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Immissioni moleste: ultime sentenze

4 Giugno 2020
Immissioni moleste: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: immissioni moleste provenienti dal fondo vicino; valutazione della normale tollerabilità; risarcimento del danno derivato da immissioni eccedenti la normale tollerabilità.

Divieto di immissioni in condominio

La disposizione dell’articolo 844 del Cc, è applicabile anche negli edifici in condominio nell’ipotesi in cui un condomino nel godimento della propria unità immobiliare o delle parti comuni dia luogo a immissioni moleste o dannose nella proprietà di altri condomini.

Nella applicazione della norma deve aversi riguardo, peraltro, per desumerne il criterio, di valutazione della normale tollerabilità delle immissioni, alla peculiarità dei rapporti condominiali e alla destinazione assegnata all’edificio dalle disposizioni urbanistiche o, in mancanza, dai proprietari. Dalla convivenza nell’edificio – tendenzialmente perpetua – scaturisce talvolta la necessità di tollerare propagazioni intollerabili da parte dei proprietari di fondi vicini.

La stessa convivenza – per contro – suggerisce di considerare – in altre situazioni non tollerabili – le immissioni che i proprietari dei fondi vicini sono tenuti a sopportare, in considerazione delle condizioni di fatto, del tutto peculiari, consistenti nei confini in senso orizzontale e verticale tra le unità abitative. In particolare, nel caso in cui il fabbricato non adempia a una funzione uniforme e le unità immobiliari siano soggette a destinazioni differenti, a un tempo ad abitazione e a esercizio commerciale, il criterio dell’utilità sociale, cui è informato l’articolo 844 citato impone di graduare le esigenze in rapporto alle istanze di natura personale ed economica dei condomini, privilegiando, alla luce dei principi costituzionali (Costituzione, articoli 14,31 e 47) le esigenze personali di vita connesse all’abitazione, rispetto alle utilità meramente economiche inerenti all’esercizio di attività commerciali.

Cassazione civile sez. II, 30/08/2017, n.20555

Immissioni moleste: il concetto di intollerabilità 

In materia di immissioni moleste, va detto che la norma contenuta nell’art. 844 c.c. rappresenta un sistema sostanzialmente aperto che lascia all’interprete la verifica in concreto, avuto riguardo a tutte le circostanze del caso, se le immissioni debbano o meno ritenersi intollerabili. Il legislatore infatti non sanziona sic et simpliciter ogni forma di immissione (sonora, vibrazionale, olfattiva, etc.) ma solamente quelle che, in considerazione di ogni elemento e peculiarità specifica che differenzia ogni caso, superino la normale tollerabilità.

Tale valutazione non ha carattere assoluto ma è relativa alla situazione ambientale in concreto verificata, che varia da luogo a luogo, secondo le caratteristiche della zona e le abitudini degli abitanti, spet-tando al giudice del merito accertare in concreto se vi sia il superamento della normale tollerabilità.

Nell’ambito di tale accertamento, il giudice del merito può utilizzare ogni elemento di prova, ivi comprese le presunzioni o le prove testimoniali (nei limiti in cui non comportino valutazioni soggettive), non essendo invece assolutamente necessario l’espletamento di prove tecniche.

Corte appello Palermo sez. II, 03/10/2019, n.1946

Le immissioni nelle zone industriali

Al riguardo delle immissioni rumorose, posto che nelle zone a prevalente vocazione industriale il presupposto per la prosecuzione dell’attività immissiva è che essa rimanga nei limiti della normale tollerabilità; che opera l’esclusione di qualsiasi criterio di contemperamento di interessi contrastanti e di priorità dell’uso; posto altresì che gli interventi che realmente facevano venir meno le immissioni moleste sono stati realizzati solo successivamente, mentre può essere accolta la domanda principale dell’impresa, volta ad ottenere la revoca dell’inibitoria al lavoro notturno, sul presupposto che la situazione non muti e i dispositivi silenzianti restino invariati, va risarcito il danno all’appellata perché illecito ex art. 2043 c.c. quando le immissioni hanno superato i limiti della normale tollerabilità, come nel caso di specie accertato, per un periodo di circa 11 anni.

Corte appello Venezia sez. IV, 12/06/2017, n.1245

Risarcimento danni per immissioni moleste

In tema di risarcimento danni per immissioni moleste, il proprietario dell’immobile deve sì controllare l’attività svolta dal conduttore, ma risponde solo dei danni arrecati a terzi dalle strutture murarie e dagli impianti conglobati, di cui conserva la disponibilità giuridica e dunque la custodia ex art. 2051 c.c.; per le altre parti e gli accessori l’obbligo di evitare pregiudizi a terzi spetta unicamente al conduttore (nella specie, la Corte ha accolto un motivo di ricorso dei locatori. Gli odori disturbavano il vicino perché i gestori del ristorante preferivano aprire le finestre invece che azionare l’impianto di aerazione perfettamente funzionante).

Cassazione civile sez. II, 09/06/2010, n.13881

Immissioni eccedenti la normale tollerabilità

In tema di risarcimento del danno derivato da immissioni eccedenti la normale tollerabilità, l’accertamento dell’eventuale intollerabilità delle stesse non esonera il molestato dall’onere di provare la specifica compromissione patologica della sua salute, non potendosi identificare detta compromissione nei meri “fastidi” naturalmente conseguenti alle immissioni moleste.

Cassazione civile sez. III, 10/12/2009, n.25820

Spese lavori per la limitazioni delle immissioni

Coloro i quali sono soggetti a immissioni nocive non hanno alcun obbligo di provvedere personalmente e a proprie spese a effettuare lavori che limitino dette immissioni. Priva di alcun pregio, dunque, è la pretesa di colui il quale provoca le immissioni moleste, di giustificare queste ultime con un presunto comportamento omissivo della controparte.

Corte appello Napoli sez. IV, 03/12/2008, n.4144

Immissioni moleste: autorità giudiziaria ordinaria 

Il disturbo derivante dalle attività svolte in una nuova struttura assentita con permesso di costruire è un problema che attiene alla categoria delle immissioni moleste, e come tale fuoriesce dai confini della giurisdizione amministrativa.

T.A.R. Brescia, (Lombardia) sez. I, 01/10/2014, n.1025

Immissioni moleste: consulenza tecnica d’ufficio 

Non sussiste nullità della consulenza tecnica d’ufficio in tema di immissioni moleste per essere stato affidato il relativo incarico a soggetto non iscritto nell’albo speciale dei rilevatori acustici. Un vizio siffatto, infatti, non è previsto quale motivo di nullità della sentenza ma ridonda, tutt’al più, quale vizio della motivazione, ove si dimostri che abbia avuto influenza decisiva nella sentenza.

(Nella specie, peraltro, ha osservato la Suprema corte, il ricorrente non riesce a indicare alcun vizio intrinseco della consulenza, né a dimostrare che il consulente abbia omesso o trascurato risultanze che avrebbero potuto portare a contrarie conclusioni o che il giudice, comunque, ne sia stato influenzato).

Cassazione civile sez. II, 24/10/2013, n.24127

L’utilizzo dei locali comuni per le riunioni condominiali 

In tema di immissioni moleste, l’uso meramente sporadico ed occasionale per riunioni condominiali (per poche volte nel corso di un anno e per non più di qualche ora in orario diurno o in prima serata) di un locale condominiale non può arrecare ai proprietari dell’appartamento adiacente alcun danno alla salute, con la conseguenza che non può ravvisarsi un obbligo risarcitorio ex art. 2043 c.c.

Cassazione civile sez. II, 12/01/2017, n.661

Azione per l’inibitoria nei confronti di singoli condomini

L’ambito dei poteri dell’amministrazione di condominio risulta rigorosamente circoscritto nell’ambito delle previsioni di cui agli artt. 1130 1131 c.c., così come integrati dal regolamento condominiale o da singole deliberazioni dell’assemblea.

L’amministrazione di condominio è legittimata, infatti, ad agire per l’inibitoria nei confronti di singoli condomini in relazione a immissioni moleste e/o nocive, non già deducendo la lesione del diritto alla salute, bensì la violazione del regolamento condominiale dettato a tutela della tranquillità e della salubrità dell’intero condominio.

T.A.R. Bari, (Puglia) sez. II, 03/02/2012, n.280

Azione inibitoria contro le immissioni moleste provenienti dal fondo vicino

L’azione inibitoria di cui all’art 844 c.c., contro le immissioni moleste provenienti dal fondo vicino, ha natura reale, rientra nello schema della “negatoria servitutis” e deve essere proposta contro tutti i proprietari di tale fondo, qualora l’attore miri ad ottenere un divieto definitivo delle immissioni, operante, cioè, nei confronti dei proprietari attuali o futuri del fondo medesimo e dei loro aventi causa, in modo da ottenere l’accertamento della infondatezza della pretesa, anche solo eventuale e teorica relativa al diritto di produrre siffatte immissioni.

La suddetta azione ha, invece, carattere personale, rientrante nello schema dell’azione di risarcimento in forma specifica di cui all’art 2058 c.c., nel caso in cui l’attore miri soltanto ad ottenere il divieto del comportamento illecito dell’autore materiale delle suddette immissioni, sia esso detentore ovvero comproprietario del fondo, il quale si trovi nella giuridica possibilità di eliminare queste ultime senza bisogno dell’intervento del proprietario o degli altri comproprietari del fondo medesimo.

Cassazione civile sez. II, 22/10/2019, n.26882

L’accertamento della denunciata intollerabilità delle immissioni moleste

In tema di immissioni moleste, è sempre necessario l’accertamento della denunciata intollerabilità delle immissioni di fumo rapportate al diritto alla salute, nonché al diritto ad un ambiente salubre della persona che subisce le immissioni stesse (nella specie, relativa alla richiesta di arretramento di un camino, la Corte ha sottolineato che i giudici del merito avrebbero dovuto effettuare una valutazione concreta tra i contrastanti diritti dei proprietari dei fondi oggetto di controversia, tenendo conto delle condizioni dei luoghi, della natura, dell’entità e della causa delle immissioni, delle necessità generali ed assolute, quotidiane e civili, della umana coesistenza e, sussidiariamente, anche della priorità dell’uso).

Cassazione civile sez. II, 09/01/2013, n.309



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13 Commenti

  1. Temo l’arrivo dell’estate, non per altro, ma per i fumi del barbecue che di solito provocano i miei vicini. Non si rendono conto che è fastidioso. Ho provato a parlare con loro più volte ma continuano a non capire…

  2. La mia vicina puntualmente scrolla la tovaglia sui miei panni. NOn è possibile che nonostante le mie continue lamentele non si sia tolta l’abitudine. E l’ultima volta gliel’ho detto e lei: non so se sono stata davvero io.. E chi mai può essere stato? C’è solo lei al piano superiore…. SCene di ordinaria convivenza. Mi secca molto questa cosa. Non posso sentirmi libera di stendere i panni sul balcono e devo acquistare uno stendino perché miss sciocca non può spazzare le briciole a terra e deve lanciarle sui miei panni?

    1. La Cassazione si è occupata del comportamento di chi scuote la tovaglia dal balcone o dalla finestra, facendo cadere briciole, avanzi di cibo e altri rifiuti sulla proprietà sottostante. Secondo la Corte, non c’è reato di getto di cose pericolose. I giudici ritengono, infatti, che le briciole non possono né far male, né sporcare trattandosi di oggetti di minima dimensione (peraltro facilmente asportabili anche dal vento). Lo stesso principio è stato affermato anche con riferimento a chi sbatte i tappeti.Come in tutti i casi, però, le sentenze vanno lette e comprese sulla base dei fatti posti all’attenzione dei giudici. Nulla, infatti, potrebbe escludere che, dinanzi a un comportamento reiterato e ad avanzi di cibo di dimensioni consistenti, potrebbe porsi un problema di incriminazione penale. Bisogna, insomma, giudicare la vicenda concreta, con tutti i risvolti probatori presentati in giudizio. E, difatti, non sono mancate sentenze di tribunali di primo e secondo grado che hanno ritenuto integrato il reato per lo scuotimento di tovaglie da pranzo.Da un punto di vista civilistico, invece, si potrebbero configurare gli estremi del risarcimento solo ove vi sia un effettivo, concreto e dimostrabile danno. Non deve essere, peraltro, un danno irrisorio o solo potenziale. Non in ultimo, bisogna controllare cosa prevede il regolamento di condominio: questo potrebbe stabilire dei divieti o degli orari; ma affinché una tale clausola sia valida è necessario che il regolamento sia stato approvato all’unanimità.

  3. Che fastidio quando i miei vicini ritornano la sera. O nel weekend in mattinata, perché vanno in discoteca. E’ brutto dirlo, ma in questi mesi di quarantena finalmente siamo riusciti a riposare come si deve perché giustamente eravamo tutti costretti a rimanere in casa e non arrivava nessuno alle 4 di notte facendo baccano tra porte che si sbattono, tacchi che si sentono dalle scale, ogetti che cadono a terra. Insomma, era un fastidio assurdo. Chissà se ora che riaprono le discoteche ritornanerà le brutte abitudini

  4. Accanto a me ci sono altre villette. Per evitare di arrecare disturbo a qualcuno abbiamo fatto costruire il barbecue nel mezzo del giardino dalla parte libera non confinante con nessuno in modo da rispettare tutti e goderci tranquillamente la grigliata. Anche se non vivi in un condominio devi ricordare di rispettare sempre il prossimo, anche perché io penso: e se ci fossi stata io dall’altra parte? Ecco perché è sempre corretto, anche per evitare problemi legali, fare un progetto che sia a norma e rispetti le esigenze altrui

  5. Posso denunciare chi provoca dei rumori notturni molesti?Cosa succede dopo la denuncia o la segnalazione per rumori molesti? Posso chiedere il risarcimento del danno?

    1. I rumori notturni che causano molestia all’intero palazzo o al vicinato integrano il reato di «disturbo della quiete pubblica». Questo significa che la vittima può sporgere denuncia o limitarsi a fare una segnalazione. Si telefona, quindi, alla polizia o ai carabinieri chiedendo un pronto intervento. La richiesta è nominativa: non può cioè essere anonima. La denuncia sarà «contro ignoti» se gli schiamazzi provengono da un gruppo di persone per strada di cui si ignora l’identità. Viceversa, si può anche denunciare il proprietario di un locale notturno per gli schiamazzi fatti dai suoi clienti all’uscita dell’esercizio commerciale: egli, infatti, è responsabile per il rumore anche all’esterno del ristorante, del pub, della discoteca, dovendo prevedere un servizio di sicurezza apposito per evitare di dar fastidio alle persone che dormono. Come chiarito più volte dalla giurisprudenza, infatti, «risponde del reato di disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone il gestore di un pubblico esercizio che non impedisca i continui schiamazzi provocati dagli avventori in sosta davanti al locale anche nelle ore notturne, poiché al gestore è imposto l’obbligo giuridico di controllare, anche con ricorso all’autorità, che la frequenza del locale da parte degli utenti non sfoci in condotte contrastanti con le norme poste a tutela dell’ordine e della tranquillità pubblica». Se le persone molestate dai rumori sono poche, ossia se i rumori possono essere percepiti in un ambito geografico molto ristretto (ad esempio solo chi vive al primo piano), non si parla più di reato ma di un semplice illecito civile, che non può essere represso con l’intervento dei carabinieri o della polizia. In questo caso non si può più denunciare ma bisogna avvalersi di un avvocato che presenti un ricorso al tribunale.Trattandosi di un procedimento penale che si svolge a iniziativa della Procura della Repubblica, dopo che i carabinieri o la polizia intervenuti hanno redatto il verbale e successivamente hanno informato il pubblico ministero, quest’ultimo prosegue l’azione penale, senza che la vittima debba svolgere altre attività o sostenere spese.

    2. In teoria, nulla vieta che, oltre all’azione penale, si chieda in via civile il risarcimento. Risarcimento che viene condizionato o alla cosiddetta “costituzione di parte civile” nel processo penale o all’avvio di un autonomo processo civile. Tuttavia, la vittima deve essere in grado di dimostrare un danno effettivo: non basta cioè la semplice presunzione che, in presenza dei rumori, la qualità della vita si sia ridotta e non si sia potuto dormire. I danni possono essere dimostrati tramite un certificato medico o tramite le testimonianze dei residenti che abbiano attestato l’impossibilità a dormire per più giorni.

    3. Se il rumore supera la normale tollerabilità e il numero di soggetti lesi è indeterminabile, non è necessario che la denuncia sia condotta da tutti questi: è sufficiente anche la segnalazione di un solo vicino. Difatti il reato di disturbo alla quiete pubblica è procedibile d’ufficio e la denuncia del privato può limitarsi a segnalare l’episodio alle forze dell’ordine che, poi, dovranno condurre autonomamente le indagini. Dunque rileva il numero di soggetti lesi ma non quello di chi si è lamentato.

  6. Sotto la mia finestra della camera da letto, c’è un bar frequentato la notte. I clienti discutono, ridono, scherzano ad alta voce. A volte, scappa anche qualche litigio. Cosa posso fare in caso di schiamazzi notturni sotto casa mia?

    1. Secondo la Cassazione, il titolare del bar non può consentire ai clienti di sostare nell’area scoperta del locale se le immissioni rumorose, superando i limiti consentiti, disturbano i residenti. Numerose sentenze hanno attribuito al titolare del locale notturno la responsabilità non solo per i rumori prodotti all’interno del bar, del pub, della pizzeria, della discoteca, ma anche all’esterno. Egli deve fare in modo, quindi, che i frequentatori dell’esercizio commerciale rispettino il riposo delle persone. Come? Apponendo cartelli e predisponendo un servizio di sorveglianza che possa far rispettare il divieto.Il titolare del locale può essere punito penalmente per il reato di disturbo del riposo delle persone (meglio noto come disturbo della quiete pubblica). Scatta, quindi, un procedimento penale nel corso del quale gli inquilini molestati potrebbero costituirsi anche parte civile per chiedere il risarcimento del danno.

  7. È reato mettere la musica troppo alta a un party in casa? cosa può concretamente succedere nel caso in cui la musica della festa abbia un volume esageratamente alto?I carabinieri possono procedere alla perquisizione della casa?

    1. Dunque, la legge sul punto è chiara: organizzare una festa con un volume della musica esageratamente alto può costituire reato. Lo stesso dicasi nel caso in cui il disturbo venga arrecato non mediante la musica, bensì per mezzo degli schiamazzi degli invitati.Secondo la giurisprudenza, il reato di disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone può dirsi consumato solamente quando si reca danno o comunque si può potenzialmente recarlo ad un numero indiscriminato di persone, non essendo sufficiente il mero disturbo di un solo vicino. pertanto, i vicini potrebbero sporgere denuncia ovvero segnalare il fatto alle autorità. Cosa succede se i carabinieri, allertati dai vicini, bussano alla porta della casa in cui si tiene il party rumoroso? Ebbene, senza alcun dubbio le forze dell’ordine inviteranno a regolare il volume della musica, così da non poter recare ulteriormente disturbo. Dopodiché, provvederanno a redigere il verbale dell’operazione eseguita, indicando luogo e data e riportando ciò che hanno rinvenuto al momento dell’intervento.È chiaro che il verbale delle autorità farà prova in un eventuale processo penale: le forze dell’ordine intervenute, infatti, potrebbero segnalare l’accaduto alla Procura della Repubblica, aprendo un’indagine in piena regola.Perché si possa effettuare una perquisizione occorre che vi sia l’autorizzazione del giudice, il quale abbia dato il via libera alla polizia giudiziaria affinché possa procedere in tal senso.Eccezionalmente, però, ci sono dei casi in cui le forze dell’ordine possono procedere a perquisizione anche senza il provvedimento del giudice: si tratta di ipotesi in cui è assolutamente necessario agire con tempismo, ad esempio in caso di flagranza di reato. Altri casi in cui si può perquisire senza autorizzazione del giudice sono quelli riguardanti le operazioni di ricerca di armi o di sostanze stupefacenti.Dunque, se i carabinieri intervengono su segnalazione dei vicini per far cessare gli schiamazzi e la musica ad alto volume della festa, non potranno anche effettuare una perquisizione all’interno dell’abitazione, a meno che non vi siano fondati sospetti che stia avvenendo un particolare crimine come, ad esempio, quello di spaccio di sostanze stupefacenti.

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