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Il giudice non si pronuncia: cosa posso fare?

18 Aprile 2020
Il giudice non si pronuncia: cosa posso fare?

Ho sottoscritto un accordo per un divorzio consensuale. Esso prevede che dalla data dell’omologa non dovrò più corrispondere il mantenimento alla mia ex. Purtroppo, sono ancora in attesa che il Tribunale depositi la sua decisione ed ora sembra tutto bloccato dall’attuale emergenza sanitaria. Posso sollecitare il Tribunale? Potrei ottenere un provvedimento che sospenda il pagamento del mantenimento?

Gentile cliente, purtroppo, il nostro sistema normativo non contempla un procedimento specifico per imporre all’organo giudicante di depositare una decisione, quale quella di omologa di un accordo per lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio. Per la verità non esiste neanche in tutti gli altri casi.

La legge, infatti, in ambito civilistico, prevede, soltanto, che una sentenza debba essere emessa entro sessanta giorni per le cause decise dal collegio [1], ridotti a trenta per il giudice monocratico e a 15 per i giudici di pace. Tuttavia, si tratta di termini di natura ordinatoria; ciò significa che il magistrato, sovente, non rispetta tali termini e che il ritardo di cui si rende responsabile è privo di sostanziali conseguenze (a meno che il differimento non superi il triplo del tempo previsto dalla legge, dove, secondo la Suprema Corte di Cassazione [2], il giudice sarebbe passibile di subire una sanzione disciplinare).

Pertanto, dinanzi all’inerzia giudiziaria di cui è vittima, posso solo suggerirle di depositare un’istanza con la quale esorterebbe l’organo giudicante al deposito dell’omologa, motivandola con le stesse argomentazioni esposte in quesito.

Resta inteso, però, che si tratterebbe di un atto, probabilmente, già propostole dal suo procuratore, per il quale non mi sento di garantirle alcun effetto, stante l’irritualità della predetta istanza e la rilevanza e la particolarità dell’attuale emergenza sanitaria.

Rispetto, invece, alla sospensione degli esborsi economici, pur non essendoci, anche a tal proposito, alcun procedimento d’urgenza attivabile nella situazione descritta in esame, potrebbe tornarle utile la norma contenuta in uno dei recenti provvedimenti assunti dal governo per affrontare l’emergenza covid – 19.

Secondo, infatti, una delle tante disposizioni emanate [3], il rispetto delle misure di contenimento adottate è sempre valutato ai fini dell’esclusione della responsabilità del debitore per inadempimento.

Pertanto, ove mai le misure straordinarie attualmente in vigore dovessero aver limitato, sensibilmente, le sue entrate, la norma appena citata potrebbe rappresentare un valido appiglio per giustificare, quanto meno, la sospensione del contributo da lei dovuto.

Tutto ciò, ovviamente, e qui concludo, ben comprendendo che, anche, la descritta interpretazione normativa, a lei favorevole, va sempre valutata con prudenza. Infatti, ci troviamo di fronte ad una situazione mai verificatasi e, pertanto, appare evidente quanto possa essere incerto tutto ciò che dovesse essere stabilito e precisato al termine dell’emergenza sanitaria, anche in relazione alla responsabilità del debitore.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avvocato Marco Borriello


note

[1] Art. 275 cod. proc. civ.

[2] Cass. S.U. sent. n. 9250/2014

[3] Art. 3 co. 6 bis DL 6/2020


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