Diritto e Fisco | Articoli

Cosa si intende per centro abitato?

17 Aprile 2020
Cosa si intende per centro abitato?

Obbligo di rallentare la velocità a prescindere dalla presenza di una specifica segnaletica stradale.

«Rallentare: centro abitato». Quante volte avrai già visto questo cartello per poi accorgerti, poche centinaia di metri dopo, che si trattava solo di uno sparuto gruppo di case sul lato della strada. Ti sarai allora chiesto quante abitazioni sono sufficienti per poter parlare di centro abitato. 

A chiarire cosa si intende per centro abitato è stata una recente sentenza della Cassazione [1]. Nella pronuncia in commento, la Corte ha confermato la condanna nei confronti di un automobilista che, viaggiando a 140 chilometri orari, aveva centrato un motociclista procurandone la morte. 

Il conducente stava procedendo a velocità elevata nonostante la segnaletica stradale indicasse chiaramente che, di lì a breve, si sarebbe aperto un centro abitato. Dal cartello sarebbe, quindi, derivato l’obbligo di riportare l’andatura nei limiti previsti per la città, ossia 50 km orari. 

Nella propria difesa, però, l’imputato ha sostenuto che poche case non bastano a parlare di centro abitato. La Corte non ha accolto la sua tesi. Ecco quali sono state le motivazioni dei giudici supremi. Motivazioni tanto più importanti quanto più si pensa che, nelle strade provinciali che legano tra di loro le varie frazioni, capita spesso di trovare villette o abitazioni isolate, più o meno aggregate tra loro. È bene quindi analizzare come vengono qualificate dalla legge tali situazioni in modo da sapere entro quale soglia portare l’asticella del contachilometri dell’auto. 

Ebbene, secondo la Cassazione, la presenza di un gruppo di case lungo la strada è sufficiente per parlare di centro abitato e per applicare il relativo limite di velocità, cioè 50 chilometri orari. Ciò vale a prescindere da uno specifico provvedimento dell’ente proprietario della strada, ad esempio il Comune o la Provincia. 

In altri termini – ed è qui l’aspetto cruciale della sentenza – non è solo il cartello stradale a dover dettare gli obblighi del conducente; anche se non è presente la segnaletica circolare che impone il limite di velocità a 50 km/h o quella che specifica “Attenzione: centro abitato”, il conducente deve sempre porsi nella condizione di prevedere eventuali rischi, considerando anche la presenza di poche abitazioni nei pressi della strada. Il che dovrebbe suggerirgli un atteggiamento più prudente rispetto alle strade in aperta campagna o alle strade statali. 

L’automobilista deve anticipare i pericoli connessi alla circolazione, al di là dei cartelli stradali. Deve sapere che là dove ci sono delle case – anche poche – ben ci potrebbero essere bambini che giocano, anziani che attraversano o altri mezzi leggeri come bici o motocicli.

Questa omissione di prudenza rende, quindi, ancora più grave la condotta di chi, in presenza di un centro abitato, non decelera.

La Corte di Cassazione ha ritenuto corretta l’osservazione fatta in secondo grado, laddove si era evidenziato che «il tratto di strada statale in cui si è verificato il sinistro attraversava il centro abitato» di un piccolo paese. Questo elemento è stato sufficiente per ritenere applicabile, checché ne dica l’automobilista, il limite dei 50 chilometri orari. E «anche in mancanza di uno specifico provvedimento dell’ente proprietario della strada, l’accertamento dell’esistenza di un centro abitato ben può essere effettuato sulla base di elementi concreti e specifici, idonei a connotare come tale un gruppo di case intervallate o site lungo un solo lato della strada».

Peraltro, «la condotta dell’automobilista è stata in ogni caso imprudente», soprattutto tenendo presente «lo specifico tratto di strada, che aveva una connotazione curvilinea con visuale non libera, stante anche la presenza di piante di oleandro a margine della carreggiata nonché l’esistenza di un cartello che segnalava un preavviso di intersezione», senza dimenticare «la vetustà della autovettura». Tutte queste circostanze avrebbero dovuto indurre l’automobilista a rallentare la velocità, spiegano i giudici.

L’insegnamento è, quindi, molto chiaro: da oggi in poi, anche se non c’è un segnale stradale ad obbligare di rallentare in presenza di un centro abitato o un cartello che limita l’andatura, bisognerà tenere conto delle condizioni concrete della strada, quindi non solo della sua pericolosità o del traffico ma anche della presenza di poche abitazioni nelle strette vicinanze. 


note

[1] Cass. sent. n. 12149/20 del 15.04.2020.

Corte di Cassazione, sez. IV Penale, sentenza 20 novembre 2019 – 15 aprile 2020, n. 12149

Presidente Di Salvo – Relatore Tornesi

Ritenuto in fatto

1. Con sentenza del 3 novembre 2016 il Tribunale di Locri dichiarava Gi. Gi. responsabile del reato di cui all’art. 589, comma 2,cod. pen., e, per l’effetto, lo condannava alla pena, condizionalmente sospesa, di anni due di reclusione. L’imputato e il responsabile civile INA Assitalia s.p.a. venivano condannati, in solido tra loro, al risarcimento dei danni patiti dalle parti civili Pa. Ro. An. e Da. Br., da liquidarsi in separata sede, nonché al pagamento di una provvisionale in loro favore di Euro 20.000, oltre al pagamento delle spese processuali.

1.1. Al predetto imputato era addebitato di essersi scontrato, mentre era alla guida del veicolo Fiat Panda tg. (omissis…), contro la parte posteriore del motociclo Yamaha Drag Star tg. (omissis…) condotto da Da. Gi. An., mentre entrambi percorrevano la SS 106 in direzione Reggio Calabria cagionandone la morte per colpa in quanto violava l’art. 141, comma 2, cod. strada tenendo una velocità di 104 km./h. laddove il limite era di 90 km./h.

In Bovalino il 14 luglio 2011.

2. Con sentenza del 13 dicembre 2018, la Corte di Appello di Reggio Calabria ha confermato la pronuncia di primo grado.

3. Gi. Gi., a mezzo del difensore di fiducia, ricorre per cassazione avverso la predetta sentenza, elevando tre motivi.

3.1. Con il primo motivo, eccepisce la nullità della sentenza per violazione degli 516 e 522 cod. proc. pen. in quanto, a fronte della originaria imputazione con la quale veniva contestato il limite di velocità di novanta chilometri orari, i giudici di merito gli hanno addebitato la norma che prescrive il limite di 50 km./h. nei centri abitati, così ravvisando un fatto diverso da quello contestato, con conseguente lesione del diritto di difesa.

3.2. Con il secondo motivo, lamenta il vizio motivazionale in relazione alla responsabilità e/o corresponsabilità della vittima nella determinazione dell’evento morte e alla richiesta di rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale.

3.3. Con il terzo motivo, denuncia il vizio di violazione di legge e il vizio motivazionale in relazione alla mancata concessione delle attenuanti generiche.

Considerato in diritto

Il ricorso è inammissibile sia per genericità che per manifesta infondatezza alla stregua di quanto qui di seguito esposto.

2. Giova rammentare che, secondo i principi consolidati della giurisprudenza di legittimità, i motivi di ricorso per cassazione possono riprodurre totalmente o parzialmente quelli di appello ma solo entro i limiti in cui ciò serva a documentare il vizio enunciato e dedotto, con autonoma, specifica ed esaustiva argomentazione (Sez. 6, n. 34521 del 27/06/2013, Rv.256133).

In linea generale si osserva che la funzione tipica dell’impugnazione è quella della critica argomentata avverso il provvedimento cui si riferisce, che si realizza attraverso la presentazione di motivi i quali, a pena di inammissibilità, devono indicare specificatamente le ragioni di diritto e gli elementi di fatto che sorreggono ogni richiesta.

Contenuto essenziale dell’atto di impugnazione è, pertanto, indefettibilmente il confronto puntuale con le argomentazioni del provvedimento il cui dispositivo si contesta.

Il motivo di ricorso in cassazione, poi, è caratterizzato da una duplice specificità. Esso, oltre ad essere conforme all’art. 581, lett. c),cod. proc. pen., quando «attacca» le ragioni che sorreggono la decisione(deve, altresì, contemporaneamente enucleare in modo specifico il vizio denunciato, in modo che sia chiaramente sussumibile fra i tre, soli, previsti dall’art. 606, comma 1, lett. e) cod. proc. pen., deducendo altresì le ragioni della sua decisività rispetto al percorso logico seguito dal giudice del merito per giungere alla deliberazione impugnata, si da condurre a una decisione differente (Sez. 6, n. 8700 del 21 gennaio 2013, Rv. 254585).

3. Orbene, nel caso in esame i motivi di ricorso, già proposti con l’atto di appello, sono stati riprodotti pedissequamente in questa sede, in assenza di una censura argomentata alle ragioni contenute nella decisione impugnata.

4. Inoltre i predetti motivi poggiano su considerazioni di mero merito, non scrutinabili in sede di legittimità, a fronte della completezza e della tenuta logica – giuridica dell’apparato argomentativo posto a supporto della sentenza impugnata.

Va rammentato che il controllo del giudice di legittimità sui vizi della motivazione attiene alla coerenza strutturale della decisione di cui saggia la oggettiva tenuta sotto il profilo argomentativo, restando preclusa la rilettura degli elementi di fatto posti a fondamento della decisione e l’autonoma adozione di nuovi e diversi parametri di ricostruzione e valutazione dei fatti (tra le varie, Sez. 4, n. 31224 del 16/06/2016).

Ancora, la giurisprudenza ha affermato che l’illogicità della motivazione per essere apprezzabile come vizio denunciabile, deve essere evidente, cioè di spessore tale da risultare percepibile ictu oculi, dovendo il sindacato di legittimità al riguardo essere limitato a rilievi di macroscopica evidenza, restando ininfluenti le incongruenze logicamente incompatibili con la decisione adottata purché siano spiegate in modo logico ed adeguato le ragioni del convincimento (per tutte, Sez. Un. n. 24 del 24/11/1999, Spina, v. 214794).

5. Ciò premesso si procede alla disamina dei singoli motivi di ricorso.

6. Quanto al primo motivo, si osserva che la Corte distrettuale ha fatto corretta applicazione del principio di diritto secondo cui nei procedimenti per reati colposi la sostituzione o l’aggiunta di un particolare profilo di colpa, sia pure specifica, al profilo di colpa originariamente contestato non vale a realizzare diversità o immutazione del fatto ai fini dell’obbligo di contestazione suppletiva di cui all’art. 516 cod. proc. pen. e della eventuale ravvisabilità, in carenza di valida contestazione, del difetto di correlazione tra imputazione e sentenza ai sensi dell’art. 521 cod. proc. pen. (Sez. 4, n. 18390 del 15/02/2018, Rv. 273265).

6.1. Nel caso in esame i giudici di merito hanno accertato che il tratto di strada statale in cui si è verificato il sinistro attraversava il centro abitato di Bovalino, ritenendo così applicabili i relativi limiti di velocità massimi.

La decisione impugnata ha fatto corretta applicazione del principio di diritto secondo cui ai fini della valutazione della responsabilità dei conducenti nella causazione di un incidente occorre far riferimento alle condizioni di fatto concretamente esistenti per cui, anche in mancanza di uno specifico provvedimento dell’ente proprietario della strada, l’accertamento dell’esistenza di un centro abitato ben può essere effettuato sulla base di elementi concreti e specifici idonei a connotare come tale “un gruppo di case intervallate o site lungo un solo lato della strada” (Sez. 4, n. 15373 del 15/02/2005).

E’ stato altresì evidenziato, con motivazione congrua, che la condotta del Gi. era stata in ogni caso imprudente, in considerazione dello specifico tratto di strada che aveva una connotazione curvilinea con visuale non libera, stante anche la presenza di piante di oleandro a margine della carreggiata nonché l’esistenza di un cartello che segnalava un preavviso di intersezione, oltre alla vetustà della sua autovettura; circostanze queste che avrebbero dovuto indurre l’imputato a rallentare la velocità.

7. Quanto al secondo motivo, si osserva preliminarmente che la Corte distrettuale ha ampiamente motivato il rigetto della richiesta di rinnovazione dell’istruzione dibattimentale.

Inoltre il ricorrente tende a riproporre in questa sede una ricostruzione alternativa dei fatti e una diversa valutazione delle prove in termini non consentiti nel giudizio di legittimità sulla base della giurisprudenza pacifica, anche a sezioni unite della Corte Suprema (Sez. U. n. 12 del 31/05/2000, Rv. 216260; Sez.U. n. 47289 del 24/09/2003, Rv. 226074).

Per quanto riguarda specificamente i sinistri stradali merita di essere richiamato il principio in base al quale sono sottratti al giudizio di legittimità, se sorretti da adeguata motivazione, gli apprezzamenti di fatto necessari alla ricostruzione di un incidente stradale nella sua dinamica e nella sua eziologia, ovvero nella valutazione delle condotte dei singoli utenti della strada coinvolti, nell’accertamento delle relative responsabilità e nella determinazione dell’efficienza causale di ciascuna colpa concorrente (ex multis Sez. 4, n. 37838 del 01/07/2009, Rv. 245294).

A fronte di quanto precede, la sentenza impugnata ha fatto buon governo del materiale probatorio offrendo una ricostruzione degli eventi inappuntabile sul piano logico nonché congrua e coerente.

Quanto alla dinamica del sinistro i giudici di merito hanno infatti evidenziato che il Gi., alla guida della Fiat Panda, stava percorrendo la SS 106 con direzione di marcia Catanzaro – Reggio Calabria(in assenza di pioggia e con ottima visibilità quando, in prossimità del km. 87,300, investiva da tergo la motocicletta condotta da Da. Gi. An. mentre quest’ultimo era già intento o comunque in procinto di svoltare a sinistra per imboccare la traversa lato – mare. La violenza dell’impatto è stata desunta dai lunghi segni di frenata del veicolo investitore rinvenuti sul posto (pari a circa 60 metri), dallo scarrocciamento della motocicletta, dai danni subiti dai rispettivi mezzi e dalla circostanza che la vittima è stata catapultata, dopo l’impatto con il cofano e il parabrezza dell’autovettura a 26 metri di distanza dal punto in cui vi è stato lo scontro tra i predetti mezzi.

Le alternative ipotesi prospettate dalla difesa circa il fatto che il Da. avesse potuto effettuare una manovra di inversione a U sono state ritenute prive di plausibilità logica.

E’ stato altresì rilevato che il mancato uso del casco da parte della vittima, di cui non è stata acquisita la prova, non avrebbe comunque eliso le responsabilità del Gi. in ordine alla causazione del sinistro.

8. Quanto al terzo motivo, le censure articolate attengono a valutazioni discrezionali attribuite in via esclusiva al giudice di merito, le cui argomentazioni sono sottratte al sindacato di legittimità quando, come nel caso in esame, sono sorrette da motivazioni immuni da vizi logici e giuridici e danno conto, anche richiamandoli, degli elementi tra quelli indicati nell’art. 133 cod. pen., considerati preponderanti ai fini della decisione (Sez. 5, n. 43952 del 13/04/2017, Rv. 271269).

Come è noto, secondo la giurisprudenza consolidata di questa Corte (ex plurimis, Sez.5, n. 43952 del 13/04/2017, Rv. 271269), ai fini della determinazione del trattamento sanzionatorio, ivi compresa la valutazione sulla concedibilità delle attenuanti generiche, non è necessaria una analitica valutazione di tutti gli elementi di cui all’art. 133 cod. pen., essendo sufficiente la indicazione degli elementi ritenuti decisivi e rilevanti, rimanendo disattesi o superati tutti gli altri; il preminente e decisivo rilievo accordato all’elemento considerato implica infatti il superamento di eventuali altri elementi suscettibili di opposta e diversa significazione, i quali restano implicitamente disattesi e superati.

9. Alla stregua di quanto sopra esposto va pronunciata la declaratoria di inammissibilità del ricorso e la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro duemila in favore della cassa delle ammende nonché alla rifusione delle spese sostenute dalle parti civili che si liquidano come da dispositivo.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro duemila in favore della cassa delle ammende nonché alla rifusione delle spese sostenute dalle parti civili, che liquida come segue: Euro 2.500,00 in favore di Pa. Ro. An., oltre accessori, come per legge; Euro 2.500,00 in favore di Da. Br., oltre accessori, come per legge.


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube