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Chat di gruppo: ultime sentenze

23 Marzo 2021
Chat di gruppo: ultime sentenze

Elemento distintivo tra ingiuria e diffamazione; messaggi di posta elettronica; chat di gruppo su Facebook e WhatsApp; libertà e segretezza della corrispondenza; messaggi vocali riferiti al superiore gerarchico e ad altri colleghi.

Quando si insulta qualcuno su una chat: se, ad esempio, Tizio parla direttamente con Caio e lo offende, i giudici possono ritenere che si tratti di ingiuria (che ad oggi non è più un reato dal 2016, ma soltanto un illecito civile), mentre se Tizio parla con Sempronio e Tullio di Caio, allora commetterà il reato di diffamazione. Scopriamo insieme le ultime sentenze sulle offese sulle chat di gruppo.

Offese a uno dei partecipanti su una chat di gruppo

L’elemento distintivo tra ingiuria e diffamazione è costituito dal fatto che nell’ingiuria la comunicazione, con qualsiasi mezzo realizzata, è diretta all’offeso, mentre nella diffamazione l’offeso resta estraneo alla comunicazione offensiva intercorsa con più persone e non è posto in condizione di interloquire con l’offensore (nella specie, la condotta dell’imputato, che aveva pubblicato commenti e giudizi lesivi della reputazione della persona offesa su facebook, comunicando con video chat, con modalità accessibili ad un numero indeterminato di persone, doveva essere qualificato come ingiuria aggravata dalla presenza di più persone, ai sensi dell’art. 594, u.c. c.p., depenalizzato ai sensi dell’art. 1, comma 1, lett. c), d.lg. n. 7 del 2016).

Cassazione penale sez. V, 25/02/2020, n.10905

Pubblicazione di un video senza intento diffamatorio

I messaggi che circolano attraverso le nuove “forme di comunicazione”, ove inoltrati non ad una moltitudine indistinta di persone, ma unicamente agli iscritti ad un determinato gruppo, come nelle chat private o chiuse, devono essere considerati alla stregua della corrispondenza privata, chiusa e inviolabile. Ciò premesso, non è configurabile come legittimo il licenziamento intimato alla dipendente che si sia limitata ad effettuare una ripresa, e al più ad inviare il relativo video in chat, senza proferire alcuna frase offensiva verso la società e/o la clientela.

Tribunale Venezia sez. lav., 16/07/2019, n.480

Chat tra lavoratori e giusta causa di licenziamento

Va esclusa la configurabilità di una condotta diffamatoria in relazione ad espressioni rese in una chat riservata, ovvero un ambito privato ove l’accesso è consentito solo a membri predeterminati; le conversazioni che avvengono tramite mailing list riservate, newsgroup o chat private devono essere, invero, tutelate ai sensi dell’art. 15 Cost., che stabilisce la segretezza della corrispondenza, di talché i messaggi che circolano attraverso le nuove forme di comunicazione, ove inoltrati non ad una moltitudine indistinta di persone ma unicamente agli iscritti ad un determinato gruppo, come appunto nelle chat private o chiuse, devono essere considerati alla stregua della corrispondenza privata, chiusa e involabile.

Consegue a quanto innanzi che va esclusa la valenza diffamatoria delle espressioni rese dai lavoratori nella chat whatsapp di un gruppo riservato, che siano manifestazioni della reazione soggettiva a condizioni di lavoro che, a torto o ragione, non vengono considerate soddisfacenti dal lavoratore e ove il linguaggio sia quello disinvolto e volgare che caratterizza ormai la comunicazione sui social network.

(Nel caso concreto, ove, peraltro, le conversazioni risultano intervallate da emoticon di vario genere e da battute di tipo umoristico, tanto da rendere non facile comprendere se alcune frasi vengono dette seriamente o enfatizzate proprio in ragione del contesto deformalizzato e amicale della conversazione, deve concludersi che le condotte contestate non sono connotate dal carattere dell’illiceità e che, pertanto, il licenziamento per giusta causa intimato alla ricorrente è illegittimo.)

Tribunale Parma, Sezione L, Civile, Sentenza, 7/01/2019, n. 237

Divulgazione di notizie riservate in una chat privata

Non è configurabile il reato di diffamazione attraverso una chat riservata, trattandosi di condotta che si consuma all’interno di un ambito privato ove l’accesso è consentito solo a membri predeterminati che al pari delle conversazioni che avvengono tramite mailing list riservate, newsgroup o chat private debbano essere tutelate ai sensi dell’art. 15 Cost. che stabilisce la segretezza della corrispondenza. Ne consegue pertanto che i messaggi che circolano attraverso le nuove “forme di comunicazione”, ove inoltrati non ad una moltitudine indistinta di persone ma unicamente agli iscritti ad un determinato gruppo, come appunto nelle chat private o chiuse, devono essere considerati alla stregua della corrispondenza privata, chiusa e involabile.

Tribunale Modena, Sezione L, Civile, Sentenza, 7/10/2019, n. 232

Registrazione di messaggi diffamatori nei riguardi dei colleghi di lavoro

In merito all’impugnazione del licenziamento disciplinare, intimato al dipendente che abbia registrato su una chat di whatsapp alcuni messaggi vocali riferiti al superiore gerarchico e ad altri colleghi, con contenuti offensivi, denigratori, minatori e razzisti, deve ordinarsi la nullità del provvedimento disciplinare inferto per insussistenza del fatto addebitato in quanto, trattandosi di messaggi vocali indirizzati ad un gruppo chiuso, e quindi insuscettibili di diffusione all’esterno, devono ritenersi equiparabili a corrispondenza privata per cui non possono configurare atti idonei a comunicare o diffondere all’esterno affermazioni offensive, discriminatorie o minatorie.

Tribunale Firenze, Civile|Sentenza, 16/10/2019

Offesa dell’amministratore delegato sulla chat di gruppo

L’esigenza di tutela della segretezza nelle comunicazioni si impone anche riguardo ai messaggi di posta elettronica scambiati tramite mailing list riservata agli aderenti ad un determinato gruppo di persone, alle newsgroup o alle chat private, con accesso condizionato al possesso di una password fornita a soggetti determinati, come la chat di un gruppo Facebook.

I messaggi che circolano attraverso le nuove forme di comunicazione, ove inoltrati non ad una moltitudine indistinta di persone ma unicamente agli iscritti ad un determinato gruppo, come appunto nelle chat private o chiuse, devono essere considerati alla stregua della corrispondenza privata, chiusa e inviolabile e tale caratteristica è logicamente incompatibile con i requisiti propri della condotta diffamatoria, che presuppone la destinazione delle comunicazioni alla divulgazione nell’ambiente sociale (esclusa, nella specie, la legittimità del licenziamento intimato ad un lavoratore che nella chat sindacale su Facebook aveva offeso l’amministratore delegato).

Cassazione civile sez. lav., 10/09/2018, n.21965

Giudizi offensivi sul datore di lavoro

In tema di licenziamento, posto che la libertà e segretezza della corrispondenza presidiano anche i messaggi di posta elettronica scambiati mediante mailing list riservata a un determinato gruppo o tramite chat privata, è illegittimo il recesso irrogato al dipendente che, in seno a una conversazione in chat aperta ai soli iscritti al sindacato di appartenenza dello scrivente, insulti l’amministratore della società datrice di lavoro.

Cassazione civile sez. lav., 10/09/2018, n.21965

Gruppo WhatsApp: espressioni ingiuriose su compagna di scuola

È legittima l’attribuzione, da parte del Consiglio di Classe, di un voto negativo in condotta ad una alunna che su un gruppo “whats-app” abbia usato espressioni ingiuriose e offensive nei confronti di una compagna, a nulla rilevando che tale condotta sia stata tenuta al di fuori dell’orario scolastico e su un mezzo non ufficiale.

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. IV, 08/11/2018, n.6508



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