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Denuncia per discriminazione

17 Aprile 2020 | Autore:
Denuncia per discriminazione

Ingiustizie sociali e conseguenze: quali sono i comportamenti giuridicamente rilevanti? Principi costituzionali, ambiti di operatività, settori di riferimento, norme di dettaglio.

Quante volte hai sentito parlare di discriminazione sul posto di lavoro, negli uffici pubblici, negli ambienti scolastici, in sanità: negli ultimi anni si fa molta attenzione a questo problema e la gente si interroga sulla questione della parità di trattamento di tutti gli individui.

In tale materia sono state adottate tante norme, sia nazionali sia sovranazionali, ma purtroppo non sempre e non tutte trovano applicazione: la denuncia per discriminazione è utilizzata con maggiore frequenza e i tribunali hanno scritto fiumi di sentenze su questo argomento, introducendo dei principi interpretativi molto interessanti.

Il tema può essere affrontato sotto diversi punti di vista: sociologico, psicologico, antropologico, ma ciò che a noi interessa, in questo articolo, è l’aspetto prettamente giuridico: il punto di partenza è, infatti, quello di capire come ci si può tutelare quando si subisce un comportamento del genere o quali sono le conseguenze cui si può andare incontro quando si pone in essere una condotta discriminatoria.

Analizziamo, quindi, nel dettaglio la normativa vigente in materia.

Il principio di non discriminazione

In Italia e in Europa vige una regola che è fondamentale per il corretto funzionamento della struttura sociale del nostro Paese: si tratta del principio di non discriminazione inteso come diritto di ogni individuo di non essere oggetto di pregiudizi per le condizioni personali in cui si trova (un vero e proprio diritto umano).

Sul punto occorre guardare, in particolare, a tre fonti normative principali:

  • convenzione europea dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (cosiddetta CEDU), firmata a Roma nel 1950 da 13 Paesi, per la quale i benefici giuridici in essa contenuti devono essere riconosciuti a tutti senza nessuna discriminazione (sesso, ricchezza, nascita, colore della pelle e così via);
  • diritto dell’Unione Europea: i cittadini europei sono tutelati dalle istituzioni in molti settori della loro esistenza; la normativa adottata è composta di diverse sezioni e fa divieto di differenziazioni a causa, tra le altre ipotesi, della nazionalità, della religione, dell’origine etnica e della condizione lavorativa;
  • costituzione italiana: il punto di riferimento è sicuramente l’art. 3 che sancisce il principio di eguaglianza in senso formale (inteso come divieto di discriminazione in base al sesso, alla razza, alla lingua, alla religione, alle opinioni politiche e alle condizioni personali e sociali) e in senso sostanziale (inteso come dovere della Repubblica di abbattere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano la libertà e l’eguaglianza dei cittadini).

Sulla base di tutte queste disposizioni, è possibile individuare alcuni settori in cui la discriminazione è più frequente. Vediamo quali sono.

La condizione di straniero

Già a partire dal 1998 il legislatore italiano si è posto il problema di tutelare gli individui da possibili discriminazioni dovute alla loro nazionalità.

Per tal motivo, in attuazione dei principi nazionali ed europei, è stata adottata una norma di dettaglio che vieta ogni condotta di emarginazione, esclusione, restrizione o preferenza di un soggetto al posto di un altro sulla base del colore della pelle, della razza e dell’origine etnica di provenienza.

Il comportamento sanzionato si rivolge a tutti coloro che si rifiutano di fornire beni o servizi offerti al pubblico a uno straniero (pensa, ad esempio, alla sanità, agli esercizi commerciali o, ancora, ai mezzi di trasporto). Tuttavia, il razzismo può produrre le sue conseguenze in ogni altro settore della vita umana: si va dalle relazioni personali a quelle lavorative sino a quelle scolastiche e sportive.

Il contesto lavorativo

L’ambito professionale è, forse, il settore privilegiato delle discriminazioni (a volte molto sottili e velate) realizzate in deroga a tutta la normativa vigente in materia: in tale contesto il diritto di eguaglianza assume le sembianze di diritto alla parità di trattamento.

In linea di massima, è possibile individuare le seguenti linee guida contenute nella legislazione di settore (pensa, tra tutte le disposizioni, al famoso Statuto dei Lavoratori):

    1. tutti i lavoratori hanno diritto allo stesso stipendio se svolgono le stesse mansioni e assumono le medesime qualifiche;
    2. sono nulli tutti i patti che subordinano l’occupazione di un dipendente all’adesione o alla non partecipazione di un’associazione sindacale;
    3. è vietato licenziare un lavoratore o discriminarlo nell’attribuzione di qualifiche, mansioni, trasferimenti, provvedimenti disciplinari a causa della sua attività sindacale, dell’opinione politica, della lingua, della razza, della religione, del sesso, dell’età e di tutte le altre condizioni fisiche o personali.

La vita scolastica e universitaria

Ulteriore settore in cui è prevedibile lo sviluppo di atti di diseguaglianza (che in tal caso possono riguardare soprattutto gli studenti con disabilità) è quello scolastico e universitario. A volte le istituzioni fanno fatica a intervenire sulle coscienze di studenti, famiglie e docenti e ad abbattere i muri che sono stati costruiti negli anni; per tal motivo lo stesso Miur ha avvertito la necessità di dettare delle linee guida sulla prevenzione di tutte le forme di pregiudizio e diseguaglianza.

Come denunciare un atto discriminatorio

Le vittime di discriminazione hanno a loro disposizione diversi strumenti di tutela introdotti e riconosciuti dal nostro legislatore: essi variano a seconda del settore in cui la condotta è stata realizzata, ma, in linea generale, lo strumento migliore è la denuncia di quanto subito.

La comunicazione può essere rivolta alle forze di polizia, all’opinione pubblica attraverso i mezzi di comunicazione, ai superiori gerarchici, ai vertici istituzionali, ma, in tutti i casi, assolve a una funzione specifica: quella di smascherare chi opera nel silenzio, di svelare l’esistenza di tali condotte e di ripristinare la propria posizione all’interno dell’ordinamento giuridico.

Ricorda, poi, che su tutto il territorio nazionale operano diversi centri, associazioni di categoria, enti, commissioni e network di operatori pronti a sostenerti nel tuo percorso: tra tutti, se vuoi, pensare in grande, prendi in considerazione l’Unar, ossia l’ufficio nazionale anti discriminazioni della presidenza del consiglio dei ministri – dipartimento per le pari opportunità.



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