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Si può cambiare facoltà durante l’anno?

16 Aprile 2020 | Autore:
Si può cambiare facoltà durante l’anno?

Cosa accade se il corso di laurea che hai scelto non fa al caso tuo? Come puoi ottenere il trasferimento? Piccola guida sulla vita accademica.

La scelta dell’Università rappresenta una tappa fondamentale nella vita dei giovani: infatti, da tale decisione può dipendere l’intero futuro professionale di una persona. L’offerta formativa oggi è molto vasta e, se non si hanno le idee chiare sin dall’inizio, si rischia di prendere degli abbagli e di fare delle valutazioni errate.

In alcuni casi ci si rende conto di aver preso la decisione sbagliata all’inizio del percorso universitario; in altri quando si è già inoltrati negli studi o, addirittura, quando si è prossimi alla laurea. Cosa si può fare allora in questi casi? Si può cambiare facoltà durante l’anno?

Se sei un ragazzo in procinto di immatricolarsi o uno studente che vuole invertire la sua rotta, il nostro articolo fa al caso tuo, ma dobbiamo sin da subito avvisarti di una cosa: non esiste una risposta univoca a queste domande. Oggi gli Atenei hanno piena autonomia decisionale e, quindi, possono adottare la struttura organizzativa che reputano più opportuna. Tuttavia, possiamo individuare delle regole generali che, in linea di massima, tutte le Università tendono ad adottare.

Cosa sono le Università e come sono strutturate

Le Università sono delle persone giuridiche (ossia degli enti) che, a seconda dei casi, possono avere natura statale o privata: la differenza tra l’una e l’altra tipologia, se guardata dal punto di vista di uno studente e della sua famiglia, attiene soprattutto all’aspetto economico e a quello del piano di studi; per il mondo giuridico ha un valore diverso, ma si tratta di valutazioni tecniche che in questo caso non interessano.

Ciò che è importante sottolineare è la funzione propria di tali realtà: le Università hanno il compito di svolgere attività didattica e di studio al fine di attuare i principi costituzionali secondo i quali la Repubblica deve promuovere lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica.

Dal punto di vista organizzativo, sin dalla fine degli anni Ottanta, tali entità sono state sottratte alla disciplina legislativa e hanno acquisito autonomia:

  • contabile e finanziaria;
  • organizzativa e funzionale;
  • scientifica e didattica.

In altri termini, le Università devono rispettare le regole generali contenute nel nostro sistema giuridico, ma dal punto di vista organizzativo adottano una normativa interna al cui vertice troviamo gli Statuti. Ciononostante, a tutt’oggi spetta alla legge individuare gli organi essenziali per la vita accademica; in particolare essi sono:

  1. rettore: è il rappresentante legale dell’Università;
  2. senato accademico: tra le altre funzioni, ha il compito di approvare il regolamento di Ateneo;
  3. consiglio di amministrazione: adotta le decisioni strategiche, finanziarie e gestionali necessarie alla vita accademica;
  4. collegio dei revisori dei conti: controlla la contabilità dell’ente;
  5. nucleo di valutazione: si occupa di verificare la qualità della ricerca e dell’offerta didattica;
  6. direttore generale: gestisce e organizza i servizi in attuazione delle direttive ricevute dal consiglio di amministrazione.

Atti interni alle Università

L’autonomia degli Atenei si accompagna alla necessità di dotarsi di una serie di atti amministrativi generali per l’organizzazione degli uffici e dei servizi ad essi facenti capo.

In line di massima è possibile individuare:

  • statuto: contiene i principi generali sull’organizzazione e il funzionamento dell’Università dettati nel pieno rispetto delle disposizioni costituzionali e di legge; viene deliberato dal senato accademico e dal consiglio di amministrazione ed è approvato dal Miur;
  • regolamento: è un documento che disciplina alcuni aspetti della vita dell’ateneo, nel rispetto dei principi contenuti nelle leggi e nello statuto. Ogni università, a seconda degli ambiti di riferimento, ne adotta diverse tipologie, ossia:
  1. regolamento didattico: detta le regole generali cui devono uniformarsi i corsi di studi;
  2. regolamento per il personale tecnico amministrativo e per i dirigenti;
  3. regolamento di interesse generale: affronta le questioni di carattere collettivo che possono interessare più settori della stessa Università;
  • manifesto degli studi: contiene l’offerta didattica e formativa delle Università per i singoli anni accademici e indica il complesso delle regole relative all’accesso alla carriera universitaria (immatricolazioni, tasse, scadenze, passaggi di corso);
  • circolari: sono emanate dal rettore, dal direttore generale o dai singoli dirigenti per disciplinare settori specifici dell’esistenza universitaria.

Procedura da seguire per cambiare facoltà

Poniamo il caso che a conclusione delle scuole superiori ti iscrivi alla facoltà di Giurisprudenza perché sogni di fare l’avvocato; tuttavia, dopo i primi sei mesi di studio ti rendi conto che il diritto non fa per te e preferisci laurearti in Lettere e Filosofia. Cosa fare in questa circostanza?

Il punto di partenza per affrontare e risolvere la questione è quello di non lasciarsi prendere dal panico: può capitare a tutti di commettere degli sbagli, ma per ogni errore esiste sempre una soluzione. Quindi, in seconda battuta, devi prendere come punto di riferimento il Manifesto degli studi universitari e il regolamento didattico, ossia gli strumenti amministrativi che ti permettono di capire come e se chiedere il trasferimento.

Con riferimento a tale ultimo aspetto devi, però, fare una considerazione preliminare: vuoi cambiare Università oppure desideri fare il passaggio da una facoltà a un’altra all’interno dello stesso ateneo? La differenza non è di poco conto perché rende la procedura più o meno lunga: nel primo caso, infatti, devi confrontarti con la normativa di due differenti strutture accademiche; nella seconda ipotesi, invece, è sufficiente consultare i documenti della tua realtà di studi.

In linea di massima, le voci che devi selezionare all’interno di tali atti sono quelle relative a:

  • termini di immatricolazione ai singoli corsi di laurea: di regola non è possibile trasferirsi ad anno accademico già iniziato, ma occorre attendere l’inizio del nuovo percorso;
  • costi da sostenere per il passaggio: a seconda dei casi è possibile ottenere un rimborso, totale o parziale delle tasse già versate oppure, per converso, essere costretti a pagare delle penali; in tutte le ipotesi sei essere costretto a farti carico delle spese previste per la nuova immatricolazione;
  • convalida degli esami già sostenuti;
  • eventuali prove preselettive (per i corsi a numero chiuso): se è previsto un test di ingresso, per ottenere il trasferimento, oltre a dover adempiere a una serie di formalità burocratiche, devi superare brillantemente le prove di esame;
  • rilascio del nulla osta della facoltà di appartenenza: a discrezione degli organi di ateneo (quindi il trasferimento potrebbe anche essere negato sulla base di idonee motivazioni).

Soltanto dopo aver analizzato ogni singolo elemento organizzativo puoi avere una visione di insieme della tua posizione e puoi prendere una decisione consapevole.

Nella valutazione del percorso migliore da seguire ricorda sempre che non sei solo: oltre agli organi istituzioni delle Università ci sono delle figure di riferimento che possono darti una mano; tra queste prendi sempre in considerazione:

  • gli uffici di segreteria;
  • i rappresentanti degli studenti.


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