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Nucleo familiare: ultime sentenze

5 Giugno 2020
Nucleo familiare: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: presupposto necessario per ottenere l’assegno per il nucleo familiare; presentazione della domanda di assegno per il nucleo familiare nei tempi e nei modi prescritti; diritto alla percezione dell’assegno per il nucleo familiare.

Componenti del nucleo familiare

È manifestamente inammissibile la q.l.c. del combinato disposto dell’art. 14 septies, commi 4 e 5, d.l. 30 dicembre 1979 n. 663 (Finanziamento del S.s.n. nonché proroga dei contratti stipulati dalle p.a. in base alla l. 1 giugno 1977 n. 285, sulla occupazione giovanile), conv., con modificazioni, dalla l. 29 febbraio 1980 n. 33, sollevata, in riferimento agli art. 3, comma 1 e 2, e 38, comma 1, cost., nella parte in cui non prevede anche per il richiedente la pensione d’inabilità l’esclusione dal computo dei redditi di quelli percepiti dagli altri componenti il suo nucleo familiare.

Corte Costituzionale, 24/04/2008, n.115

L’assegno per il nucleo familiare

Posto che l’assegno per il nucleo familiare costituisce una prestazione a carico della gestione di cui all’art. 24 l. 9 marzo 1989 n. 88, ad esso si applica il termine di decadenza annuale di cui all’art. 47, comma 3, d.P.R. 30 aprile 1970 n. 639, come sostituito dall’art. 4 d.l. 19 settembre 1992 n. 384, conv. dalla l. 14 novembre 1992 n. 438; tale termine decorre, in base a quanto disposto dal comma 2 del medesimo art. 47, alternativamente, o dalla data di comunicazione della decisione del ricorso pronunziata dai competenti organi dell’Istituto, o dalla data di scadenza del termine stabilito per la pronunzia della predetta decisione, ovvero dalla data di scadenza dei termini prescritti per l’esaurimento del procedimento amministrativo, computati a decorrere dalla data di presentazione della richiesta di prestazione.

Ne consegue che, ove non sia presentato un tempestivo ricorso amministrativo avverso il silenzio rifiuto dell’Inps, trova applicazione il termine di decadenza di un anno e duecentodieci giorni (centoventi giorni per la formazione del silenzio rifiuto, ex art. 7 l. 11 agosto 1973 n. 533, e novanta giorni per la presentazione del ricorso amministrativo).

Cassazione civile sez. lav., 18/08/2003, n.12073

Domanda nei confronti dell’Inps

Ai sensi dell’art. 13, comma 5, l. 12 agosto 1962 n. 1338, perché il lavoratore, sia esso lavoratore dipendente o coadiuvante nell’impresa agricola, sia legittimato a proporre la domanda nei confronti dell’Inps per costituirsi la rendita sostitutiva prevista per il caso di mancata ottemperanza all’obbligo contributivo deve dimostrare l’impossibilità di ottenere la costituzione della rendita da parte del datore di lavoro.

(Nella specie, la S.C. ha ritenuto che il giudice di merito avesse fatto corretta applicazione di tale principio, negando il diritto del ricorrente ad ottenere la costituzione della rendita da parte dell’Inps, non avendo egli documentato neppure di aver richiesto la costituzione della rendita al datore di lavoro, ed essendosi limitato ad addurre la difficoltà di ottenere la costituzione della rendita, facendo parte il datore di lavoro del suo stesso nucleo familiare).

Cassazione civile sez. lav., 15/05/2004, n.9305

Assegno per il nucleo familiare: presupposto

Affinché vi sia corresponsione dell’assegno al nucleo familiare del lavoratore, l’interessato deve presentare la relativa domanda utilizzando moduli predisposti dall’Ente previdenziale al proprio datore di lavoro, nel caso in cui il richiedente svolga attività lavorativa dipendente non agricola, e alla Sede dell’Inps, nel caso in cui il richiedente sia pensionato, disoccupato, operaio agricolo, addetto ai servizi domestici e familiari. Laddove il lavoratore non abbia provato di aver presentato la relativa domanda, che costituisce presupposto necessario per poter ottenere l’assegno in questione, né in alcun modo di aver diritto all’emolumento, non può affermarsi che lo stesso abbia diritto agli assegni per il nucleo familiare.

Tribunale Roma sez. lav., 02/05/2017, n.3991

Riconoscimento dell’assegno per il nucleo familiare

La dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà, attestante la circostanza di non possedere altri beni al di fuori della pensione erogata dall’Inps, non è idonea al fine del riconoscimento dell’assegno per il nucleo familiare previsto dalla legge n. 153 del 1988 (art. 2), non essendo indicata la precisa entità del reddito familiare alla quale occorre commisurare l’ammontare del predetto assegno.

Tribunale Benevento, 16/11/1994

L’intervenuta variazione del nucleo familiare assistito

L’art. 13 del r.d.l. 14 aprile 1939 n. 636, nel testo di cui all’art. 22 della l. 21 luglio 1965 n. 903, pur configurando un diritto soggettivo alla pensione a favore di ciascun superstite (secondo aliquote distintamente indicate), delimita l’entità delle prestazioni dell’INPS ai superstiti del pensionato (o dell’assicurato che al momento del decesso abbia perfezionato i requisiti soggettivi per la pensione di vecchiaia o d’invalidità) in rapporto al trattamento pensionistico di reversibilità considerato non individualisticamente ma nel suo insieme, stabilendo che in ogni caso esso non possa essere nè inferiore al sessanta per cento nè superiore all’intero ammontare della pensione spettante al lavoratore deceduto.

Pertanto, in difetto di una contraria disposizione di legge, la riduzione del trattamento di reversibilità, per detrazione della quota cui non ha più diritto il figlio al raggiungimento della maggiore età, va calcolata sul trattamento di pensione complessivamente liquidato a tutti i superstiti, e quale sussistente alla data dell’intervenuta variazione del nucleo familiare assistito, restando esclusa la possibilità (in favore della quale non può trarsi alcun argomento dalla disciplina della perequazione automatica di cui agli art. 19 della legge n. 153 del 1969 e 10 della legge n. 160 del 1975) di ricalcolo della pensione “ab origine” alla stregua della nuova composizione del nucleo familiare superstite.

Cassazione civile sez. lav., 16/11/1985, n.5641

L’erogazione dell’assegno per il nucleo familiare

L’erogazione dell’assegno per il nucleo familiare previsto dall’art. 2 d.l. 13 marzo 1988 n. 69, convertito, con modificazioni, nella l. 13 maggio 1988 n. 153, presuppone – alla stregua della funzione previdenziale assunta dall’istituto rispetto alla originaria funzione di mera integrazione del salario – l’effettivo svolgimento di attività lavorativa, come si evince dalla disciplina generale sugli assegni familiari di cui al d.P.R. 30 maggio 1955 n. 797, e successive modificazioni ed integrazioni, richiamata dal comma 3 del predetto art. 2, la quale – ad eccezione di alcune particolari situazioni specificamente indicate (malattia, infortunio etc.) – commisura la entità degli assegni relativi a ciascun periodo di paga alle “giornate prestate” e ad un numero minimo di ore lavorate; ne consegue che, al di fuori delle predette situazioni particolari (e di quelle specificamente contemplate da altre disposizioni, quali i periodi di cassa integrazione e di mobilità e quelli di permesso o aspettativa per motivi politici o sindacali), gli assegni non spettano per i periodi (nella specie, compresi fra la data di sospensione dell’attività produttiva e quella di dichiarazione di fallimento dell’imprenditore) in cui, pur essendo formalmente in essere il rapporto, sia tuttavia carente la prestazione lavorativa in conseguenza della insussistenza del sinallagma funzionale del contratto (nella quale ipotesi, d’altra parte, non sorge neanche il diritto alla retribuzione, che, per il principio generale di corrispettività, è anch’esso collegato alla prestazione lavorativa, eccetto i casi di illegittima interruzione o unilaterale sospensione del rapporto, nei quali l’obbligo retributivo è riconducibile agli effetti risarcitori della condotta inadempiente del datore di lavoro).

Nè l’esclusione del diritto agli assegni, limitatamente a tali periodi, suscita dubbi di illegittimità costituzionale, in riferimento all’art. 3 cost., con riguardo alla diversità di trattamento rispetto alla indicate situazioni particolari, atteso che in queste ultime la scelta del legislatore – di equiparare determinati periodi di inattività lavorativa alla prestazione effettiva – trova giustificazione nella esigenza sociale di sostegno temporaneo di alcune categorie di lavoratori in dipendenza di programmi di risanamento dell’attività produttiva soggetti al controllo della p.a. (cassa integrazione, mobilità) oppure è riconducibile alla tutela di beni costituzionalmente garantiti, in relazione ad eventi che comportano “ex lege” l’inattività (malattia, infortunio, maternità)e alla necessità del ripristino delle energie lavorative e del godimento della vita familiare e sociale (ferie, riposi) ovvero in relazione all’esercizio di diritti politici e sindacali (permessi e aspettative per ricoprire cariche pubbliche elettive e sindacali) e all’assolvimento di doveri civici (richiamo alle armi).

(Nella specie, in applicazione del principio di cui alla massima, la S.C. ha confermato la decisione di merito che aveva escluso il diritto del ricorrente alla corresponsione dell’assegno in questione per il periodo controverso, non attribuendo alcun rilievo alla circostanza che tale diritto fosse stato riconosciuto da circolari emanate dall’Inps, non potendo tali circolari derogare a disposizioni di legge, nè al fatto che i crediti per le retribuzioni del periodo in questione fossero stati ammessi al passivo fallimentare, atteso che, a parte la non configurabilità di un collegamento esclusivo del diritto all’assegno con quello alla retribuzione, comunque non invocabile nella specie, il ricordato provvedimento giudiziale era vincolante solo ai fini dell’accollo, gravante “ex lege” sull’Inps, come Fondo di garanzia ai sensi del d.lg. n. 80 del 1992, del debito retributivo del datore di lavoro insolvente, ma non acquistava alcuna efficacia nel giudizio in cui l’Inps era evocato come soggetto direttamente obbligato alla prestazione previdenziale).

Cassazione civile sez. lav., 27/03/2004, n.6155

Diritto alla percezione dell’assegno per il nucleo familiare

Il diritto alla percezione dell’assegno per il nucleo familiare di cui al D.L. n. 69 del 1988, art. 2, convertito nella legge n. 153 del 1988, sorge per la sola sussistenza dei requisiti di legge, avendo la richiesta finalizzata ad ottenerlo la mera funzione di atto di avvio della procedura amministrativa che è necessario espletare, la quale sfocia in un accertamento avente natura meramente dichiarativa del diritto, i cui effetti pertanto retroagiscono, nel limiti della prescrizione, al momento in cui sono venuti ad esistenza i suddetti requisiti.

Pertanto, ove l’assicurato deceda senza aver presentato la domanda (omissione che di per sé non può essere considerata rinuncia al diritto), il credito alla prestazione economica quantificata per legge, sia pure condizionato alla verifica, da parte dell’ente previdenziale, delle condizioni per l’attribuzione del beneficio in capo al de cuius deve ritenersi già acquisito al patrimonio del defunto e, come tale, trasmissibile agli eredi, legittimati a farlo valere avanzando la relativa domanda all’INPS, tenuto ad accertare nei loro confronti l’esistenza delle condizioni di legge.

Cassazione civile sez. VI, 23/12/2014, n.27382

L’assegno per nucleo familiare percepito sulla pensione corrisposta dall’Inps

Non sono cumulabili gli aumenti di integrazione per gli invalidi di 1& – categoria, previsti dall’art. 22 d.P.R. 23 dicembre 1978 n. 915, con l’assegno per nucleo familiare percepito sulla pensione corrisposta dall’Inps, dovendosi ritenere tali aumenti per gli invalidi del tutto analoghi a quelli previsti, per i titolari di pensione privilegiata di 1& – categoria, dall’art. 106 d.P.R. 29 dicembre 1973 n. 1092, che espressamente ne prevede la non cumulabilità con le quote di aggiunta di famiglia.

Corte Conti, (Liguria) sez. reg. giurisd., 13/05/1998, n.213

Somme dovute dall’Inps: indennità di disoccupazione e assegno per il nucleo familiare

Le somme dovute dall’Inps ai lavoratori agricoli a titolo di indennità di disoccupazione e di assegno per il nucleo familiare hanno natura previdenziale e non retributiva per cui – ai sensi dell’art. 128 r.d.l. n. 1827 del 1935, conv. con modificazioni in legge n. 1155 del 1936, nel testo risultante dalla declaratoria di illegittimità costituzionale parziale pronunciata da Corte cost. n. 506 del 2002 – esse sono impignorabili, con le eccezioni previste dalla legge per crediti qualificati, per la sola parte necessaria per assicurare al soggetto protetto “mezzi adeguati alle esigenze di vita” ex art. 38, comma 2, cost.; sono, invece, pignorabili nei limiti del quinto della residua parte.

(Nella specie, in assenza di interventi legislativi miranti a determinare la parte dell’indennità necessaria a garantire al soggetto protetto mezzi adeguati alle esigenze di vita”, il giudice ha individuato – secondo le ipotesi esemplificative formulate dalla citata sentenza della Corte costituzionale – il relativo parametro di riferimento in quello dell’assegno sociale di cui all’art. 3, commi 6 e 7, legge n. 335 del 1995, nell’importo fissato dall’art. 38 legge n. 448 del 2001 che, essendo risultato superiore a quello delle somme dovute dall’istituto previdenziale, ha fatto concludere per l’impignorabilità di quest’ultime).

Tribunale Ragusa, 20/04/2004



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