il dipendente, che abbia subito la illegittima precarizzazione del rapporto di impiego, ha diritto, fermo restando il divieto di trasformazione del contratto di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato posto dal D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165, art. 36, comma 5, al risarcimento del danno previsto dalla medesima disposizione con esonero dall’onere probatorio nella misura e nei limiti di cui alla L. 4 novembre 2010, n. 183, art. 32, comma 5, e quindi nella misura pari ad un’indennità onnicomprensiva tra un minimo di 2,5 ed un massimo di 12 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto, avuto riguardo ai criteri indicati nella L. 15 luglio 1966, n. 604, art. 8.

Tribunale Reggio Calabria sez. lav., 16/12/2020, n.1521

La selezione concorsuale

Nel pubblico impiego contrattualizzato, qualora la graduatoria formata all’esito di un pubblico concorso per il reclutamento di personale a tempo indeterminato debba essere utilizzata per l’assunzione con contratto a termine degli idonei, l’assunzione in questione deve avvenire nel rispetto dell’ordine della graduatoria, in armonia con la previsione di cui all’art. 97 Cost., che individua la selezione concorsuale quale forma generale ed ordinaria di reclutamento a garanzia dei principi di efficienza, buon andamento ed imparzialità della P.A., i quali risulterebbero violati ove la scelta dei destinatari della assunzione a tempo determinato fosse operata senza l’osservanza di un criterio predeterminato ed oggettivo e, dunque, verificabile.

Cassazione civile sez. lav., 16/11/2020, n.25986

Pubblico impiego contrattualizzato: risarcimento del danno

Nei rapporti di pubblico impiego contrattualizzato, in caso di abuso del ricorso al contratto a tempo determinato, la giuridica impossibilità di conversione del contratto a termine in rapporto a tempo indeterminato comporta che nessuna pretesa retributiva possa essere avanzata dal lavoratore per i periodi di inattività, in relazione ai quali è ipotizzabile solo un risarcimento del danno, che non consiste nella perdita del posto di lavoro nel periodo intermedio giacché, una volta venuto a scadenza il contratto, non è configurabile un diritto soggettivo del lavoratore alla prosecuzione dello stesso.

Cassazione civile sez. lav., 08/10/2020, n.21747

Pubblico impiego privatizzato

In materia di pubblico impiego privatizzato, nell’ipotesi di abusiva reiterazione di contratti a termine, il danno risarcibile di cui all’art. 36, comma 5, del d.lgs. n. 165 del 2001, derivante dalla prestazione in violazione di disposizioni imperative riguardanti l’assunzione o l’impiego di lavoratori da parte della P.A, ha origine contrattuale e il relativo diritto è pertanto assoggettato all’ordinario termine di prescrizione decennale.

Cassazione civile sez. VI, 03/03/2020, n.5740

Danno da illegittima apposizione del termine

In tema di pubblico impiego contrattualizzato, la mancata indicazione delle ragioni giustificative dell’apposizione del termine al contratto, poi prorogato, dà luogo ad una abusiva reiterazione del contratto a tempo determinato, che ricade nell’ambito di applicazione della direttiva 1999/70/CE, e dà luogo al diritto al risarcimento del danno comunitario secondo i principi enunciati dalle Sezioni Unite della S.C. nella sentenza n. 5072 del 2016.

Cassazione civile sez. lav., 04/02/2020, n.2534

La determinazione del risarcimento

In materia di pubblico impiego privatizzato, nell’ipotesi di abusiva reiterazione di contratti a termine, la misura risarcitoria prevista dall’art. 36, comma 5, del d.lgs. n. 165 del 2001, va interpretata in conformità al canone di effettività della tutela affermato dalla Corte di Giustizia UE (ordinanza 12 dicembre 2013, in C-50/13), sicché, mentre va escluso – siccome incongruo – il ricorso ai criteri previsti per il licenziamento illegittimo, può farsi riferimento alla fattispecie omogenea di cui all’art. 32, comma 5, della l. n. 183 del 2010, quale danno presunto, con valenza sanzionatoria e qualificabile come “danno comunitario”, determinato tra un minimo ed un massimo, salva la prova del maggior pregiudizio sofferto, senza che ne derivi una posizione di favore del lavoratore privato rispetto al dipendente pubblico, atteso che, per il primo, l’indennità forfetizzata limita il danno risarcibile, per il secondo, invece, agevola l’onere probatorio del danno subito.

Corte appello Bari sez. lav., 17/12/2019, n.2643

Criteri per la quantificazione del danno

In materia di pubblico impiego privatizzato, nell’ipotesi di abusiva reiterazione di contratti a termine, la misura risarcitoria prevista dall’art. 36, comma 5, del d.lgs. n. 165 del 2001, va interpretata in conformità al canone di effettività della tutela affermato dalla Corte di Giustizia UE (ordinanza 12 dicembre 2013, in C-50/13), sicchè, mentre va escluso – siccome incongruo – il ricorso ai criteri previsti per il licenziamento illegittimo, può farsi riferimento alla fattispecie omogenea di cui all’art. 32, comma 5, della l. n. 183 del 2010, quale danno presunto, con valenza sanzionatoria e qualificabile come “danno comunitario”, determinato tra un minimo ed un massimo, salva la prova del maggior pregiudizio sofferto, senza che ne derivi una posizione di favore del lavoratore privato rispetto al dipendente pubblico, atteso che, per il primo, l’indennità forfetizzata limita il danno risarcibile, per il secondo, invece, agevola l’onere probatorio del danno subito.

Corte appello Bari sez. lav., 07/01/2019, n.2224

L’abusiva reiterazione di contratti a termine

In materia di pubblico impiego privatizzato, nell’ipotesi di abusiva reiterazione di contratti a termine, la misura risarcitoria prevista dall’art. 36, comma 5, del d.lgs. 165/2001, va interpretata in conformità al canone di effettività della tutela affermato dalla Corte di Giustizia UE, per cui va escluso il ricorso ai criteri previsti per il licenziamento illegittimo e si fa riferimento alla fattispecie omogenea di cui all’art. 32, comma 5, della l. 183/2010, quale danno presunto, con valenza sanzionatoria e qualificabile come danno comunitario, determinato tra un minimo e un massimo, salva la prova del maggior pregiudizio sofferto.

Corte appello Bari sez. lav., 09/07/2019, n.1341

La violazione delle norme sul contratto a termine

Nel rapporto di pubblico impiego a tempo determinato l’eventuale violazione delle norme sul contratto a termine non può mai tradursi nella conversione del rapporto per espressa disposizione legislativa.

Tribunale Fermo sez. lav., 23/07/2019, n.140

Risarcimento del danno in favore del dipendente pubblico

In materia di pubblico impiego privatizzato, nell’ipotesi di abusiva reiterazione di contratti a termine, la misura risarcitoria prevista dal D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 36, comma 5, va interpretata in conformità al canone di effettività della tutela affermato dalla Corte di Giustizia UE (ordinanza 12 dicembre 2013, in C-50/13), sicché, mentre va esclu

so – siccome incongruo – il ricorso ai criteri previsti per il licenziamento illegittimo, può farsi riferimento alla fattispecie omogenea di cui alla legge n. 183 del 2010, art. 32, comma 5, quale danno presunto, con valenza sanzionatoria e qualificabile come “danno comunitario”, determinato tra un minimo ed un massimo, salva la prova del maggior pregiudizio sofferto, senza che ne derivi una posizione di favore del lavoratore privato rispetto al dipendente pubblico, atteso che, per il primo, l’indennità forfetizzata limita il danno risarcibile, per il secondo, invece, agevola l’onere probatorio del danno subito.

Cassazione civile sez. lav., 04/02/2019, n.3189

Abusiva reiterazione di contratti a termine: il danno presunto

In materia di pubblico impiego privatizzato, nell’ipotesi di abusiva reiterazione di contratti a termine, la misura risarcitoria prevista dall’art. 36, comma 5, del d.lgs. n. 165/2001, va interpretata in conformità al canone di effettività della tutela affermato dalla Corte di Giustizia UE, sicché, mentre va escluso il ricorso ai criteri previsti per il licenziamento illegittimo, può farsi riferimento alla fattispecie omogenea di cui all’art. 32, comma 5, della l. n. 183/2010, quale danno presunto, con valenza sanzionatoria e qualificabile come “danno comunitario”, determinato tra un minimo ed un massimo, salvo la prova del maggior pregiudizio sofferto, senza che ne derivi una posizione di favore del lavoratore privato rispetto al dipendente pubblico, atteso che, per il primo, l’indennità forfetizzata limita il danno risarcibile, per il secondo, invece, agevola l’onere probatorio del danno subito

Tribunale Roma sez. lav., 07/05/2019, n.4317

Illegittimità del contratto a termine: divieto di conversione del rapporto

In materia di pubblico impiego privatizzato, l’eventuale violazione delle norme sul contratto a termine non può mai tradursi nella conversione del rapporto, per espressa disposizione legislativa (art. 97 cost.), sussistendo unicamente la tutela risarcitoria prevista dall’art. 36, comma 5, d.lg. n. 165/2001. Il dipendente avrà diritto al risarcimento del danno previsto dalla medesima disposizione con esonero dall’onere probatorio nella misura e nei limiti di cui alla l. n. 183 del 2010, art. 32, comma 5, e quindi nella misura pari ad un’indennità onnicomprensiva tra un minimo di 2,5 ed un massimo di 12 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto, avuto riguardo ai criteri indicati nella l. n. 604/1966, art. 8.

Cassazione civile sez. lav., 28/03/2019, n.8671

Contratti a termine: valgono ai fini del calcolo dell’anzianità di servizio?

In materia di impiego pubblico contrattualizzato, al lavoratore collocato in ruolo a seguito della procedura di stabilizzazione prevista ex l. n. 296 del 2006, deve essere riconosciuta l’anzianità di servizio maturata precedentemente all’acquisizione dello “status” di lavoratore a tempo indeterminato, allorché le funzioni svolte siano identiche a quelle precedentemente esercitate nell’ambito del contratto a termine, in applicazione del principio di non discriminazione.

Tuttavia, al fine di evitare “discriminazioni alla rovescia”, secondo quanto affermato dalla Corte di Giustizia UE (sentenza 20 settembre 2018, in C-466/17), è consentito, nel rispetto del principio del “pro rata temporis”, tener conto dei periodi di servizio prestati in misura non integrale quando ciò trovi fondamento nelle differenti esperienze acquisite da lavoratori assunti in esito a concorso ovvero in base ai titoli, a motivo della diversità delle materie, degli orari e delle condizioni in cui questi ultimi operano, in particolare nell’ambito di incarichi di sostituzione di altri docenti.

Cassazione civile sez. lav., 06/02/2019, n.3473

Illegittimità del recesso anticipato da un contratto a termine del dirigente

In tema di impiego pubblico privatizzato, nell’ipotesi di illegittimità del recesso anticipato da un contratto a termine del dirigente, le conseguenze risarcitorie vanno commisurate non al solo trattamento economico fondamentale ma anche alla retribuzione di posizione prevista per l’incarico ricoperto al momento dell’illegittimo recesso dal rapporto e che sarebbe stata percepita sino alla scadenza.

Cassazione civile sez. lav., 27/06/2019, n.17355

Successione abusiva di contratti a termine nel pubblico impiego privatizzato

In tema di successione abusiva di contratti a termine nel pubblico impiego privatizzato, ai fini della determinazione del danno da precarizzazione può farsi riferimento alla fattispecie omogenea di cui all’art. 32, comma 5, della l. n. 183 del 2010, quale danno presunto, con valenza sanzionatoria e qualificabile come “danno comunitario”, determinato tra un minimo ed un massimo, salva la prova del maggior pregiudizio sofferto, parametro conforme ai principi di effettività ed equivalenza di cui alla direttiva n.1999/70/CE, così come da ultimo interpretati dalla Corte di giustizia UE (sentenza 7 marzo 2018, in C-494/2016).

Cassazione civile sez. VI, 03/12/2018, n.31174



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