Coronavirus: i grandi esclusi dai rimborsi Inail

16 Aprile 2020 | Autore:
Coronavirus: i grandi esclusi dai rimborsi Inail

A medici di famiglia, pediatri e dottori del 118 non dipendenti non viene riconosciuto l’infortunio sul lavoro per Covid-19: contenzioso in arrivo.

Mai come in questo periodo l’Italia ha nutrito un profondo affetto verso i suoi medici di famiglia, i soccorritori che viaggiano a bordo delle ambulanze nel tentativo di salvare delle vite umane, i pediatri. Le dimostrazioni di impegno e di coraggio che tutti loro danno dall’inizio dell’emergenza coronavirus hanno commosso quasi tutto il Paese. «Quasi», sì. Perché c’è una parte a cui non fa proprio un baffo se medici e soccorritori continuano a rischiare la vita. E questa parte dell’Italia si chiama «burocrazia».

Il solito carrozzone prende in mano il bastone con cui Mosè separò le acque del Mar Rosso e colloca da una parte chi ha diritto al rimborso Inail per eventuali infortuni sul lavoro causati dal Covid-19 e dall’altra chi non può nemmeno accontentarsi di una pacca sulle spalle, perché il contatto fisico è proibito.

La denuncia arriva dalla Federazione italiana sindacale medici uniti (Fismu) ed è stata messa nero su bianco in una lettera inviata al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e al ministro della Salute, Roberto Speranza. Il sindacato avverte quello che sembra inevitabile: «Si aprirà verosimilmente un gigantesco contenzioso giudiziario con enorme rabbia di migliaia di professionisti che sono in prima linea nella lotta alla pandemia».

A fare arrabbiare la Fismu, una circolare dell’Inail datata 3 aprile [1] che chiarisce a chi viene riconosciuto l’infortunio sul lavoro tra il personale sanitario convenzionato che potrebbe ammalarsi di coronavirus nello svolgimento della propria attività: testualmente, medici di medicina generale, pediatri e specialisti ambulatoriali parasubordinati. Ne restano fuori, dunque, i medici di medicina generale che lavorano come medici di famiglia, come pediatri o nelle ambulanze del 118, che non sono dipendenti ma che hanno, comunque, una funzione pubblica nella sanità. E che, come si è visto, non si tirano indietro quando si tratta di rischiare per aiutare gli assistiti. A costo di lasciarci la vita, come purtroppo è già successo.

Il timore del sindacato, insomma, è che questa emergenza riconosca degli «eroi di diritto» e degli «eroi per caso» dimenticati, pur essendo tutti sulla stessa barca. Un modo diverso per parlare di «medici di serie A e di serie B», come scrive la Fimsu. Il sindacato vuole due cose. La prima, la più urgente, una risposta legislativa per coprire le spalle a chi oggi lavora senza le stesse tutele di alcuni colleghi. La seconda, l’appoggio di altri sindacati di categoria per portare avanti insieme la battaglia, coinvolgendo anche la Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi ed odontoiatri (Fnomceo). Nel nome dell’equità e della giustizia.


note

[1] Circ. Inail n. 13/2020 del 03.04.2020.


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