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Difesa personale: ultime sentenze

6 Giugno 2020
Difesa personale: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: uso delle armi richiesto per difesa personale; licenza di porto d’armi; requisito del dimostrato bisogno; possibilità eccezionale di autorizzare l’uso di armi da parte dei privati; poteri della PA in materia di rilascio di porto d’armi; giudizio di affidabilità dell’interessato e giudizio esteso all’ambiente familiare e sociale.

Licenza di porto armi

Il giudizio prognostico a fondamento del diniego di uso delle armi viene considerato più stringente del giudizio di pericolosità sociale o di responsabilità penale, atteso che il divieto può essere adottato anche in base a situazioni che non hanno dato luogo a condanne penali o misure di pubblica sicurezza; nel nostro ordinamento, la possibilità eccezionale di autorizzare l’uso di armi da parte dei privati è improntata alla logica della massima cautela e del massimo rigore, fino a considerare impeditivi anche solo comportamenti omissivi con riguardo alla diligenza nella custodia, e, quando l’uso delle armi sia richiesto per difesa personale, si ritiene che il “bisogno” dell’arma non possa essere provato sulla base della mera appartenenza ad una determinata categoria professionale o dello svolgimento di una determinata attività economica.

Consiglio di Stato sez. III, 07/01/2020, n.65

La revoca del porto di armi

Il titolare di licenza di porto d’armi non solo deve essere esente da mende e dare pieno affidamento circa il corretto uso delle armi, ma tale giudizio di affidabilità deve essere formulato anche valutando il pericolo che potenziali abusi possano provenire dal contesto personale nel quale egli vive e si relaziona, sicché, anche tenuto conto dell’art. 1, n. 5, del d.m. del Ministero della Sanità 28 aprile 1998 (Requisiti psicofisici minimi per il rilascio ed il rinnovo dell’autorizzazione al porto di fucile per uso di caccia e al porto d’armi per uso difesa personale), a norma del quale l’assunzione anche occasionale di sostanze stupefacenti costituisce causa di non idoneità, deve considerarsi pienamente legittima l’adozione del provvedimento di revoca della licenza del porto di armi in presenza di elementi che possano, motivatamente, provare un contatto con i tipici ambienti criminali dove è uso fare commercio di sostanze stupefacenti.

T.A.R. Parma, (Emilia-Romagna) sez. I, 30/05/2019, n.151

Dimostrato bisogno di un’arma

Ai fini del rilascio della licenza per porto di pistola per uso difesa personale è necessaria la sussistenza del “dimostrato bisogno” di un’arma, dovendosi intendere come tale il bisogno fondato su specifiche ed attuali circostanze, non risalenti nel tempo, che il Prefetto ritenga possano integrare la necessità in concreto del richiesto porto d’armi.

Consiglio di Stato sez. III, 13/08/2018, n.4915

Porto d’armi per difesa personale

L’esistenza del “dimostrato bisogno” dell’arma, ai fini del rilascio della licenza per porto di pistola per uso difesa personale, non può essere provata sulla base della mera appartenenza ad una determinata categoria professionale o dello svolgimento di una determinata attività economica, così come non può ricavarsi dalla pluralità e consistenza degli interessi patrimoniali del richiedente, o dalla conseguente necessità di movimentare rilevanti somme di denaro.

Infatti, l’appartenenza alla categoria in sé non ha uno specifico rilievo tale da giustificare il rilascio della licenza di porto d’armi, atteso che spetta solo al legislatore stabilire, a mezzo di specifica regola, se l’appartenenza ad una categoria giustifichi il rilascio di tali licenze e la possibilità di girare armati (tale rilascio è previsto, ovviamente, per gli appartenenti alle Forze dell’Ordine, nei limiti stabiliti dagli ordinamenti di settore).

T.A.R. L’Aquila, (Abruzzo) sez. I, 20/06/2019, n.317

Concessione di un porto d’armi: condizioni

In materia di porto d’armi, l’ordinamento prevede che il monopolio dell’uso della forza per tutelare l’ordine pubblico spetti allo Stato e alle forze dell’ordine, sicché la concessione di un porto d’armi costituisce pur sempre un’eccezione; precisamente, l’arma per difesa personale deve essere una necessità reale e non un’opzione personale per situazioni meramente ipotetiche e, nelle ipotesi in cui la legge concede all’Autorità la facoltà di autorizzare il porto d’armi, il presupposto cogente per potere beneficiare dell’eccezione è il “dimostrato bisogno“; più in particolare, la normativa vigente in materia consente al cittadino di disporre di un mezzo di difesa soltanto qualora egli si trovi in condizione di accertato effettivo, concreto ed attuale pericolo e non come strumento di lavoro e, in mancanza di precisi elementi fattuali, il titolo non può essere rilasciato, rinnovato o mantenuto sulla base solo di un’affermata, potenziale e probabilistica sussistenza di un pericolo.

T.A.R. Bologna, (Emilia-Romagna) sez. I, 04/09/2018, n.689

Quando è legittimo il diniego di porto d’armi?

Il provvedimento mediante il quale il Questore nega la licenza di porto d’armi per difesa personale deve ritenersi legittimo qualora il ricorrente, al di là dell’attività esercitata a livello agonistico del tiro a volo, per la quale risulta essere già titolare delle relative autorizzazioni, non allega alcun fatto specifico idoneo a giustificare il rilascio della licenza di porto d’armi per difesa personale.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. I, 21/02/2019, n.2352

Diniego di rilascio del porto d’armi: illegittimità

Può ritenersi ragionevole che il rilascio e il rinnovo del porto d’armi siano consentiti nei “soli casi di dimostrata effettiva necessità di difesa personale”; ma non altrettanto ragionevole appare l’indirizzo negativo nei confronti di una categoria (quella delle guardie giurate volontarie, con compiti di vigilanza zoofila), che per ragioni di servizio – ovvero per l’assolvimento di compiti, che la stessa Amministrazione definisce di “rilevante importanza” – possono trovarsi ad affrontare situazioni di potenziale conflitto, per il ripristino nell’interesse pubblico della legalità violata, con maggiore frequenza rispetto alla generalità dei cittadini. Di conseguenza, gli interessati sono titolari di un interesse qualificato al possesso del titolo abilitativo per la detenzione di un’arma, pur non assegnata in dotazione come per gli agenti di P.S.

Pertanto, non appare condivisibile la motivazione posta a base dell’atto gravato, secondo la quale le guardie in questione svolgerebbero una mera funzione ausiliaria, dovendo alle stesse riconoscersi, per lo svolgimento di particolari funzioni, la qualifica di agenti di P.G., abilitate pertanto, nello svolgimento di tali funzioni, anche ad effettuare operazioni di rilevante importanza come i sequestri.

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. V, 04/03/2019, n.1174

Svolgimento di una determinata attività economica

Ai fini del rilascio della licenza per porto di pistola per uso difesa personale, la necessità dell’esistenza del “dimostrato bisogno” dell’arma, ai sensi dell’art. 42 del R.D. 773/1931, non può essere provata in virtù della mera appartenenza ad una determinata categoria professionale o dello svolgimento di una determinata attività economica, non potendo ricavarsi dalla pluralità e consistenza degli interessi patrimoniali del richiedente, o dalla conseguente necessità di movimentare somme di denaro rilevanti.

Consiglio di Stato sez. III, 10/04/2019, n.2359

Mancata considerazione dei ripetuti episodi denunciati 

È illegittimo il rigetto dell’istanza di rinnovo della licenza del porto di pistola per motivi di difesa personale che, pur ampiamente motivato, non tiene conto delle denunzie dell’interessato relative ad episodi che parrebbero, in verità, sintomatici del pericolo di un pregiudizio diretto non solo contro il patrimonio ma anche contro la persona dell’istante.

T.A.R. Reggio Calabria, (Calabria) sez. I, 13/09/2018, n.543

Rifiuto di rinnovo del porto d’armi: una motivazione idonea

L’elevata discrezionalità di cui è titolare la Pubblica Amministrazione, in materia di rilascio di licenza di porto d’armi per difesa personale, deve essere esercitata secondo principi di trasparenza e di legittimo affidamento del privato nei suoi confronti, senza pertanto che ciò possa trasmodare in irrazionalità manifesta; in particolare, nel caso di diniego di rinnovo del porto d’armi, l’Amministrazione non può esimersi dall’indicare nella motivazione il mutamento delle circostanze, di fatto e soggettive, che l’avevano già indotta a rilasciare, negli anni antecedenti, il suddetto titolo (1), dovendosi dare conto dei fatti ostativi sopravvenuti, e del mutato interesse pubblico al rilascio della licenza, a salvaguardia del legittimo affidamento del cittadino (2) ; inoltre in sede di diniego di rinnovo del porto d’armi, pur non essendo l’Amministrazione tenuta ad accertare eventuali abusi da parte dell’interessato, la stessa deve tuttavia verificare, sulla base di elementi obiettivi, la scarsa affidabilità nel loro uso da parte del richiedente, o un’insufficiente capacità di dominio dei suoi impulsi ed emozioni.

T.A.R. Milano, (Lombardia) sez. I, 29/01/2019, n.206

Rilascio della licenza per porto di pistola per uso difesa personale

Ai fini del rilascio della licenza per porto di pistola per uso difesa personale, è necessaria l’esistenza del “dimostrato bisogno” dell’arma, che non può essere provato neppure sulla base della mera appartenenza ad una determinata categoria professionale o dello svolgimento di una determinata attività economica, così come non può ricavarsi dalla pluralità e consistenza degli interessi patrimoniali del richiedente, o dalla conseguente necessità di movimentare rilevanti somme di denaro.

Consiglio di Stato sez. III, 11/09/2019, n.6139

Basta esercitare una professione a rischio per avere diritto al porto d’armi?

La movimentazione o la detenzione di valori non rappresentano un presupposto abilitante ai fini del rilascio o del rinnovo del porto d’armi per difesa personale. Come pure lo svolgimento in genere di un’attività professionale anche se particolare. Per avere diritto al rilascio del porto di pistola servono infatti elementi di rischio particolari e qualificati.

T.A.R. Brescia, (Lombardia) sez. I, 20/11/2018, n.1101



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