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Fattura non pagata: conviene agire?

25 Aprile 2020
Fattura non pagata: conviene agire?

Un cliente mi ha ordinato della merce che ho provveduto a fargli consegnare tramite corriere. Ho, quindi, emesso regolare fattura. Tuttavia non sono stato pagato, poiché il cliente sostiene di non conoscere la persona che ha firmato la consegna e di non aver ricevuto nulla. Come posso agire e, soprattutto, mi conviene farlo?

Gentile cliente, alla luce di quanto ha descritto in quesito, lei ha ricevuto un ordine da un acquirente, gli ha spedito e consegnato la merce commissionata mediante corriere, ha emesso regolare fattura, ma purtroppo non è stato pagato.

Ebbene, in base agli elementi appena descritti, lei ha la prova scritta del proprio credito insoddisfatto, pertanto, con l’ausilio di un legale, ha i presupposti per richiedere ed ottenere un decreto ingiuntivo presso l’ufficio giudiziario competente; in questo caso si tratterebbe del Giudice di pace, visto che la somma per cui agirebbe è al di sotto dei 5000 euro [1].

In virtù del ricorso per ingiunzione, il giudice designato dovrebbe emettere un decreto a carico del suo cliente, con il quale gli ordinerebbe il pagamento della sorta capitale (cioè l’importo dovuto per la merce ordinata) oltre interessi e le spese del procedimento. Si tratterebbe di un procedimento sommario, alquanto veloce e che si concluderebbe in un tempo relativamente breve (di solito entro uno o due mesi, ma ovviamente in questo momento di stallo della giustizia, non potrei essere preciso a riguardo)

A seguito del descritto decreto ingiuntivo e della comunicazione del medesimo al debitore, questi avrebbe quaranta giorni di tempo per fare opposizione. Egli, infatti, potrebbe impugnare il provvedimento emesso, ad esempio, per le ragioni illustrate in quesito, avviando, così, un vero e proprio procedimento ordinario.

Pertanto, potrebbe ipotizzarsi un procedimento giudiziale promosso dal suo cliente e in cui questi impugnerebbe il decreto ingiuntivo subito, nel quale egli contesterebbe di non aver ricevuto la merce ordinata e in cui dovrebbe dimostrare che la firma apposta alla consegna appartiene a persona a lui sconosciuta. Viceversa, sempre nell’ambito della paventata opposizione, lei potrebbe chiamare in causa il corriere, a sua garanzia ed a copertura dell’ipotesi in cui si dovesse dimostrare che, in realtà, la spedizione non è mai stata consegnata al destinatario. In tal caso, infatti, la ditta sarebbe chiamata a risarcirla per i danni subiti [2].

L’intera vicenda giudiziaria, appena sinteticamente descritta, comporterebbe l’anticipo dei costi e il dover attendere il termine dell’intera procedura.

In primo luogo, dovrebbe anticipare l’onorario del suo legale (a questo proposito, prima di firmare un mandato, le consiglio di farsi fare un preventivo scritto dal legale contattato) nonché le spese del procedimento, salvo poi recuperare il tutto dalla controparte.

Invece, per quanto riguarda il secondo aspetto, calcoli una tempistica di almeno un paio d’anni o su per giù.

Appare chiaro, quindi, quanto la scelta di intraprendere l’azione di recupero sia strettamente personale e quanto debba essere lei a stabilire se sia opportuno o meno avviare il procedimento per ingiunzione oppure soprassedere, ritenendo, per ipotesi, la somma per cui agisce non meritevole di tanto patire.

A quest’ultimo riguardo, una considerazione potrebbe essere fatta sulla base della solvibilità del cliente: se si tratta di un soggetto, probabilmente, non in grado di adempiere alla prestazione finale, allora l’intero procedimento legale potrebbe trasformarsi in un inutile spesa che, quale danno, si aggiungerebbe all’importo della merce fornita e non pagata.

Viceversa, ed è scontato, l’abbandono di ogni tentativo di recupero comporterebbe la perdita del valore della merce spedita e ciò potrebbe essere un errore. Non è escluso, infatti, che, ricevuto il decreto ingiuntivo, il debitore proceda al pagamento, preferendo non affrontare un contenzioso incerto e ulteriormente costoso.

Pertanto, e qui concludo, non posso che ribadire che spetta a lei la scelta, anche alla luce delle considerazioni qui espresse.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avvocato Marco Borriello


note

[1] Artt. 633 e seg. cod. proc. civ.

[2] Cass. civ. sent. n. 702/2018.


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