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Cassa integrazione guadagni ordinaria per Covid-19

25 Maggio 2020
Cassa integrazione guadagni ordinaria per Covid-19

L’emergenza epidemiologica da Covid-19 ha prodotto effetti disastrosi sull’economia e sull’attività delle imprese determinando, dunque, anche immancabili effetti sui rapporti di lavoro.

Il rapido ed incessante diffondersi del contagio da Covid-19, oltre che a produrre i disastrosi effetti sanitari che purtroppo tutti conosciamo, ha determinato e sta determinando effetti devastanti anche sul fronte economico e sociale. Molte imprese sono state chiuse per effetto dei provvedimenti governativi e altre hanno visto ridursi fino quasi ad azzerarsi la domanda di beni e servizi.

Nell’immediato, le imprese hanno utilizzato gli strumenti a loro disposizione per gestire la necessità di sospendere o ridurre la prestazione di lavoro dei dipendenti. Successivamente il Governo ha messo in campo degli ammortizzatori sociali ad hoc tra cui la Cassa integrazione guadagni ordinaria per Covid-19. Si tratta di uno strumento di ammortizzazione sociale già presente nel nostro ordinamento il quale, tuttavia, a fronte dell’emergenza Covid-19, è stato semplificato e reso maggiormente fruibile, anche derogando tutta una serie di norme che si applicano, in base alla normativa ordinaria, alla cassa integrazione.

Covid-19 e rapporti di lavoro

La diffusione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19 ha interessato, sin da subito, i rapporti di lavoro. Si è posto, innanzitutto, il problema di tutelare la salute e la sicurezza dei dipendenti ed evitare che lo svolgimento della prestazione di lavoro fosse un’occasione di contagio.

Il primo tema da affrontare per le imprese è stato, dunque, come esercitare l’obbligo di sicurezza [1] nell’era del Covid-19.

In secondo luogo, a causa delle conseguenze dell’emergenza epidemiologica, la gran parte delle imprese hanno visto ridursi drasticamente la domanda di beni e servizi. Molte imprese sono state chiuse per effetto dei provvedimenti assunti dal governo al fine di ridurre il contagio. Si pensi a tutti gli esercizi commerciali fatta eccezione per gli alimentari, le ferramenta, le farmacie e pochi altri casi.

In altri casi, l’attività di impresa non è stata chiusa dalle autorità ma il business si è completamente fermato. Basti pensare alle imprese turistiche e del trasporto aereo che hanno visto completamente azzerarsi la domanda di beni legati al turismo e la domanda di biglietti aerei.

Sono, in realtà, molti altri i settori economici direttamente impattati dalle conseguenze negative che il Covid-19 ha prodotto sulla nostra economia.

Le aziende si sono, dunque, ritrovate a dover gestire i rapporti di lavoro alla luce della ridotta o azzerata necessità di prestazione di lavoro da parte dei dipendenti.

Covid-19 e ferie forzate

Il primo strumento utilizzato dalle imprese per sospendere la prestazione di lavoro dei dipendenti, resa non necessaria dalle conseguenze negative del Covid-19, è stata la messa in ferie del personale.

Gli stessi provvedimenti emanati dal Governo hanno raccomandato alle imprese (oltre allo smart working ove possibile) di far fruire ai dipendenti le ferie residue per gestire temporaneamente la riduzione di lavoro.

Giuridicamente, si tratta di un comportamento corretto in quanto la legge [2] consente al datore di lavoro di comunicare preventivamente ai lavoratori la fruizione delle ferie maturate e non ancora godute per esigenze organizzative, tecniche e produttive dell’impresa. In ogni caso, la fruizione delle cosiddette ferie forzate si considera legittima a condizione che riguardi le ferie maturate negli anni precedenti e non i giorni di ferie maturati nell’anno in corso.

Tuttavia, le ferie hanno un limite in quanto, solitamente, il monte ferie accumulate dal lavoratore non ancora godute non riesce a coprire dei lunghi periodi di sospensione o riduzione dell’attività di lavoro.

Cassa integrazione guadagni ordinaria per Covid-19

Non essendo le ferie uno strumento sufficiente a gestire la riduzione dell’attività di lavoro determinata dal Covid-19, le parti sociali hanno chiesto al Governo di adottare ammortizzatori sociali ad hoc per la gestione dell’emergenza.

Con il decreto Cura Italia il Governo ha introdotto una serie di ammortizzatori sociali a cui possono accedere le imprese che sospendono riducono le attività di lavoro nel corso del 2020 a causa dell’emergenza epidemiologica da Covid-19.

Le misure adottate dal governo sono essenzialmente quattro:

  1. Cassa integrazione guadagni ordinaria per covid-19 e assegno ordinario per Covid-19 [3]: le imprese che rientrano nel campo di applicazione della Cigo e del Fis possono ottenere questo ammortizzatore sociale;
  2. Cassa integrazione guadagni ordinaria per covid-19 per imprese che, alla data del 23 febbraio 2020, avevano già in corso la Cassa integrazione straordinaria [4];
  3. assegno ordinario per Covid-19 per le imprese che alla data del 23 febbraio 2019 avevano già in corso un assegno di solidarietà [5];
  4. cassa integrazione in deroga per tutti i datori di lavoro non ricompresi nei predetti strumenti di integrazione salariale [6].

Con riferimento alla cassa integrazione guadagni ordinaria per Covid-19, i datori di lavoro che rientrano nel campo di applicazione della Cigo [7] possono richiedere la cassa integrazione guadagni senza la necessità di indicare una delle causali normalmente previste per accedere a questo trattamento di integrazione salariale per un periodo massimo di 9 settimane.

I periodi di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa coperti dalla Cigo per Covid-19 possono andare dal 23 febbraio 2020 al 31 agosto 2020.

La Cigo per Covid-19, introdotta dal decreto Cura Italia, prevede una serie di deroghe alle regole generali che disciplinano il trattamento ordinario di integrazione salariale. In particolare, l’impresa può fare domanda di Cigo per Covid-19 anche se ha esaurito il periodo massimo di fruizione dell’ammortizzatore sociale avendolo già utilizzato in precedenza.

Il decreto Cura Italia prevede, infatti che il periodo di fruizione della Cigo per Covid-19 sia neutro sia con riferimento alle precedenti fruizioni della Cigo sia con riferimento a eventuali fruizioni successive. Inoltre, sempre in deroga alle regole generali, la Cigo per Covid-19 può riguardare anche lavoratori che abbiano un’anzianità presso l’unità produttiva inferiore a 90 giorni. L’unica condizione è che i lavoratori fossero in servizio alla data del 17 marzo 2020.

Un’altra importante deroga prevista per le imprese che accedono alla Cigo per Covid-19 è l’esonero dalla contribuzione aggiuntiva.

Le regole generali in materia di cassa integrazione guadagni ordinaria, infatti, prevedono che l’azienda, durante il periodo di fruizione del trattamento di integrazione salariale, deve erogare all’Inps una contribuzione aggiuntiva.

E’ evidente che l’esonero dal pagamento di questo contributo costituisce un’importante alleggerimento degli oneri sostenuti dalle imprese.

Cigo per Covid-19: la procedura di informazione e consultazione sindacale

Come noto, prima di accedere agli ammortizzatori sociali, le imprese sono tenute ad esperire una procedura di informazione e consultazione sindacale. La durata di questa procedura, nel caso della Cigo, è di 25 giorni.

A causa degli effetti prodotti dall’emergenza epidemiologica da Covid-19, è di tutta evidenza come le tempistiche previste normalmente per esperire questa procedura fossero eccessivamente prolungate. Per questo, il decreto Cura Italia prevede che, prima di accedere alla Cigo per Covid-19, l’impresa possa esperire la procedura di informazione e consultazione sindacale anche per via telematica. La procedura, anche in caso di esame congiunto richiesto dalle organizzazioni sindacali, non può durare più di 3 giorni che decorrono dalla data in cui l’impresa invia alle organizzazioni sindacali la comunicazione preliminare.

La stipula di un accordo sindacale con le organizzazioni sindacali non è, dunque, una condizione per accedere alla Cigo per Covid-19. Ciò che conta è che l’impresa abbia correttamente esperito la procedura di informazione e consultazione sindacale la quale potrà, a seconda dei casi, concludersi con un accordo oppure con una mera informativa.

Chi paga la cassa integrazione guadagni ordinaria per Covid-19?

Al pari di quanto è previsto per la Cigo, la Cigo per Covid-19 viene, nella generalità dei casi, anticipata dal datore di lavoro direttamente in busta paga al lavoratore.

Successivamente, attraverso il flusso Uniemens, l’impresa recupera presso l’Inps le somme anticipate compensandole con i contributi previdenziali dovuti all’istituto di previdenza.

È fatta comunque salva la possibilità, prevista dalle norme generali, di chiedere all’Inps il pagamento diretto del trattamento di integrazione salariale quando ricorrono comprovate esigenze legate alla situazione finanziaria della società che rendono impossibile l’anticipazione. Deve trattarsi, con tutta evidenza, di problematiche che riguardano la liquidità dell’impresa che le impediscono di effettuare l’anticipazione del trattamento di cassa integrazione guadagni ordinaria.

Al contrario, le imprese che accedono alla cassa in deroga non dovranno effettuare l’anticipazione del trattamento di integrazione salariale. Infatti, per questa tipologia di ammortizzatore sociale, la regola generale è il pagamento diretto del trattamento di integrazione salariale da parte dell’Inps direttamente al lavoratore beneficiario.

Cigo per Covid-19: a quanto ammonta?

Per quanto concerne l’ammontare del trattamento di integrazione salariale erogato dall’Inps ai lavoratori coinvolti nella Cigo per Covid-19 si seguono le regole generali. Ne consegue che l’Inps erogherà a questi lavoratori un trattamento di integrazione salariale che copre l’80% della retribuzione persa dal lavoratore a causa della sospensione o della riduzione di orario.

Giova ricordare, tuttavia, che ogni anno l’Inps definisce con una propria circolare l’ammontare del cosiddetto massimale erogabile mensilmente ai lavoratori a titolo di trattamento di integrazione salariale.

Per i lavoratori che hanno un reddito alto, dunque, l’importo della Cigo per Covid-19 potrebbe non arrivare a coprire l’80% della retribuzione persa.


note

[1] Art. 2087 cod. civ.

[2] Art. 2109 cod. civ.

[3] Art. 19 D.L. 18 2020.

[4] Art. 20 D.L. 18 2020.

[5] Art. 21 D.L. 18 2020.

[6] Art. 22 D.L. 18 2020.

[7] Art. 10 D.Lgs 148/2015.


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