Non è reato coltivare cannabis per uso personale

17 Aprile 2020 | Autore:
Non è reato coltivare cannabis per uso personale

La punibilità è esclusa quando le tecniche utilizzate sono rudimentali e il quantitativo di prodotto è modesto. Rimane, però, l’illecito amministrativo.

La Cassazione si è pronunciata sul tema della coltivazione domestica di cannabis ed ha affermato – con una sentenza resa dalle Sezioni unite penali – che non è reato coltivare cannabis ma solo se le piante sono destinate all’uso personale. Rimangono, però, gli illeciti amministrativi riferiti alla detenzione del prodotto ottenuto.

Nella pronuncia della quale ora sono state depositate le motivazioni si stabilisce – come avevamo anticipato a dicembre – che coltivare cannabis in casa non è più reato ma vengono fornite alcune precisazioni.

Secondo i giudici di piazza Cavour, il reato di coltivazione di stupefacenti sussiste perché – afferma la sentenza “è configurabile indipendentemente dalla quantità di principio attivo ricavabile nell’immediatezza, essendo sufficienti la conformità della pianta al tipo botanico previsto e la sua attitudine, anche per le modalità di coltivazione, a giungere a maturazione e a produrre sostanza stupefacente”.

Tuttavia – prosegue la Corte – “devono ritenersi escluse, in quanto non riconducibili all’ambito di applicazione della norma penale, le attività di coltivazione di minime dimensioni svolte in forma domestica, che, per le rudimentali tecniche utilizzate, lo scarso numero di piante, il modestissimo quantitativo di prodotto ricavabile, la mancanza di ulteriori indici di un loro inserimento nell’ambito del mercato degli stupefacenti, appaiono destinate in via esclusiva all’uso personale del coltivatore”.

Così, in questi casi, la condotta non rileva più sotto il profilo penale, ma continua ad avere una valenza di violazione amministrativa: infatti – continua la sentenza – nel caso in cui “la coltivazione domestica a fini di autoconsumo produca effettivamente una sostanza stupefacente dotata di efficacia drogante, le sanzioni amministrative potranno essere applicate al soggetto agente considerato non come coltivatore, ma come detentore di sostanza destinata a uso personale”.

Così la Cassazione stabilisce una “graduazione” delle varie forme di coltivazione, ed esclude che costituiscano reato solo due specifici casi: la sentenza afferma che “devono considerarsi lecite la coltivazione domestica, a fine di autoconsumo, per mancanza di tipicità, nonché la coltivazione industriale che, all’esito del completo processo di sviluppo delle piante non produca sostanza stupefacente per mancanza di offensività in concreto”.

Se la coltivazione sfugge alla punibilità penale, però, il prodotto ottenuto – per quanto modesto nella quantità di principio attivo e, ovviamente, non destinato allo spaccio – può essere perseguibile in via amministrativa. La sentenza, infatti, precisa che “la detenzione di sostanza stupefacente esclusivamente destinata al consumo personale, anche se ottenuta attraverso una coltivazione domestica penalmente lecita, rimane soggetta al regime sanzionatorio amministrativo“.



1 Commento

  1. allucinante…dopo 30 anni ci permettono di coltivare ma ci tolgono la patente…allora scusate come si fa a coltivare?

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