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Pseudonimo e nome d’arte: sono tutelati?

16 Aprile 2020
Pseudonimo e nome d’arte: sono tutelati?

Nickname e nomi di fantasia: si possono usare e cosa fare se qualcuno se ne appropria illegittimamente?

Sei un artista. Per distinguere le tue creazioni e renderle immediatamente riconoscibili, ti sei attribuito uno pseudonimo; si tratta di un nome d’arte che hai inventato tu stesso e che ti ha già reso famoso entro una cerchia apprezzabile di pubblico. Ora temi però che qualcuno possa utilizzare lo stesso nome e privarti di ciò che ritieni essere un elemento di originalità a tuo favore. 

Ti chiedi allora come fare per prevenire e contrastare un’ipotesi del genere. Pseudonimo e nome d’arte sono tutelabili? Come impedire che altri possano copiarli? Possono essere equiparati a “marchi” ed essere “registrati”?

Vediamo cosa prevede la legge a riguardo.

Differenza tra pseudonimo e nome d’arte

Anche se usati spesso indifferentemente, pseudonimo e nome d’arte presentano in realtà una differenza. Lo pseudonimo non è altro che un appellativo (o, come si dice in gergo moderno, un nickname) che va a sostituirsi integralmente al nome e cognome di una persona. È, di solito, un nome di fantasia, composto da una sola parola. Ad esempio, è il caso di Jovanotti al posto di Lorenzo Cherubini, di Amadeus al posto di Amedeo Sebastiani, di Moby al posto di Richard Melville Hall. Nel mondo del rap e dell’hip hop è molto frequente l’uso di pseudonimi (Fedez si chiama Federico Leonardo Lucia).

Il nome d’arte è, invece, un nome e cognome completamente diverso rispetto a quello originario dell’artista. Ad esempio, Carlo Pedersoli ha usato il nome d’arte Bud Spencer così come Mario Girotti quello di Terence Hill.

È legale chiamarsi con uno pseudonimo o un nome d’arte?

Si ricorre, di solito, all’uso di pseudonimi o nomi d’arte quando il proprio nome e cognome anagrafici non sono appetibili per il pubblico (si pensi a un nome comune come Mario Rossi), sono lunghi e difficili da ricordare o, per altre ragioni personali, si preferisce non renderli noti (si pensi al figlio di un personaggio famoso). 

È legale farsi chiamare in modo diverso così come spesso si è soliti attribuire un appellativo agli amici. Ciò, però, non può mai comportare una modifica o una sostituzione del nome e cognome riportato all’anagrafe, salvo nel caso in cui si esegua l’apposita procedura di modifica: una procedura, tuttavia, che la legge riserva a casi particolari ed estremi come nell’ipotesi in cui si tratti di nomi ridicoli o vergognosi (leggi Cambiare nome: come e quando). 

Quindi, anche chi si dota di uno pseudonimo o di un nome d’arte dovrà continuare a firmarsi, almeno nei documenti ufficiali, con le proprie generalità “originali”.

Pseudonimo e nome d’arte sono tutelati?

La legge sul diritto d’autore [1] così come la giurisprudenza equiparano al nome e cognome effettivi anche lo pseudonimo e il nome d’arte. L’artista, quindi, è libero di presentarsi come meglio crede. A questa libertà di dotarsi di uno pseudonimo o di un nome d’arte corrisponde anche una conseguente tutela sul piano giudiziario nel caso in cui qualcuno voglia appropriarsene.

Ma attenzione. Lo pseudonimo, in quanto nome di fantasia, può essere tutelato dalla legge solo nella misura in cui sia originale e non già utilizzato da altri. Ad esempio, non sarebbe tutelabile un cantante che adotti, proprio come nickname, la parola “cantante”.

Quanto, invece, al nome d’arte, trattandosi molto spesso di nomi e cognomi reali, non si potrà certo impedire che un’altra persona possa essere chiamata, dai propri genitori, nello stesso modo, ma si potrà quantomeno evitare che lo stesso nome venga usato come nome d’arte da altri soggetti che si chiamano in modo diverso.

La legge sul diritto d’autore [1] stabilisce che «Valgono come nome, lo pseudonimo, il nome d’arte, la sigla o il segno convenzionale, che siano notoriamente conosciuti come equivalenti al nome vero».

Il fatto di aver pubblicato un’opera sotto pseudonimo non ne impedisce, quindi, la tutela da eventuali plagi altrui.

Come tutelare pseudonimo e nome d’arte

La legge attribuisce tutela automatica allo pseudonimo e al nome d’arte non appena diventano “caratterizzanti” il soggetto in questione. Quindi, deve trattarsi di un elemento ormai divenuto distintivo. In altre parole, bisogna averlo già comunicato al pubblico ed essersi identificato con esso.

Anche la Siae prevede delle autonome procedure per rendere più incisiva la tutela dello pseudonimo e del nome d’arte. 

Nel primo caso, bisogna fare una apposita richiesta cui segue una verifica di originalità e non utilizzo da parte di altri. La Siae, infatti, ha facoltà di non riconoscere pseudonimi che possano ingenerare confusione nella ripartizione dei proventi per diritti d’autore.

Invece, nel caso di nome d’arte, non si deve far altro che una comunicazione con cui l’iscritto alla Siae dichiara di prendere nota del nome d’arte con cui viene già notoriamente conosciuto.

La procedura alla Siae, però, non è condizionante; la tutela può derivare anche in caso l’artista non sia iscritto alla Società italiana degli autori ed editori.  

Come, infatti, chiarito dalla giurisprudenza [2], la titolarità di uno pseudonimo, quale nome distintivo dell’attività artistica, trova già tutela nella legge sul diritto d’autore e si sostanzia nella facoltà di inibire a terzi l’utilizzo dello stesso pseudonimo nel medesimo ambito artistico, tanto più se vi è coincidenza di territorio e i soggetti si rivolgono al medesimo bacino di potenziali fruitori.

Contro l’utilizzo altrui del proprio pseudonimo o nome d’arte è possibile presentare un ricorso in via d’urgenza al tribunale, chiedendo una inibitoria all’uso dello stesso. 

La tutela inibitoria contro l’usurpazione dello pseudonimo richiede che all’uso fatto da altri consegua la possibilità di un pregiudizio economico o morale, da valutarsi con riferimento alla particolare attività cui lo pseudonimo inerisce [3].

Con una causa ordinaria è poi possibile farsi risarcire i danni. La lesione irreparabile prodotta dall’attività artistica del concorrente in danno dell’avente diritto allo pseudonimo, che arreca un pregiudizio non suscettibile di riparazione economica successiva all’evento dannoso, anche in ragione del depauperamento che si produrrebbe in termini di capacità distintiva del nome d’arte, giustificano la concessione anche della misura della pubblicazione e quella della penale per ritardata attuazione del provvedimento, oltre a quella dell’inibitoria.

Ai fini della tutela dello pseudonimo non è necessario che lo stesso sia strettamente originale; l’importante è che abbia una capacità individualizzante valutata in relazione all’uso pubblico, prolungato e costante di esso ed alla stregua del risultato conseguente a detto uso.

In più, la tutela è ammessa solo nell’ambito dello stesso settore artistico. Ad esempio, un cantante che si fa chiamare “Nessuno” non potrebbe impedire a un pilota di Formula Uno di chiamarsi allo stesso modo.

Si tenga, infine, conto che spacciarsi per un’altra persona, utilizzando non solo il suo nome e cognome di battesimo ma anche il nickname, integra il reato di sostituzione di persona. È il caso di chi utilizza lo pseudonimo di un altro utente per aprire un account Facebook o un indirizzo di posta elettronica al fine di far cadere in errore le altre persone.

In tal caso, il soggetto usurpato può sporgere una denuncia presso le autorità. 

note

[1] Art. 8 Legge diritto Autore, oggi Codice della Proprietà Intellettuale.

[2] Trib. Roma, sent. del 12.03.2008. 

[3] Trib. Venezia, sent. dell’11.02.1997.


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