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Cassa integrazione con pagamento diretto

11 Luglio 2020
Cassa integrazione con pagamento diretto

In una serie di circostanze che mettono in discussione la continuità aziendale l’impresa può chiedere allo Stato l’erogazione della cassa integrazione.

L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. Questa frase non costituisce solamente il primo articolo della nostra Carta Costituzionale ma rappresenta il punto di riferimento che orienta l’intero ordinamento italiano.

Il lavoro, infatti, viene considerato l’attività umana che, più di ogni altra, contribuisce sia alle sorti individuali della persona che al benessere sociale dell’intera comunità. Per questo, quando un’azienda è in difficoltà, prima di tagliare il personale, le viene consentito di accedere alla cassa integrazione.

Gli ammortizzatori sociali, tuttavia, sono un sistema complesso e non sempre è agevole comprenderne il funzionamento. Ad esempio, non è sempre facile capire quando è possibile chiedere la cassa integrazione con pagamento diretto della prestazione economica da parte dello Stato. Come vedremo, in alcuni casi, il pagamento diretto del trattamento di integrazione salariale da parte dello Stato costituisce la regola. In altri casi, invece, per ottenere il pagamento diretto della prestazione è necessario presentare un’apposita richiesta.

Che cos’è la cassa integrazione?

Accendendo i telegiornali, soprattutto nei periodi di crisi economica, si sente molto spesso parlare di cassa integrazione. Il ricorso delle aziende alla cassa integrazione, infatti, viene considerato, anche ai fini statistici, un indicatore sullo stato di salute del sistema economico e produttivo. La cassa integrazione costituisce il principale istituto che rientra nel concetto di ammortizzatori sociali. Si tratta di strumenti messi a disposizione delle imprese e dei lavoratori dallo Stato al fine di attenuare gli effetti sociali di alcune vicende legate all’economia di mercato.

La perdita del lavoro, la crisi economica, la riorganizzazione dell’azienda, la necessità di ridurre i livelli occupazionali, e tante altre conseguenze dell’economia di mercato producono, infatti, un effetto sociale importante dal punto di vista occupazionale.

La cassa integrazione, in particolare, costituisce un trattamento economico che va ad integrare il reddito dei lavoratori ai quali il datore di lavoro ha sospeso o ridotto l’orario di lavoro a causa di un momento di crisi temporanea dell’azienda.

Lo Stato, al fine di tutelare il reddito del lavoratore e di consentire all’impresa di superare la fase di difficoltà e tornare nel pieno della sua operatività pregressa, integra il trattamento retributivo perso dal lavoratore attraverso questa forma di sostegno.

Quali sono le forme di cassa integrazione?

La cassa integrazione costituisce un istituto generale. Tuttavia, in base alla tipologia di impresa, al numero di dipendenti impiegati, al settore mercelogico di attività e alla causale che spinge il datore di lavoro a chiedere questo trattamento, si distinguono diverse forme di cassa integrazione:

  • Cassa integrazione guadagni ordinaria (Cigo) si tratta di un trattamento di integrazione salariale concesso ed erogato direttamente dall’Inps a favore dei datori di lavoro che operano, essenzialmente, nel settore industriale, pensato per far fronte a crisi momentanee di mercato [1];
  • Cassa integrazione guadagni straordinaria (Cigs) [2] si tratta di un trattamento di integrazione salariale che viene autorizzato dal ministero del Lavoro e delle Politiche sociali con proprio decreto e, successivamente, erogato dall’Inps. La Cigs si applica alle imprese del settore commerciale, turistico, alla ristorazione collettiva, alle grandi cooperative, al trasporto aereo, e viene erogata quando ricorrono causali come la crisi aziendale la riorganizzazione aziendale o il contratto di solidarietà;
  • Fondo di integrazione salariale (Fis): si tratta di una forma di cassa integrazione residuale che viene erogata e gestita direttamente dall’Inps e si applica a tutti i datori di lavoro che occupano mediamente più di 5 dipendenti e ai quali non si applicano né le due forme di integrazione salariale predette né i fondi bilaterali;
  • Fondi bilaterali: si tratta di strumenti di integrazione salariale messi in campo dalle parti sociali nella propria autonomia contrattuale e che potremmo definire, quindi, privati.

Cassa integrazione: quanto spetta

Lo scopo della cassa integrazione è quello di consentire al datore di lavoro, per un determinato periodo, di adeguare l’orario di lavoro dei dipendenti alle effettive (e ridotte) esigenze dell’impresa.

L’impresa, che sta affrontando un momento di crisi, ha bisogno di un numero inferiore di ore di lavoro e può, dunque, sospendere a zero ore i dipendenti o ridurre il loro orario di lavoro contrattuale. Il risultato ottenuto dall’impresa è un immediato risparmio sul costo del personale in quanto il datore di lavoro remunera il lavoratore solo per le ore di lavoro effettivamente prestate. Il risparmio sarà, dunque, rappresentato non solo dalla retribuzione ma anche dalla relativa contribuzione previdenziale ed assistenziale e dagli istituti retributivi diretti ed indiretti (ad eccezione del Tfr [3]).

Lo Stato interviene integrando il reddito perso dal lavoratore a causa della sospensione o riduzione di orario con un trattamento di integrazione salariale che copre fino all’80% del reddito perso. In ogni caso, sono previsti dei massimali, ossia, degli importi massimi erogabili mensilmente a titolo di trattamento di integrazione salariale.

Per il 2020 [4] l’importo del massimale erogabile a titolo di trattamento di integrazione salariale è il seguente:

  • prestatori di lavoro con retribuzione mensile lorda inferiore o pari ad euro 2.159,48 (ivi inclusi i ratei delle mensilità aggiuntive): euro 939,89;
  • prestatori di lavoro con retribuzione mensile lorda superiore ad euro 2.159,48 (ivi inclusi i ratei delle mensilità aggiuntive): euro 1.129,66.

L’importo del massimale mensile viene rivalutato annualmente sulla base degli scostamenti registrati dall’Istat nell’indice dei prezzi dei beni di consumo per le famiglie di operai ed impiegati.

Chi paga la cassa integrazione?

La regola generale è che la Cigo, la Cigs e le prestazioni erogate dal Fis sono anticipate mensilmente dal datore di lavoro negli ordinari giorni di paga. In altre parole, il datore di lavoro calcola l’ammontare della cassa integrazione spettante al dipendente in quel mese e la anticipa direttamente nella busta paga il giorno in cui viene pagato ordinariamente lo stipendio.

Successivamente, attraverso l’istituto del conguaglio contributivo, il datore di lavoro procede a recuperare le somme anticipate direttamente dai contributi previdenziali dovuti all’Inps.

Per quanto concerne i trattamenti di integrazione salariale erogati dai fondi bilaterali, occorre verificare le regole previste dai rispettivi regolamenti i quali potrebbero, a seconda dei casi, prevedere il pagamento diretto del trattamento di integrazione salariale da parte del fondo oppure l’anticipazione da parte del datore di lavoro.

Per quanto riguarda, invece, la cassa in deroga, che viene finanziata in occasione di particolari momenti di crisi, in deroga alle regole ordinarie, e che viene gestita dalle regioni e dalle province autonome, la regola generale è costituita dal pagamento diretto del trattamento di integrazione salariale da parte dell’Inps direttamente al lavoratore beneficiario. Anche con riferimento alla Cigo, alla Cigs e alle prestazioni erogate dal Fis è, comunque, sempre possibile per il datore di lavoro chiedere la cassa integrazione con pagamento diretto da parte dell’Inps.

Con particolare riferimento alle integrazioni salariali straordinarie la legge [5] prevede che il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali possa autorizzare, contestualmente al trattamento di integrazione salariale, anche il pagamento diretto da parte dell’Inps con il connesso assegno per il nucleo familiare ove spettante, in presenza di serie e documentate difficoltà finanziarie dell’impresa fatta salva la successiva revoca nel caso in cui il servizio competente accerti l’assenza di difficoltà di ordine finanziario della stessa.

In particolare, come chiarito dal ministero del Lavoro [6], quando l’azienda fa richiesta al ministero del pagamento diretto da parte dell’Inps, entro 30 giorni dalla presentazione dell’istanza, l’Ispettorato territoriale del lavoro territorialmente competente invia alla direzione generale ammortizzatori sociali del ministero un’apposita relazione ispettiva comprovante le serie  e documentate difficoltà finanziarie dell’impresa istante.

Il servizio ispettivo dell’Ispettorato deve dichiarare se l’impresa versa in una situazione di difficoltà di ordine finanziario che le impedisce di anticipare il trattamento straordinario di integrazione salariale. L’attestazione deve essere basata sull’analisi dell’indice di liquidità dell’impresa riferita all’anno in corso come rilevabile dalla lettura dei bilanci anche se provvisori dell’ultimo anno.

Nel caso in cui la relazione ispettiva evidenzi l’insussistenza dei presupposti per la concessione del pagamento diretto la direzione generale ammortizzatori sociali procede alla revoca dell’autorizzazione al pagamento diretto a decorrere dalla data della relazione stessa.

Cassa integrazione con pagamento diretto: come procedere

Nei casi in cui l’impresa venga autorizzata al pagamento diretto della prestazione da parte dell’Inps, l’Istituto previdenziale deve essere messo in condizione di elaborare mensilmente il pagamento del trattamento di integrazione salariale spettante a ciascun dipendente.

A tal fine, l’impresa deve inviare mensilmente all’Inps un apposito modulo (denominato SR41) contenente una serie di dati ossia:

  • nome, cognome del lavoratore;
  • residenza;
  • codice fiscale;
  • Iban, in caso di pagamento su conto corrente, o altro metodo di pagamento del trattamento di integrazione salariale;
  • numero di ore di cassa integrazione del mese di riferimento.

Il modello SR41 viene fatto firmare ai singoli lavoratori ed inviato all’Inps tempestivamente.

L’Inps procede, dunque, sulla base dei dati ivi contenuti, a calcolare l’importo della cassa integrazione spettante al lavoratore per quel mese e procede al relativo accredito sul conto corrente o al al pagamento con le altre modalità prescelte.


note

[1] Art. 10 e ss., D.Lgs. 148/2015.

[2] Art. 20 e ss., D.lgs. 148/2015.

[3] Art. 2120 cod. civ.

[4] Inps, Circolare n. 20/2020.

[5] Art. 7 co. 5, D.Lgs 148/2015.

[6] Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, Circolare n. 24/2015.


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