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Coronavirus e fase 2: come cambieranno bar, spesa e mare

16 Aprile 2020
Coronavirus e fase 2: come cambieranno bar, spesa e mare

La nuova normalità in uscita dal lockdown. Come impareremo a convivere con gli altri – e con il Covid-19 – negli spazi pubblici.

Tutti proiettati al futuro che sarà. Futuro molto prossimo: la fase 2 è lontana appena due settimane. La nuova normalità, imposta dal coronavirus, sarà fatta di distanze di sicurezza, assembramenti zero e piccole, inevitabili rivoluzioni nel quotidiano. Quali? Lo spiega il Corriere della Sera, con un paio di articoli che ci aprono gli occhi sul vicino cambiamento cui il coronavirus ci costringerà.

La spesa del futuro

Stefania Chiale, per esempio, dalle colonne del quotidiano, ci informa delle prove tecniche per la spesa che, almeno per un po’, non potrà essere come la ricordavamo: “Coop e Esselunga stanno sperimentando nuovi metodi per evitare le code chilometriche che tutti abbiamo osservato da lontano o vissuto da vicino, alcuni giorni più di altri, in quasi due mesi dall’inizio dell’epidemia. Come? Digitalizzandole”. A questo proposito si starebbe pensando ad app e piattaforme online che possano incrementare l’abitudine all’e-commerce o anche aiutare a gestire le code attraverso servizi di prenotazione da casa per pianificare le presenze. Servizi che, in alcune realtà – basti pensare, ad esempio, a Poste italiane – erano già esistenti, per consentire all’utente di saltare la fila, prenotando il proprio turno da remoto.

Addio open space, è boom di paratie

Christian Benna, sempre dalle colonne del CorSera, ci racconta, invece, il restyling degli spazi pubblici. Dovranno cambiare, per forza, anche loro, se davvero vorremo tornare ad avere una parvenza di vita sociale in concomitanza col Covid. Ed ecco, allora, che il “modello farmacia”, con le paratie innalzate sui banconi per arrestare il temibile droplet (le goccioline di saliva potenziale fonte di contagio), si diffonderà presumibilmente un po’ dappertutto, negli esercizi pubblici, compresi i bar, che probabilmente si doteranno anche di bicchieri usa e getta. “Sarà preferibile, forse obbligatorio, il servizio al tavolo – secondo il Corriere -. Meglio ancora se fuori dal locale, nei dehors estivi, attorno ai quali saranno allestiti divisori mobili con le ruote”.

Il distanziamento sociale sarà un bel problema: come faremo a mantenerlo per la nostra sicurezza? La soluzione più adatta sembrano essere le luci a led che possano segnalare la distanza minima. Si pensa anche ad allarmi sonori per avvertire in caso di rischioso avvicinamento. “Per le code agli imbarchi degli aeroporti e nelle stazioni ferroviarie serviranno paratie laterali, alte almeno 90 centimetri”, avverte ancora il quotidiano milanese. Boom delle paratie, insomma, nuovo business dell’epoca del coronavirus. Benna, nel suo articolo, cita il caso di una fabbrica torinese, la Elivend, che racconta di come “in pochi giorni tutto sia cambiato. Oggi siamo subissati dalle richieste di elementi divisori”. Anche la vita nelle aziende sarà ripensata: addio all’open space, insomma.

Un’estate al mare… ma come?

Chissà se anche in spiaggia? L’azienda ci sta lavorando, ma in un modello alternativo rispetto a quello proposto, giorni fa, da un’altra fabbrica nel Modenese, la Nuova Neon Group 2. Quest’ultima ha diffuso alcuni prototipi dei suoi box in plexiglass, a separare un ombrellone dall’altro. La Elivend ha in animo di realizzarli in policarbonato, materiale più resistente, secondo quanto il titolare dell’attività ha spiegato al Corriere della Sera.

Resta il fatto che le immagini della spiaggia divisa in tante mini cabine trasparenti, isolate l’una dall’altra, ha fatto trasalire un po’ tutti: probabilmente è tra i segnali più evidenti dell’incisione profonda del coronavirus nelle nostre vite. Federbalneari si è affrettata a smentirne la fattibilità, o quantomeno a puntualizzare che non c’è niente di certo e non si è presa ancora una decisione in tal senso. Ne ha parlato l”agenzia di stampa Adnkronos, riportando le dichiarazioni del coordinatore del Lazio, Marco Maurelli.

“Abbiamo ricevuto tantissime telefonate da parte dei nostri associati che chiedevano chiarimenti su quella che è stata fatta passare come soluzione per salvare la stagione balneare mentre, invece, è la proposta, seppur scenografica e di effetto, di un’azienda – ha detto Maurelli -. In un momento così drammatico per il settore turistico balneare, con un comparto praticamente sull’orlo dell’abisso, c’è chi non trova di meglio che proporre ipotesi incredibili. Pensiamo piuttosto a un sistema di prenotazioni online che ci consenta di salvare il salvabile di questa stagione. Stiamo lavorando con i nostri associati per capire l’eventuale praticabilità di una proposta di questo genere e i relativi costi”.

Federbalneari stima moltissime cancellazioni o mancate prenotazioni in tutte le località con un inevitabile collasso della filiera della ”vacanza del mare” e, per questo, continua a guardare con fiducia all’azione della regione con cui sta portando avanti in questi giorni un dialogo serrato, proprio per far fronte a una situazione catastrofica. ”È già sotto gli occhi di tutti come il comparto del turismo balneare abbia subito un pesante passivo in termini di prenotazioni che si rifletteranno negativamente e inevitabilmente sull’economia del turismo e su tutto il suo indotto. Parliamo di un numero di persone coinvolte, tra lavoratori dipendenti e stagionali, che si aggira intorno alle migliaia di unità. Senza considerare quella che sarà la reazione dell’utente alle nuove modalità di fruizione della vacanza al mare”, spiega Maurelli.


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