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Intimazione di pagamento Agenzia Entrate Riscossione

16 Aprile 2020
Intimazione di pagamento Agenzia Entrate Riscossione

Ricorso contro intimazione di pagamento a seguito di cartella non impugnata: si può contestare?

Anche se l’aspetto è identico, il contenuto molto simile e anche la forma della notifica segue quella della tradizionale raccomandata a.r., c’è una profonda differenza tra una cartella di pagamento (anche detta «cartella esattoriale») e una intimazione di pagamento di Agenzia Entrate Riscossione. 

In realtà, per capire se il documento che si ha in mano è una cartella esattoriale o una intimazione di pagamento basterebbe leggere l’intestazione dell’atto ove è indicato chiaramente il suo nome. 

La differenza sostanziale però si gioca sull’impugnazione: come vedremo a breve, quando arriva l’intimazione di pagamento, gran parte delle censure che potevano essere mosse contro la cartella non sono più sollevabili. 

Di tanto parleremo meglio in questa guida dedicata appunto all’intimazione di pagamento di Agenzia Entrate Riscossione. Ma procediamo con ordine.

Differenza tra cartella di pagamento e intimazione di pagamento

Dopo la notifica della cartella esattoriale, l’esattore può avviare il pignoramento nei confronti del contribuente. Potrebbe anche azionare una delle misure cautelari come il fermo auto o l’ipoteca. 

A tal fine l’agente per la riscossione deve rispettare una regola molto importante: tra la data di consegna della cartella di pagamento e quella del successivo pignoramento non può decorrere più di un anno. Se trascorre tale termine senza che alcun atto di esecuzione forzata sia stato avviato, per intraprendere un eventuale pignoramento sui beni del contribuente diventa necessario inviargli un nuovo sollecito di pagamento. Tale sollecito si chiama, appunto, intimazione di pagamento.

L’intimazione di pagamento è un atto che ripropone fedelmente il contenuto della cartella e rinnova l’invito a pagare onde evitare conseguenze peggiori.

Dunque l’intimazione di pagamento è un atto eventuale: la sua formazione diventa necessaria solo se l’esattore fa trascorrere più di 365 giorni dalla notifica della cartella e intende avviare il pignoramento. 

Se non vi fosse l’intimazione di pagamento, un pignoramento fatto dopo più di 1 anno dalla cartella sarebbe illegittimo e contestabile dinanzi al giudice. 

Dunque, la prima differenza tra cartella esattoriale e intimazione di pagamento sta nel momento in cui tali atti vengono formati: la cartella viene sempre per prima e l’intimazione di pagamento la segue.

Una volta notificata l’intimazione di pagamento il contribuente ha solo 5 giorni di tempo per pagare, in luogo dei 60 concessi dalla cartella di pagamento. Questa è la seconda differenza tra i due atti.

E veniamo alla terza differenza. Abbiamo detto che la cartella ha un’efficacia di 1 anno, dopodiché deve essere seguita da una intimazione di pagamento. Anche, l’intimazione di pagamento ha un’efficacia di 1 anno (così modificato dal Dl 76/2020) dopo il quale per poter avviare il pignoramento, è necessario notificare una seconda intimazione. E così via.

Attenzione: la necessità della notifica dell’intimazione di pagamento si pone solo se l’esattore intende avviare un pignoramento. Se invece la misura in atto è una ipoteca o un fermo auto, la stessa può avvenire anche se è trascorso più di un anno dalla cartella e in assenza dell’intimazione di pagamento.  Del resto, prima di fermo e ipoteca è sempre necessaria la notifica del preavviso 30 giorni prima.

Come contestare l’intimazione di pagamento

Non si può contestare l’intimazione di pagamento per gli stessi vizi della cartella esattoriale. Difatti per questi ultimi bisogna agire solo contro la cartella stessa, entro 60 giorni dalla sua notifica (30 se si tratta di sanzioni amministrative o 40 per contributi previdenziali o assistenziali).

Se quindi la cartella non viene impugnata, nonostante eventuali difetti, diventa definitiva e, con essa, anche tutti i successivi atti, ivi compresa l’intimazione di pagamento. 

In buona sostanza, l’irretrattabilità della cartella esattoriale, determinata dalla mancata impugnazione della stessa, esclude la possibilità per il contribuente di muovere contestazioni alla successiva intimazione. 

Tale chiarimento viene dalle Sezioni Unite della Cassazione [1]. 

Detto ciò, cerchiamo di capire quando si può impugnare una intimazione di pagamento. La prima ipotesi è quando, per una ragione o per un’altra, la precedente cartella non è mai arrivata a destinazione. In tal caso si contesterà l’omessa notifica dell’atto presupposto, ossia della cartella, circostanza che ha reso impossibile al contribuente la difesa.

La seconda ipotesi è quando si verifica la prescrizione del credito tra la notifica della cartella e quella dell’intimazione di pagamento. Devono però passare gli stessi termini previsti per la prescrizione delle cartelle (10 anni per i tributi erariali e 5 per quelli dovuti agli enti locali). 

Approfondimenti

Come impugnare intimazione di pagamento

Impugnazione intimazione di pagamento per prescrizione 


note

[1] Cass. S.U. sent.  n. 23397/2016, ord. n. 2302/2018. Ctp Frosinone, sent. n. 653/02/2019.


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