Il Coronavirus e i pochi malati di colore, cosa c’è di vero

16 Aprile 2020
Il Coronavirus e i pochi malati di colore, cosa c’è di vero

Si fa un gran parlare della maggior resistenza al Covid-19 da parte dei neri. Vediamo se è davvero così.

Inizia a diffondersi la teoria che le persone di colore si ammalino molto meno di Coronavirus, rispetto ai bianchi. Viene da chiedersi se non sia l’ennesima fake news circolante sull’epidemia. Non stupirebbe: ne abbiamo viste già molte. Il Corriere della Sera, oggi, mette alcuni dati in fila, dai quali può essere utile partire per iniziare la nostra riflessione, guardando ad esempio alla provincia di Bergamo, una delle più falcidiate dal virus.

“Siamo poco più di un milione – scrive sul CorrSera Giuseppe Remuzzi – e i neri sono circa il 9%, ma i ricoverati per Covid a Bergamo sono stati solo l’1,6%”. Un ruolo chiave lo gioca probabilmente il fattore anagrafico, anche se abbiamo visto come i giovani non possano dirsi al riparo dal Coronavirus: perfino tra bambini si sono registrati decessi, la vittima più giovane del Covid ha appena 5 anni. Per l’Istituto superiore di sanità (Iss), su 8342 positivi, l’1,4% ha meno di 19 anni, il 22% è nella fascia 19-50, il 37,4% tra 51 e 70 e il 39,2% ha più di 70 anni, per un’età media di 65 anni.

L’efficacia del vaccino per la tubercolosi 

Ci si è chiesti se possa essere il vaccino per la tubercolosi a rendere immuni le persone di colore immigrate in Italia. La questione era stata inizialmente derubricata a bufala, non solo perché circolava su Whatsapp, alimentando l’avversione nei confronti degli immigrati, ma anche perché – ed era lo stesso Corriere della Sera a sollevare l’interrogativo – “un vaccino per una malattia batterica come può proteggere contro un’infezione virale di tutt’altra natura?”.

Eppure, sempre il Corriere, oggi ci informa che “l’Organizzazione mondiale della sanità ha cominciato a chiedersi se il vaccino per la tubercolosi — Bcg come viene chiamato — riduca il rischio di infettarsi con Coronavirus e ad avviare studi che lo possano dimostrare. Quel vaccino stimola il sistema immune ed è possibile che lo aiuti a difendersi meglio anche da altri tipi di infezioni, batteriche ma anche eventualmente virali”.

È notizia recente che l’Australia abbia avviato i test: potremo quindi avere risposte tra non molto sull’efficacia del vaccino antitubercolare contro il Coronavirus (ricordiamo come, per ora, l’Agenzia italiana del farmaco escluda che esistano cure al Covid: dei medicinali e vaccini in sperimentazione non ce n’è uno che abbia garantito efficacia nel debellare la malattia, piuttosto sono in corso studi più sistematici su alcuni farmaci usati per altre patologie che, in alcuni casi isolati, pare abbiano dato risultati positivi).

Questione di geni

Si ragiona anche sul fattore genetico e su eventuali differenze che potrebbero in qualche modo proteggere meglio la popolazione di colore. “Sars-CoV2 – spiega il CorrSera – per entrare nelle nostre cellule ha bisogno delle nostre proteine: una si chiama Ace2 e l’altra Tmprss2. Tutte e due possono essere bloccate da inibitori della proteasi già presenti in clinica, fra l’altro uno di questi – il Camostat mesilato – si usa per il trattamento del tumore del pancreas. Anche se i dati non sono conclusivi è possibile che i neri abbiano varianti nei geni che formano queste due proteine e queste varianti li potrebbero proteggere”.

Il virologo Roberto Burioni, non appena la notizia della presunta “immunità dei neri” ha iniziato a girare, è subito corso a postare sui social, con la sua proverbiale nettezza: “L’ultima delle bufale è che il Coronavirus non colpisce gli extracomunitari – scrisse a fine marzo sulla sua pagina Facebook Medical Facts – chi è dotato di sprezzo del pericolo può venire dove mi trovo in questo preciso momento, al San Raffaele di Milano, per controllare di persona che non è assolutamente vero”. Il Messaggero ci mette al corrente di come, negli Stati Uniti, pochi paesi registrino l’etnia delle persone colpite dal virus: “La questione è già al centro di un dibattito in America. Addirittura il prestigioso Center for Disease Control, ente federale di prestigio mondiale che sta sovrintendendo alla gestione della pandemia, viene accusato di occultare volutamente i dati sull’etnia, per nascondere l’amara realtà per cui i neri saranno i più colpiti dalla malattia e pagheranno il prezzo più alto in vite umane”.

I casi in America e Africa

Al di là delle cifre italiane, c’è quindi da considerare quello che sta avvenendo in altri continenti e che non sembra proprio far propendere per la cosiddetta “immunità dei neri”, né che siano poche le persone di colore contagiate. In Africa il diffondersi del Coronavirus preoccupa molto: l’Organizzazione mondiale della sanità ha già messo in guardia sul pericolo che si trasformi in carneficina, viste le carenze igienico-sanitarie di molti paesi, in alcuni dei quali non esistono posti letto di terapia intensiva, e poi la concomitanza con altre malattie come l’Ebola che, per esempio, in Repubblica democratica del Congo non è ancora stata sconfitta. Pare che il Covid-19 si sia già diffuso in almeno 16 stati africani. Già questo dovrebbe bastare a far capire che “l’immunità dei neri” è notizia senza fondamento.

A questo si aggiungono gli Stati Uniti, dove sappiamo che sono stati superati i 30mila morti. A Milwaukee, secondo il Messaggero, “il primo focolaio del virus si è sviluppato in un ricco quartiere abitato da bianchi, ma il contagio si è subito propagato nelle aree povere della città, più densamente popolate da persone di colore”. Una settimana fa i contagiati in questa zona erano mille, la metà dei quali di colore.

“A New Orleans – si legge sul Corriere – dove c’è un focolaio di contagi proprio come in Lombardia, sono più i neri dei bianchi ricoverati per Covid, e qui il 70% di quelli che muoiono sono afroamericani, un numero molto elevato se si considera che gli afroamericani sono poco più del 30% della popolazione. Lo stesso vale per Georgia e Alabama: gli afroamericani si ammalano di più e hanno manifestazioni più gravi dei bianchi. E così siamo punto a capo. Perché i neri che vivono a Bergamo non si ammalano di Covid-19? Mentre gli afroamericani del sud degli Stati Uniti si ammalano addirittura di più dei bianchi? La ragione precisa non la sappiamo”.



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