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Scommesse non autorizzate: ultime sentenze

3 Giugno 2020
Scommesse non autorizzate: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: obiettivo mirante ad attirare giocatori che esercitano attività di giochi e scommesse clandestini vietati verso attività regolamentare ed autorizzate; attività di raccolta non autorizzata di scommesse sull’esito di competizioni sportive; esercizio abusivo di attività di giuoco o scommessa; provvedimento di immediata cessazione dell’attività in quanto non autorizzata; lotteria ad estrazione istantanea non autorizzata dall’Azienda Autonoma dei Monopoli di Stato.

Gioco e scommesse

In tema di gioco e scommesse, l’art. 1935 c.c. stabilisce che le lotterie autorizzate danno luogo ad azione in giudizio, riferendosi, però, soltanto ai rapporti tra il giocatore (o i giocatori, nel caso di giocata ad intestazione plurima) e l’ente che gestisce il gioco autorizzato.

Ne consegue che la disciplina posta dalla richiamata norma non può estendersi ai molteplici e variegati accordi meramente privati tra i giocatori, che — a differenza dal gioco autorizzato — restano al di fuori di ogni regolamentazione, siccome affidati a passioni ed influenze reciproche, nell’ambito di rapporti sociali che la legge non considera meritevoli di tutela, salvo che per i limitati effetti della soluti retentio.

Pertanto, proprio per la evidenziata natura di detti rapporti, non può neppure operare per le scommesse private che ruotano intorno al gioco autorizzato l’istituto del collegamento negoziale, in guisa da attrarre, per siffatto tramite, le prime nell’ambito di disciplina del secondo, posto che la normativa applicabile al contratto collegato, sebbene suscettibile di essere influenzata dal contratto principale, deve comunque essere individuata con riguardo alla natura dello stesso contratto collegato ed agli interessi che esso intende perseguire.

Cassazione civile sez. III, 07/10/2011, n.20622

Scommesse sull’esito di competizioni sportive

L’attività di raccolta non autorizzata di scommesse sull’esito di competizioni sportive che si svolgono sul territorio di paesi esteri, a ancorché facenti parte dell’Unione europea, costituisce reato punibile ai sensi dell’art. 4 comma 1 l. 13 dicembre 1989 n. 401, senza che possa in contrario invocarsi un preteso contrasto fra la normativa nazionale ed il diritto comunitario europeo, nella parte in cui questo stabilisce il principio generale della libera circolazione dei servizi nell’ambito dell’Unione, atteso che detto principio, enunciato negli art. 59 e 60 del trattato istitutivo della Cee (ora art. 49 e 50, a seguito della nuova numerazione introdotta dal trattato di Amsterdam, ratificato dall’Italia con l. 16 giugno 1998 n. 209), può essere derogato, ai sensi degli art. 55, 56 e 66 (ora 45, 46 e 55) del medesimo trattato istitutivo (come confermato anche da diverse decisioni della Corte di giustizia), per ragioni di sicurezza e di ordine pubblico, quali sono quelle sottese dalla citata l. n. 401 del 1989.

Cassazione penale sez. III, 13/01/2000, n.124

Raccolta delle scommesse: le agenzie autorizzate

Sono pienamente legittimi i provvedimenti regionali che impongono alle agenzie autorizzate che si occupano della raccolta delle scommesse (c.d. bookmakers ) distanze minime da luoghi sensibili (quali, ad esempio, istituti scolastici di qualsiasi grado, centri giovanili o altri istituti frequentati principalmente dai giovani o strutture residenziali o semiresidenziali operanti in ambito sanitario o socio-assistenziale, nonché le strutture sanitarie e socio-assistenziali pubbliche e private che svolgono attività di accoglienza, assistenza e consulenza), a fronte della loro rispondenza al req uisito della ragionevolezza e al requisito della proporzionalità (nella fattispecie, il Collegio respingeva il ricorso giurisdizionale proposto per l’annullamento del provvedimento in argomento stante la fissazione di una distanza minima quantificata in 500 metri dai suddetti luoghi sensibili).

T.A.R. Bologna, (Emilia-Romagna) sez. I, 20/01/2020, n.56

Debito di gioco o pagamento di una scommessa

L’art. 1965 del codice civile francese, analogamente all’art. 1933 c.c., prevede espressamente che il debito di gioco o il pagamento di una scommessa non siano azionabili in giudizio; tale disposizione, pur non essendo applicabile al pagamento di assegni rilasciati in favore di un casinò la cui tenuta è autorizzata dalla legge e regolamentata dai pubblici poteri, trova invece applicazione nel caso in cui il rilascio di assegni alla casa da gioco si riferisca ad un contratto di mutuo concesso dal casinò per alimentare il gioco.

Cassazione civile sez. I, 26/10/2015, n.21712

Esercizio abusivo di attività di gioco o scommessa

In tema di raccolta di scommesse non autorizzata, non può invocarsi, per escludere il reato di cui all’art. 4 l. n. 401 del 1989, la contrarietà del sistema interno delle concessioni con i principi eurounitari, quando non ricorrono le condizioni per rilevare una loro violazione tale da comportare la disapplicazione della norma incriminatrice.

(Nella fattispecie, la Corte ha osservato che la società estera, per conto della quale il soggetto non autorizzato raccoglieva le puntate, non si trovava in una posizione assimilabile a quella della società di “betting” in favore della quale è stata riconosciuta la violazione dei principi di libertà di servizi e stabilimento all’interno della Unione europea).

Cassazione penale sez. III, 10/07/2013, n.45311

Mancanza dell’autorizzazione dei Monopoli di Stato

In tema di giuoco e scommesse, è configurabile il reato previsto dall’art. 4, comma 1, l. 13 dicembre 1989, n. 401 (esercizio abusivo di attività di giuoco o di scommessa) e non l’illecito amministrativo previsto dall’art. 113-bis r.d.l. 19 ottobre 1938, n. 1933 (manifestazioni comunque denominate con offerta di premi attribuiti mediante estrazione) nel caso di lotteria ad estrazione istantanea non autorizzata dall’Azienda Autonoma dei Monopoli di Stato, in quanto la violazione amministrativamente sanzionata riguarda esclusivamente i giochi di sorte di scarsa rilevanza economica, quali lotterie, tombole, riffe, pesche o banchi di beneficenza, gestiti al di fuori dei casi consentiti. (Fattispecie di lotteria istantanea del tipo “gratta e vinci”).

Cassazione penale sez. III, 14/10/2008, n.3816

Scommesse relative a competizioni agonistiche

L’art. 4 l. 13 dicembre 1989 n. 401, nel rendere punibile anche la raccolta non autorizzata di scommesse relative a competizioni agonistiche che si svolgono in altro Paese della Comunità europea, oltre a non contrastare con il principio di libertà di iniziativa economica previsto dall’art. 41 cost. (rientrandosi nell’ambito dei limiti che lo stesso art. 41 pone al suddetto principio), non contrasta neppure con la normativa comunitaria atteso che, pur rientrando la gestione di lotterie e scommesse nell’ambito dei servizi per i quali, ai sensi degli art. 49 e 50 (già 59 e 60) del trattato istitutivo, vige la regola della libera circolazione in ambito comunitario, detta regola può essere derogata – come riconosciuto anche dalla costante giurisprudenza della Corte di giustizia della Comunità europea – mediante riserve a favore dello Stato o mediante limiti e controlli pubblici, quando ciò trovi giustificazione in finalità di tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza; finalità riconoscibili nella citata l. n. 401 del 1989, mediante la quale si è inteso non soltanto perseguire un interesse finanziario dello Stato, ma anche prevenire determinate forme di criminalità organizzata per le quali l’esercizio di scommesse e giochi clandestini e la gestione di concorsi pronostici rappresentano fonti di cospicui guadagni.

Cassazione penale sez. III, 25/05/1999, n.1903

Raccolta di scommesse per conto di operatore straniero

La raccolta telematica di scommesse per conto di operatore straniero non richiede la previa autorizzazione di polizia, in quanto è attività di intermediazione, come tale non incriminabile ex art. 4 comma 4 bis l. n. 401 del 1989; sussiste pertanto il “fumus boni iuris” per la sospensione cautelare dell’esecuzione dell’impugnato provvedimento del questore che impone l’immediata cessazione di detta attività perché non autorizzata.

T.A.R. L’Aquila, (Abruzzo), 14/10/2004, n.288

Attività di raccolta di scommesse senza la concessione dello Stato

Non si applica l’art. 4 l. n. 401 del 1989 in riferimento all’attività di raccolta di scommesse senza la concessione dello Stato e l’autorizzazione di cui all’art. 88 tulps, quando l’attività è svolta per conto di società estere quotate debitamente autorizzate ad operare nello Stato membro ove sono stabilite esercitando l’attività imprenditoriale legittimamente per aver ottenuto le necessarie autorizzazioni.

Tribunale Lucera, 21/05/2008

Politica di espansione controllata del settore dei giochi d’azzardo

Una politica di espansione controllata del settore dei giochi d’azzardo può essere del tutto coerente con l’obiettivo mirante ad attirare giocatori che esercitano attività di giochi e di scommesse clandestini vietati in quanto tali verso attività autorizzate e regolamentate e un sistema di concessioni può in tale contesto costituire un meccanismo efficace che consente di controllare coloro che operano nel settore dei giochi d’azzardo allo scopo di prevenire l’esercizio di queste attività per fini criminali o fraudolenti, fermo restando che il numero di concessioni deve essere tale da essere proporzionato allo scopo, cioè da non sacrificare eccessivamente la libertà di stabilimento e la libera prestazione di servizi riferibili sia agli operatori stranieri che a quelli nazionali e che l’accesso alle concessioni non sia discriminatorio.

T.A.R. Trieste, (Friuli-Venezia Giulia) sez. I, 30/11/2012, n.449

Diniego di autorizzazione per l’attività di intermediazione nel settore delle scommesse

Va sospeso, in attesa della definizione della questione pregiudiziale rimessa dalla Corte di cassazione alla Corte di giustizia dell’Unione europea in ordine alla compatibilità tra il sistema nazionale relativo alla raccolta di scommesse e i principi di libertà di stabilimento e di prestazione dei servizi, il giudizio relativo alla legittimità del diniego di autorizzazione per l’attività di intermediazione nel settore delle scommesse, da effettuare per conto di società costituite in paesi membri dell’Unione europea, ove sono autorizzate, dalle competenti autorità, a gestire l’esercizio di scommesse su avvenimenti sportivi internazionali.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. I, 23/03/2010, n.516



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