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Coronavirus, dietrofront Lombardia: ora vuole riaprire

16 Aprile 2020 | Autore:
Coronavirus, dietrofront Lombardia: ora vuole riaprire

Fontana adesso spinge per ripartire il 4 maggio. Conte non commenta, ma l’Oms chiede prudenza. C’è chi intravede la mano di Salvini.

Il governatore più rigido d’Italia sull’emergenza coronavirus ora ha cambiato idea: Attilio Fontana, il presidente della Regione Lombardia andato sempre contro corrente rispetto ai decreti del Governo, lo stesso che imponeva ordinanze più severe ogni volta che Giuseppe Conte firmava un Dpcm, adesso vuole spalancare il suo territorio. Fontana ha chiesto a Palazzo Chigi, con una nota ufficiale, di poter riaprire il 4 maggio tutte le attività produttive.

Qualche ora dopo, ha ammorbidito la sua posizione, spiegando – come si fa di solito in politica – di essere stato «mal interpretato: non ci permettiamo di parlare di attività produttive, che sono competenza del governo centrale, sottratta a ogni nostra possibile valutazione. Noi parliamo di graduale ripresa delle attività ordinarie che sarà concordata con il Governo». Ma la sostanza non cambia: Fontana ha annusato da dietro la mascherina aria di crisi economica pesante e – dicono le malelingue – si è fatto condizionare dal suo capo politico, Matteo Salvini, per fare ulteriore pressing sull’Esecutivo.

Il segno che l’emergenza Covid-19 sta lasciando sulla Lombardia è molto profondo: la chiusura forzata delle aziende a marzo ha comportato una perdita di oltre 1 miliardo e 800 milioni di euro, secondo la Confcommercio di Milano, Monza e Lodi. Significa circa il 30% della spesa mensile delle famiglie. Numeri che inducono gli amministratori lombardi a tentare di ripartire con la regola delle «quattro D», per usare l’espressione dell’assessore regionale al Bilancio, Davide Caparini: distanza, dispositivi di protezione, digitalizzazione e diagnosi. Quest’ultima riferita ai test sierologici in programma da martedì in collaborazione con il Policlinico San Matteo di Pavia.

Che cosa può comportare la ripresa delle attività dal 4 maggio? La situazione in Lombardia è assai delicata, tra inchieste nelle case di riposo e la richiesta di commissariamento della gestione della sanità avanzata dal Partito Democratico. Ad esempio, muovere migliaia di lavoratori significa attrezzare il trasporto pubblico per garantire il rispetto della distanza interpersonale su treni, autobus e metropolitane e consentire l’accesso scaglionato alle stazioni. Garanzie che, ad oggi, ancora non ci sono. Trenord, che gestisce migliaia di chilometri di linea ferroviaria in Lombardia, allarga per prima le braccia ammettendo di non avere personale a sufficienza.

La mossa di Fontana riscuote perplessità a Palazzo Chigi e preoccupazione in seno all’Organizzazione mondiale della Sanità. Se qualcuno al Governo ipotizza un repentino cambio di strategia ad hoc per distogliere l’attenzione dagli scandali emersi nelle case di riposo, il direttore generale aggiunto dell’Ms, Ranieri Guerra, chiede alla Lombardia di «essere estremamente cauta e di valutare con estrema attenzione la quantificazione del rischio per prenderlo pari a zero». Perché, aggiunge Guerra, «la Lombardia è il pilota di quanto accadrà nelle altre regioni». Insomma, se deve dare esempio, che sia quello giusto.

Va da sé che la riapertura il 4 maggio non dispiacerebbe agli imprenditori, specialmente quelli della piccola e media impresa, che non vedono l’ora di ricominciare a lavorare. «Possiamo garantire forme di prevenzione non inferiori ad altre forme distributive», assicura il presidente degli ambulanti lombardi Giovanni Mauro Dolci. Mentre l’Unione artigiani promette di fare «dei salti mortali e di lavorare anche di notte se necessario pur di evitare la crisi economica». Più cauti i sindacati, che chiedono le adeguate condizioni di sicurezza per la riapertura.

Entro sabato si terrà una nuova videoconferenza tra Governo e regioni. Le scintille sono scontate, le decisioni finali, a questo punto, un po’ meno.



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