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Coronavirus: così cambierà la nostra vita

16 Aprile 2020 | Autore:
Coronavirus: così cambierà la nostra vita

Dal lavoro e la scuola a casa al tempo libero, dalle conseguenze sul debito pubblico allo sviluppo tecnologico: ecco il mondo che ci aspetta.

Tra le frasi che abbiamo sentito e pronunciato più volte da quasi due mesi a questa parte, cioè da quando è cominciata l’emergenza coronavirus in Italia, c’è sicuramente questa: «Nulla sarà più come prima». Che il coronavirus cambierà il mondo è, ormai, una certezza. In realtà, ce ne siamo già accorti, perché le nostre abitudini, il modo di vedere il lavoro e di vivere i rapporti sociali, hanno subìto da settimane una mutazione profonda. Nel concreto, però, quali cambiamenti ci attendono a medio e lungo termine quando la fase più critica sarà superata? Il Covid-19 non cadrà nel dimenticatoio e non si limiterà a comparire nei libri di storia.

Tra i settori che resteranno condizionati da questo passaggio epocale, ce n’è uno che abbiamo appena citato: il mondo del lavoro. Molti di noi sono stati costretti, a causa delle misure di contenimento dettate dal Governo, a lavorare da casa. A ottobre 2019 svolgevano la propria attività in questo modo nemmeno 600mila persone. Oggi siamo a 8 milioni di lavoratori a distanza. Il concetto dello smart working – espressione che, ormai, è entrata nel nostro comune vocabolario – è destinato a rimanere e ad essere potenziato in futuro. Sempre che venga migliorata l’infrastruttura di rete con Internet veloce via fibra (l’Adsl deve diventare presto un ricordo), i lavoratori imparino ad usare al 100% le risorse tecnologiche e digitali e venga rafforzato il rapporto di fiducia tra datori di lavoro e dipendenti o collaboratori.

Lo stesso potrà succedere nel mondo della scuola. Milioni di studenti e migliaia di insegnanti in tutta Italia sono stati costretti ad imparare a convivere con la didattica a distanza. Ad impartire e a seguire le lezioni o a sostenere un esame tramite un pc, un tablet o uno smartphone. Un sistema che può essere migliorato a beneficio, ad esempio, di chi non può frequentare le aule per malattia, per disabilità o per un disagio geografico che impedisce l’accesso agevole agli istituti e che costringe ad enormi perdite di un tempo che può tradursi in ore di studio anziché di viaggio sui mezzi di trasporto. Valgono le stesse regole citate prima (potenziamento della rete, dotazione degli strumenti necessari, formazione digitale di docenti e di alunni). Devono essere superati, inoltre, alcuni ostacoli come la necessità di un insegnante di sostegno o l’educazione a «non distrarsi troppo» durante le lezioni che si seguono da casa.

Lavoro e scuola da casa finiranno per condizionare in futuro anche le scelte delle aziende che producono dispositivi elettronici: da questo momento in poi dovranno orientarsi alla messa a punto di applicazioni che garantiscono una maggiore fruibilità dello smart working e della didattica a distanza, dopo avere superato le attuali difficoltà di mercato create proprio dalla pandemia.

Ci saranno anche delle note negative. Il mondo risentirà pesantemente delle conseguenze del coronavirus sul fronte economico. Il debito pubblico di tutti i Paesi sarà destinato ad aumentare a dismisura, perché si dovrà far fronte ad una spesa pubblica straordinaria. Questo modificherà le politiche di bilancio dei governi. Quando si uscirà dall’attuale emergenza, si ridurranno gli acquisti della Banca centrale europea, il che significa che tutti torneranno a camminare con le proprie gambe. Nel nostro caso, l’Italia dovrà fare tutto il possibile per contenere il calo del Pil (previsto, secondo il Fondo monetario internazionale al 9% alla fine di quest’anno) e per tenere a bada il debito. Solo in questo modo sarà possibile evitare un salto all’indietro di 10 anni, quando gli investitori hanno dovuto rifinanziare il debito in scadenza chiedendo in cambio degli interessi esorbitanti. Tutto ciò potrebbe portare a delle scelte nazionalistiche e ad aumentare le tensioni sociali.

A questo proposito, nel mondo del dopo-coronavirus, l’aiuto delle banche centrali attraverso l’iniezione di liquidità nel sistema, potrà essere una scialuppa di salvataggio ma, a lungo andare, ci sarà bisogno di una nave più solida. Il rischio di una bolla speculativa è dietro l’angolo. Servirà una politica fiscale espansiva, ma occorrerà stare attenti alle speculazioni dei mercati finanziari.

Tornando a guardare in positivo il mondo che ci attende dopo l’emergenza, non si può non immaginare,  facendo tesoro dell’esperienza di queste ultime settimane, un maggiore investimento nella ricerca scientifica, medica e digitale e nella sicurezza nei posti di lavoro e nei luoghi pubblici, dal cinema al museo, dal ristorante al bar. Facile pensare anche ad uno sviluppo dell’e-commerce, che per tutto questo tempo è stato per milioni di italiani l’unico modo di effettuare un acquisto, vista la chiusura forzata di negozi e di centri commerciali. Certo, questo potrebbe comportare un drastico calo di posti di lavoro. Occorrerà pensare anche al modo di reimpiegare questi lavoratori in un nuovo modello di commercio elettronico.

Infine, il tempo libero. Abituati a restare a casa isolati, non sarà facile riprendere una vita sociale o tornare a viaggiare con la stessa serenità di una volta. Il settore del turismo subirà una batosta epocale, così come quello del trasporto. Per diversi mesi, una festa, una convention o un qualsiasi evento dovrà essere ripensato ed organizzato con meno partecipanti. I concerti dovranno essere replicati per arrivare allo stesso numero di persone ma meno alla volta. Lo stesso vale per la proiezione dei film nelle sale (la programmazione sarà destinata ad allungarsi). I ristoranti dovranno rivedere gli spazi per garantire delle distanze minime tra i tavoli: dove prima mangiavano in 50, ora potrà accomodarsi, probabilmente, la metà. Quindi, si dovranno valutare diversi orari e modalità d’apertura. Cercando di non aumentare i prezzi di menu e consumazioni: tentare di recuperare svuotando di più le tasche dei clienti potrebbe essere controproducente.



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