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Licenziamento per il lavoratore lento e insubordinato

14 Ottobre 2013
Licenziamento per il lavoratore lento e insubordinato

La lentezza nello svolgere le proprie mansioni e il non rispettare le direttive imposte dal datore fanno venire meno il vincolo fiduciario tra quest’ultimo e il dipendente e, pertanto, legittimano il licenziamento per giusta causa.

Si può licenziare (per giusta causa) il dipendente che sia flemmatico nell’attività lavorativa e abbia una predisposizione all’insubordinazione. Tale condotta, infatti, spezza quel vincolo di fiducia che, invece, deve sempre sussistere con il datore di lavoro. A dirlo è la Cassazione con una sentenza dello scorso venerdì [1].

La Suprema Corte ha ritenuto che la lentezza nello svolgere le mansioni assegnate, le frequenti irreperibilità, il rifiuto di usare il computer, la scarsa collaborazione con i colleghi (da cui scaturiva tensione) e la bassa produttività fossero tutti comportamenti così gravi da giustificare un licenziamento in tronco, senza quindi neanche il preavviso.

Nel caso di specie il lavoratore si era anche recato sul lavoro nonostante gli fosse stato esplicitamente comunicato, dal superiore gerarchico, l’applicazione, per quegli stessi giorni, della sanzione disciplinare consistente nella sospensione dal servizio e dalla retribuzione.

In generale, dunque, lo scarso rendimento e la grave insubordinazione fanno venire meno la fiducia del datore di lavoro e consentono a quest’ultimo il licenziamento per giusta causa.


note

[1] Cass. sent. n. 23172 dell’11.10.2013.


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