Cronaca | News

Coronavirus, una nuova indagine sui laboratori di Wuhan

16 Aprile 2020
Coronavirus, una nuova indagine sui laboratori di Wuhan

Il segretario di Stato Mike Pompeo conferma che l’intelligence americana sta facendo accertamenti per risalire all’origine del Covid-19.

Con trentamila morti per Coronavirus gli Stati Uniti sono il paese con più vittime causa pandemia, delle quali circa 2500 soltanto in un giorno. La Cina ne sta uscendo, anche se non può dirsi completamente fuori dall’incubo, a causa dei contagi di ritorno: 108 nuovi casi tutti importati dall’estero. Mentre la Repubblica popolare, timidamente, si rialza, l’America annaspa e, soprattutto, accusa: le dichiarazioni che il segretario di Stato americano Mike Pompeo ha rilasciato in queste ore a Fox News confermano le indiscrezioni di questi giorni, sulle indagini sul laboratorio di ricerca di Wuhan dal quale, secondo una teoria statunitense, potrebbe essere nato il Covid-19.

Ne avevamo parlato un paio di giorni fa, a seguito dell’articolo del Washington Post che parlava di alcune comunicazioni riservate dell’ambasciata americana a Pechino, con le quali gli Stati Uniti venivano ufficialmente messi al corrente di un allarme sicurezza all’interno di un centro di ricerca di Wuhan, dove si stavano conducendo esperimenti sui Coronavirus dei pipistrelli (leggi l’articolo: Coronavirus, quell’allarme Usa sui laboratori di Wuhan). Siamo tornati sull’argomento oggi, dopo che la Cnn ha informato di accertamenti da parte dell’intelligence americana (leggi l’articolo: Coronavirus, indagine Cnn sul “complotto in laboratorio”). Che Pompeo conferma.

“Quello che sappiamo è che il virus si è originato a Wuhan, in Cina. E sappiamo che l’Istituto di virologia di Wuhan è a poche miglia di distanza da dove era il mercato“. Questo ha detto Pompeo nel rispondere alla domanda sull’intelligence americana, che si sta concentrando sull’ipotesi che il virus sia nato in un laboratorio cinese e non in un mercato e poi per incidente si sia diffuso. Lo veniamo a sapere da un lancio dell’agenzia di stampa Adnkronos.

Secondo Pompeo molti aspetti, sulla genesi della pandemia non sono chiari. “Abbiamo ancora molto da sapere – dice – il governo degli Stati Uniti sta lavorando diligentemente per scoprirlo”, incitando Pechino ad aprirsi e a condividere tutte le informazioni riguardo a come sia iniziata la pandemia di Covid-19.

C’è da aggiungere anche, a proposito di servizi segreti, come non sia chiaro il motivo per il quale gli Stati Uniti hanno a lungo trascurato l’allarme pandemia. Il Corriere della Sera ricordava stamattina di come, dal 3 gennaio scorso, la Casa bianca sia stata formalmente informata “dall’intelligence Usa e dalle autorità di Pechino del probabile divampare di una pandemia partita dalla Cina. Malgrado ciò, il governo americano non fa quasi nulla per i successivi settanta giorni”. L’emergenza nazionale viene dichiarata solo il 13 marzo, con un grave ritardo sui tempi di gestione. Ma, forse per non vedere una colpa “interna”, Pompeo e l’amministrazione Trump preferiscono concentrarsi sul “nemico esterno” e distruggerlo, almeno verbalmente, in ogni modo possibile. È di oggi l’altra notizia delle accuse americane alla Cina su test nucleari sotterranei che il paese di Xi Jin Ping avrebbe eseguito in incognito (leggi l’articolo: Nucleare, le nuove accuse dell’America alla Cina). Tutte accuse basate su documenti che forniscono molte suggestioni, ma mai prove granitiche.

“Il solo fatto che mi vengano fatte queste domande – ha dichiarato il segretario di Stato americano -, il solo fatto che non sappiamo la risposta, che la Cina non ha condiviso con le noi le risposte, credo che questo sia molto esplicito”. Per Pompeo i cinesi dovrebbero “collaborare“. “Dicono che vogliono farlo – ha dichiarato, ancora, ai microfoni di Fox News -: uno dei migliori modi per collaborare è dare accesso al mondo, permettere che gli scienziati di tutto il mondo sappiamo come sia successo questo, esattamente come questo virus ha iniziato a diffondersi”.



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