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Mobbing: quando denunciare

30 Maggio 2020
Mobbing: quando denunciare

Quando il lavoratore è vittima di vessazioni può rivolgersi all’autorità giudiziaria?

Lavori in una multinazionale da più di 5 anni. Mai una gratifica o una promozione. I tuoi colleghi più giovani sono avanzati nella carriera. Tu, invece, svolgi sempre le solite mansioni, eppure sei laureato e hai ottime capacità. Nei hai parlato con il capo, il quale ti ha semplicemente detto: o ti adegui o ti licenzio. Cominci a preoccuparti e ad avere disturbi del sonno. Un amico ti dice che potrebbe trattarsi di mobbing. Tu non sai come comportarti o a chi rivolgerti. Di certo, non vuoi rischiare di perdere il posto. D’altra parte, il datore di lavoro deve adottare tutte le misure necessarie a tutelare l’integrità fisica e morale del lavoratore. Ma in caso di mobbing, quando denunciare? Quali sono i rischi per la salute? Come provare le vessazioni? Niente paura, te lo spiego in questo articolo.

Cos’è il mobbing?

Cerchiamo di capire in poche e semplici battute cosa si intende per mobbing partendo da un esempio pratico.

Tizio lavora come avvocato in un grande studio associato a Milano. Tuttavia, gli vengono affidati solo incarichi di cancelleria che potrebbe svolgere un qualunque praticante. Per giunta, i colleghi non fanno altro che deriderlo perché lo ritengono un perfetto incapace.

Come puoi vedere, il mobbing è un insieme di comportamenti vessatori e persecutori (come ad esempio offese, insulti, provocazioni, ecc.) attuati nei confronti di un lavoratore dai colleghi o dal datore di lavoro. Lo scopo di una simile condotta è quello di emarginare il lavoratore e impedirgli di svolgere serenamente la propria attività. La maggior parte delle volte, il mobbing sul lavoro trae origine da gelosie professionali.

Quali sono i presupposti del mobbing?

Il mobbing richiede i seguenti requisiti:

  • una serie di comportamenti persecutori e vessatori che si ripetono per almeno 6 mesi;
  • un danno alla salute e alla dignità del lavoratore: pensa, ad esempio, al dipendente mobbizzato che inizia a perdere i capelli a causa dello stress;
  • la relazione tra la condotta persecutoria e il danno sofferto;
  • la coscienza e volontà di mortificare ed emarginare il lavoratore.

Quali sono le tipologie di mobbing?

Ed eccoci arrivati ad esaminare le tipologie di mobbing:

  • mobbing verticale: quando la condotta vessatoria è posta in essere dal datore di lavoro o da un superiore gerarchico. Rientra in tale categoria il bossing, cioè quando il capo (il boss) assume una serie di comportamenti finalizzati a sfavorire in maniera selettiva il lavoratore. Pensa, ad esempio, al datore di lavoro che affida al dipendente mansioni inferiori rispetto alle sue competenze effettive;
  • mobbing orizzontale: ossia quando i colleghi di pari grado, scelgono un lavoratore come capro espiatorio per scaricare le proprie frustrazioni o gelosie e impedire il suo avanzamento di carriera.

Mobbing: quando denunciare

Facciamo subito un esempio pratico.

Tizio è stato assunto come ingegnere in un’impresa. Dovrebbe progettare dei lavori, invece gli vengono affidati incarichi che non rientrano nelle sue competenze, come portare il caffè al capo cantiere o andare alla posta. A causa di tale situazione, che dura ormai da 8 mesi, Tizio ha sviluppato una grave forma di depressione e non crede più nelle sue capacità. 

Se anche tu ti trovi nella medesima situazione di Tizio, la prima cosa da fare è quella di segnalare il comportamento illecito presso uno degli sportelli anti-mobbing presente nella tua città. In questo modo, otterrai assistenza e consulenza gratuita e sarai consigliato al meglio.

Se, invece, i comportamenti vessatori si traducono in molestie, minacce, diffamazione, maltrattamenti, ecc., allora puoi presentare, in qualsiasi momento, una denuncia all’autorità giudiziaria competente per territorio (polizia, carabinieri, Procura della Repubblica).

Se a seguito delle indagini si instaura il processo penale, puoi costituirti parte civile e ottenere il risarcimento del danno patito in caso di condanna del responsabile. Ti consiglio, quindi, di rivolgerti al tuo avvocato di fiducia. Non preoccuparti se non hai abbastanza soldi per pagare la parcella del professionista. Se il tuo reddito non supera un certo limite fissato dalla legge puoi beneficiare del gratuito patrocinio. In parole povere, l’onorario dell’avvocato verrà pagato direttamente dallo Stato.

In ogni caso, per ottenere il risarcimento del danno, è indispensabile dimostrare:

  • i comportamenti vessatori subiti nel corso del tempo (insulti, molestie, rimproveri verbali, ecc.);
  • il danno fisico e/o psicologico sofferto: ad esempio, un attacco di cuore o una grave crisi depressiva;
  • il rapporto causa-effetto tra i danni psicofisici e la condotta persecutoria. 

Ti consiglio, quindi, di raccogliere qualsiasi elemento necessario per provare le condotte vessatorie e persecutorie subite. In particolare, sono utili i certificati medici, i testimoni (ad esempio, i colleghi di lavoro) e ogni documento (mail, lettere, messaggi, ecc.) dal cui si evince l’intento persecutorio.

Come si manifesta il mobbing sul lavoro?

Le tipiche condotte che ti fanno capire di essere vittima di mobbing sono le seguenti:

  • se come lavoratore vieni privato di qualsiasi mansione lavorativa oppure subisci continue aggressioni, rimproveri verbali, molestie, insulti, angherie o dinieghi di ferie e permessi senza una ragione valida;
  • se il datore di lavoro non fa che sanzionarti sul piano disciplinare senza alcun motivo giustificato;
  • se ti vengono revocati i benefits aziendali (cellulare, auto, computer, ecc.) senza motivo.

Il mobbing e gli effetti sulla salute del lavoratore

Se ritieni di essere vittima di mobbing sul lavoro è importante chiedere aiuto, perché si tratta di una trappola che non lascia scampo. Il lavoratore, infatti, quando si rende conto di essere diventato un bersaglio da parte di colleghi e datore di lavoro è ormai troppo tardi.

I sintomi più frequenti sono nervosismo, stress, tachicardia, attacchi di panico, ansia, disturbi del sonno, ecc. Prima si interviene e prima si possono evitare patologie gravi come, ad esempio, un infarto.



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