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Il pedone cade nel tombino dissestato: di chi è la responsabilità?

16 ottobre 2013


Il pedone cade nel tombino dissestato: di chi è la responsabilità?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 ottobre 2013



Nel caso in cui il danno sia stato causato esclusivamente dalla condotta del danneggiato  si verifica un’ipotesi di caso fortuito che libera il custode della responsabilità.

 

Il tombino è dissestato e non chiude bene; ma il pedone è comunque distratto e ci cade dentro. Di chi è la responsabilità?

Non è facile stabilirlo e andrebbe fatta una valutazione caso per caso. A fissare le regole generali, comunque, ci ha pensato una recente ordinanza della Cassazione [1].

La Cassazione ci ricorda, innanzitutto, che la legge prevede una responsabilità oggettiva per i danni provocati dalle cose in capo a chi ne abbia la custodia.  In altre parole, il custode del bene (che poi, molto spesso, è anche il proprietario) deve risarcire i danni procurati ai terzi da tale bene, a prescindere dal fatto che egli sia colpevole (o meno) dell’evento. Appunto, in tali casi si parla di “responsabilità oggettiva” [2].

In base a questa regola, in teoria, l’ente proprietario della strada su cui insiste il tombino dovrebbe sempre risarcire i danni causati ai pedoni dal tombino stesso, tanto più se esso risulta in una condizione non ottimale.

Tuttavia, la regola appena esposta conosce un’eccezione. La legge richiede sempre, ai cittadini, un minimo di diligenza nelle loro attività quotidiane. Non si può, insomma, camminare guardando le stelle! In questo caso, infatti, anche la minima asperità del terreno potrebbe causare una rovinosa caduta a terra. E allora non sarebbe giusto dare la colpa al custode del bene.

Dunque, sottolinea la Cassazione, il custode del bene (nel nostro caso, il proprietario della strada con il tombino) non è mai responsabile se si verifica il cosiddetto caso fortuito, ossia quell’evento che, comunque, non era immaginabile, prevedibile ed evitabile dal custode stesso. Come appunto, il fatto che il pedone non abbia utilizzato la minima diligenza nel camminare e sia caduto proprio a causa della sua imperdonabile disattenzione.

Il custode non ha il potere di prevedere e prevenire l’evento determinato dal soggetto intento a guardare le nuvole. E allora chi è causa del suo mal pianga se stesso. Così il pedone distratto si tiene la frattura senza alcun risarcimento.

tombino

note

[1] Cass. ord. n. 22684/13 del 4.10.2013.

[2] Art. 2051 cod. civ.

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