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Libretto postale cointestato e rinuncia all’eredità

16 Aprile 2020
Libretto postale cointestato e rinuncia all’eredità

Cosa succede al figlio che ha un libretto postale con il padre, alla morte di quest’ultimo: i debiti passano anche all’erede?

Tuo padre, ancora in vita ma molto anziano, ha accumulato numerosi debiti. Sino ad oggi i creditori non sono riusciti a fare nulla contro di lui. Questo anche perché l’unico bene che ha è un libretto postale, libretto però che presenta anche il tuo nome. Questa circostanza ti preoccupa, non tanto per il possibile pignoramento del libretto, quanto per la possibilità, alla morte di tuo padre, di avvalerti della rinuncia dei debiti. Cosa prevede la legge in proposito?

Il tema è quello del libretto postale cointestato e rinuncia dell’eredità. Cerchiamo di fare il punto della situazione per verificare cosa rischiano gli eredi e, in particolare, i figli.

Cosa comporta un libretto con il nome del figlio?

Un libretto che presenta sia il nome del padre che del figlio è un libretto cointestato. Ciò significa cioè che i soldi depositati alle Poste sono per metà dell’uno e per metà dell’altro soggetto, in qualità, entrambi, di titolari del libretto.

La cointestazione implica anche che, alla morte di uno dei due titolari, l’altro ha diritto a trattenere per sé il 50% del libretto mentre l’altro 50% andrà in successione agli eredi. 

Chiaramente, se il figlio cointestatario del libretto è anche erede – così come dispone la legge – questi avrà diritto alla prima metà in quanto di sua proprietà e a una quota della seconda metà divisa con gli altri eredi. 

La cointestazione di un libretto consente di rinunciare ai debiti del defunto?

Quando una persona muore, i suoi eredi sono chiamati – entro i 10 anni successivi – a dichiarare se intendono accettare o meno la sua eredità. Chi accetta l’eredità acquista sia una quota del patrimonio che la corrispondente quota dei debiti, cui dovrà far fronte con il proprio patrimonio personale. Chi invece rinuncia all’eredità, non ottiene né beni né debiti. 

Esiste una soluzione intermedia che è quella dell’accettazione dell’eredità con beneficio di inventario: questa consente di rispondere dei debiti del defunto solo nei limiti dei beni ricevuti con l’eredità. Con la conseguenza che i relativi creditori non potranno pignorare i beni di cui l’erede era già proprietario prima dell’accettazione. 

Abbiamo detto che il termine per accettare o rinunciare all’eredità è di 10 anni. In realtà, nel caso in cui l’erede abbia già la disponibilità materiale di uno o più beni del defunto (si pensi al figlio convivente) questo termine si riduce drasticamente: ci sono tre mesi per fare l’inventario di tali beni e altri 40 giorni per dichiarare se accettare o meno l’eredità. 

Attenzione a un ultimo aspetto: se di norma, per accettare l’eredità è necessaria una dichiarazione fatta davanti a un pubblico ufficiale (un cancelliere del tribunale o un notaio), la legge ammette anche l’accettazione tacita dell’eredità, quella cioè fatta con un comportamento concludente come la vendita dei beni del defunto o l’utilizzo del suo denaro sul conto, sia pure per pagare i relativi creditori.

Libretto cointestato: è accettazione tacita dell’eredità?

Avere un libretto cointestato non può chiaramente essere considerato un atto di accettazione tacita dell’eredità. Né lo è il fatto che il cointestatario, alla morte dell’altro, prelevi la propria metà, in quanto di sua pertinenza. Quindi, chi ha un libretto cointestato con una persona piena di debiti può sempre rinunciare all’eredità senza rinunciare alla propria metà del libretto stesso.

Diversa è la conclusione se il cointestatario superstite dovesse prelevare dal libretto postale più della sua quota (che, come detto, si presume essere pari al 50% del deposito, salvo patto contrario). In tal caso, l’utilizzo di denaro del defunto viene equiparato ad un atto di accettazione tacita dell’eredità e quindi automaticamente esclude il diritto alla rinuncia. Con la conseguenza che il soggetto in questione dovrà anche rispondere di tutti i debiti del padre defunto. 



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