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Cassa integrazione con ferie pregresse

25 Maggio 2020
Cassa integrazione con ferie pregresse

Al fine di evitare il licenziamento del personale dipendente l’impresa che affronta un periodo di momentanea crisi può ricorrere alla cassa integrazione.

Gli ammortizzatori sociali sono degli strumenti messi in campo dall’ordinamento per attenuare le conseguenze sociali delle vicende che caratterizzano la vita delle imprese. La decisione di riorganizzare l’impresa, la crisi della domanda di beni e servizi prodotti dall’impresa, un’intemperia stagionale, etc. possono, infatti, condurre ad una diminuzione del fabbisogno di personale dell’impresa ed indurla, dunque, a licenziare i dipendenti.

Considerando le conseguenze sociali del licenziamento, lo Stato mette a disposizione delle imprese, quando i fattori di crisi sono temporanei e risolvibili, degli strumenti di tutela del reddito chiamati ammortizzatori sociali.

Molte sono, tuttavia, le domande che si pongono i datori di lavoro prima di accedere ai trattamenti di integrazione salariale. Tra queste ci si chiede se sia possibile chiedere la cassa integrazione con ferie pregresse. Si tratta di capire, in definitiva, se prima di accedere al trattamento di integrazione salariale l’azienda sia tenuta a far fruire ai dipendenti i giorni di ferie accumulati e non ancora goduti.

Cos’è la cassa integrazione guadagni?

L’andamento delle imprese è soggetto a delle oscillazioni che sono determinate da numerosi fattori, a volte esogeni, vale a dire non determinati dalla gestione aziendale ma da vicende esterne, legate al mercato, al clima, alla salute pubblica, ecc., ed altre volte endogeni, vale a dire, determinati dalle scelte di politica aziendale adottate dal management. In entrambi i casi, questi fattori, possono determinare una momentanea necessità di ridurre la prestazione di lavoro dei dipendenti.

In sostanza, l’impresa, per un certo periodo, ha un minore bisogno della prestazione di lavoro del personale. Per evitare che a fronte di una necessità di ridurre temporaneamente l’attività di lavoro dei dipendenti si ricorra a soluzioni definitive come i licenziamenti, lo Stato offre alle imprese uno strumento di gestione di queste fasi di crisi. Lo strumento si chiama cassa integrazione guadagni.

Si tratta di un trattamento di integrazione salariale che viene erogato dai poteri pubblici ai lavoratori ai quali venga sospeso o ridotto l’orario di lavoro. Attraverso la cassa integrazione guadagni l’azienda può sospendere del tutto (in questo caso, in gergo si parla di sospensione a zero ore) oppure ridurre di una determinata percentuale l’orario di lavoro del dipendente. Procedendo in questo modo l’impresa ottiene il suo obiettivo, ossia, ridurre il costo del lavoro.

E’ evidente, tuttavia, che se non vi fossero degli strumenti di tutela del reddito, gli unici a rimetterci sarebbero i lavoratori dipendenti che si vedrebbero decurtata, in tutto o in parte, la propria retribuzione a causa della contrazione dell’attività di lavoro. Per evitare questo, la cassa integrazione intervene proprio ad integrare il reddito perso dal lavoratore a causa della sospensione o riduzione di orario.

Quali sono gli ammortizzatori sociali?

Il concetto di cassa integrazione guadagni è un concetto generico. Sono, in realtà, diverse le tipologie di trattamento di integrazione salariale alle quali le imprese italiane possono accedere.

In particolare, per individuare il trattamento di integrazione salariale al quale l’azienda può avere accesso, è necessario verificare qual è il fondo al quale l’impresa versa ordinariamente la propria contribuzione aggiuntiva.

I fondi che erogano la cassa integrazione, infatti, si finanziano direttamente con un contributo posto a carico del datore di lavoro e del lavoratore sulla retribuzione erogata mensilmente al lavoratore. Verificando, attraverso il proprio cassetto previdenziale, a quale di questi fondi l’impresa eroga il proprio contributo è quindi possibile verificare a quale tipologia di cassa integrazione guadagni si ha diritto in caso di necessità.

Le principali tipologie di cassa integrazione [1] sono le seguenti:

  1. Cigo – cassa integrazione guadagni ordinaria;
  2. Cigs – cassa integrazione guadagni straordinaria;
  3. Fis – fondo di integrazione salariale, che eroga due prestazioni ossia l’assegno ordinario e l’assegno di solidarietà;
  4. fondi di solidarietà bilaterali.

Il campo di applicazione dei predetti strumenti si differenzia a seconda di:

  • numero dei dipendenti addetti dall’impresa;
  • settore merceologico in cui l’impresa opera;
  • settore di riferimento.

Il Fis è un fondo residuale, vale a dire, ad esso sono assicurate tutte le imprese con più di 5 dipendenti alle quali non si applicano nè la Cigo nè la Cigs.

I fondi di solidarietà bilaterali sono dei fondi privati in quanto vengono costituiti direttamente dalle organizzazioni sindacali e delle associazioni datoriali che sottoscrivono il contratto collettivo nazionale di lavoro.

Cassa integrazione guadagni: quali requisiti?

In linea generale, la cassa integrazione guadagni viene erogata solo se ricorrono le specifiche causali previste dalla relativa normativa, che si differenziano a seconda della tipologia di trattamento di integrazione salariale al quale si vuole accedere.

La cassa integrazione guadagni ordinaria viene concessa a fronte di situazioni di mercato temporanee che incidono negativamente sul business aziendale (vi rientrano anche le intemperie stagionali).

La cassa integrazione guadagni straordinaria viene concessa se ricorre una delle seguenti causali:

  1. riorganizzazione aziendale;
  2. crisi aziendale;
  3. contratto di solidarietà difensivo.

Le prestazioni erogate dal Fis vengono concesse se ricorrono, con riferimento all’assegno ordinario, le causali della Cigo a cui si aggiungono la crisi e la riorganizzazione aziendale e, con riferimento all’assegno di solidarietà, la causale contratto di solidarietà difensivo. Oltre alla sussistenza di una delle causali che dà diritto al trattamento di integrazione salariale l’azienda deve essere in regola con il pagamento del contributo integrativo che, come abbiamo visto, finanzia il fondo di integrazione salariale.

Inoltre, possono essere ricompresi nel campo di applicazione della cassa integrazione solo i lavoratori che hanno, presso l’unità produttiva, almeno 90 giorni di anzianità. L’anzianità deve essere intesa come giorni di effettivo lavoro e non come giorni di calendario.

A ciò si aggiunga che esistono dei periodi massimi di fruizione degli ammortizzatori sociali e, dunque, un’impresa che ha già esaurito il tempo massimo a sua disposizione non potrà fare una nuova domanda di fruizione del trattamento di integrazione salariale.

Sono esclusi da qualsiasi tipologia di cassa integrazione i lavoratori assunti con contratto di lavoro dirigenziale.

Cassa integrazione con ferie pregresse

Le ferie [2] sono delle giornate di astensione dal lavoro durante le quali il lavoratore, pur essendo esonerato dall’obbligo di rendere la prestazione lavorativa, viene remunerato con la retribuzione da egli normalmente percepita.

La funzione costituzionale delle ferie non è, di certo, quella di ammortizzare dei periodi in cui l’impresa registra un calo di lavoro ma, al contrario, questo istituto è pensato per tutelare il lavoratore e per consentirgli di recuperare le energie psicofisiche profuse nel lavoro. Nonostante ciò la legge riconosce ampi poteri al datore di lavoro nella determinazione del periodo feriale.

Ne consegue, che in caso di crisi aziendale e di necessità di ridurre la prestazione di lavoro dei dipendenti, molto spesso il datore di lavoro comunica ai lavoratori la fruizione delle ferie. In questi casi si parla di ferie forzate.

Per molto tempo, si è ritenuto che l’azzeramento del monte ferie residue fosse un prerequisito necessario per poter fare domanda di cassa integrazione. Non sono mancati casi in cui le sedi territoriali Inps hanno chiesto alle imprese quanti fossero i giorni di ferie maturate e non godute da parte dei dipendenti non accogliendo le domande di cassa integrazione quando sussisteva la possibilità di smaltire ferie pregresse.

Tuttavia, la stessa Inps, anche di recente [3],  ha chiarito, ribadendo quanto già evidenziato in precedenza dallo stesso istituto di previdenza, che i lavoratori in cassa integrazione sia ad orario ridotto che sospesi a zero ore possono essere inclusi nel trattamento di integrazione salariale anche quando hanno ferie pregresse maturate non godute.

L’Inps ha, quindi, definitivamente chiarito che la presenza di ferie non smaltite non osta all’accoglimento della domanda di cassa integrazione.

L’orientamento dell’Inps deriva dal fatto che la funzione delle ferie è diversa dalla funzione degli ammortizzatori sociali e che l’istituto delle ferie è disciplinato da disposizioni legislative del diritto privato che attengono al rapporto giuridico tra lavoratore e datore di lavoro.

L’opportunità di far fruire ai dipendenti le ferie, dunque, si pone al di fuori delle valutazioni che può compiere l’Inps nella verifica della sussistenza delle causali che danno diritto ad accedere al trattamento di integrazione salariale.

Come conclusione, l’Inps raccomanda alle proprie sedi territoriali di non richiedere alle aziende informazioni relative alle ferie ancora da fruire da parte dei lavoratori. Ne consegue che, nella domanda di cassa integrazione, non deve essere indicato il numero di ferie maturate non godute.

Cassa integrazione: a chi fare la domanda?

Come abbiamo visto, nel nostro ordinamento, ci sono diverse tipologie di cassa integrazione. La scelta di un istituto piuttosto che di un altro determina anche una diversa competenza a ricevere la relativa domanda.

La cassa integrazione guadagni ordinaria e le prestazioni erogate dal Fis devono essere richieste direttamente all’Inos.

La cassa integrazione guadagni straordinaria, invece, deve essere richiesta al ministero del Lavoro e delle politiche sociali che la autorizza con proprio decreto ministeriale. L’Inps interviene, in questo caso, solo a valle del decreto, nella fase del concreto pagamento delle indennità ai lavoratori.


note

[1] D. Lgs. 148/2015.

[2] Art. 36 Cost.; D.Lgs. n. 66/2003.

[3] Inps, messaggio 3777 del 18.10.2019.


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