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Denunciare Comune sui social: cosa si rischia?

19 Aprile 2020
Denunciare Comune sui social: cosa si rischia?

Diffamazione nei confronti della pubblica amministrazione o dei funzionari pubblici: quando il comportamento è reato e quando invece è diritto di critica. 

Un nostro lettore ci ha chiesto cosa si rischia a denunciare il Comune sui social.

Ormai, i social network sono considerati un’arma più forte e penetrante della stessa denuncia alla polizia che – come ben si sa – deve fare poi i conti con la procedura, i tempi di prescrizione, le interpretazioni dei giudici, i cavilli degli avvocati. Invece, un post su Facebook arriva immediatamente, colpisce l’avversario nella sua parte più intima – l’onore – e ha il merito di sortire anche una certa popolarità nei confronti di chi scrive. È questo che ormai pensa purtroppo la gente comune quando, anziché azionare la giustizia ordinaria, si fa giustizia da sé con commenti denigratori e offese di tutti i tipi. Ma la legge non lo consente: così come chi accusa falsamente una persona dinanzi alle forze dell’ordine commette reato di calunnia, allo stesso modo chi infanga la reputazione altrui su internet (al di là se il fatto narrato sia vero o meno) commette diffamazione.

Siamo tutti più o meno consapevoli, quindi, che non si può ingiuriare nessuno in pubblico. Ma se il destinatario delle accuse dovesse essere non già una persona fisica ma un ente, una pubblica amministrazione o un altro organismo impersonale?

Immaginiamo che un cittadino presenti domanda per un alloggio popolare e che il sindaco gliela rigetti perché privo dei requisiti richiesti dal bando. L’escluso decide di vendicarsi e inizia a sparlare dell’amministrazione locale su Facebook, raccontando storie di intrallazzi, inciuci, sperperi di ogni genere. Commetterebbe reato? Cosa si rischia a denunciare il Comune sui social? Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Calunnie contro il Comune

La terminologia giuridica, a volte, è tutto. Se sbagli il capo di imputazione di un reato nei confronti di una persona, questa, seppur colpevole, potrebbe farla franca. Quindi, devi sempre sapere come si qualifica un determinato comportamento e quale termine per esso la legge usa.

Ad esempio, si fa spesso ricorso alla parola calunnia per indicare un’offesa. La calunnia, però, è il reato che commette chi denuncia, dinanzi alle autorità, una persona pur nella piena consapevolezza della sua innocenza. Quindi, non commette calunnia chi sparla di un’altra persona sul web perché internet non è una autorità giudiziaria o altra autorità tenuta a informare il giudice (ad esempio, polizia e carabinieri).

Diffamazione contro il Comune

Più verosimile è, invece, parlare di diffamazione contro il Comune nel momento in cui si decide di denunciare in pubblico un abuso. 

È vero che, il più delle volte, il reato di diffamazione ha per destinatario una persona fisica, ma nulla esclude che possa anche essere una persona giuridica come una società. La giurisprudenza riconosce, infatti, alle persone giuridiche anche il diritto al risarcimento per il danno non patrimoniale a fronte di un comportamento che ne lede la personalità e la reputazione commerciale. 

Come, infatti, chiarito dal tribunale di Milano [1], in tema di diffamazione, non solo una persona fisica ma anche una entità giuridica o di fatto, una fondazione, un’associazione, possono rivestire la qualifica di persona offesa dal reato, essendo concettualmente identificabile un onore o un decoro collettivo, quale bene morale di tutti gli associati o membri, considerati come unitaria entità, capace di percepire l’offesa.

Inoltre, per far scattare la diffamazione non è necessario fare il nome e cognome del soggetto passivo ma basta che questi sia individuabile con facilità dai terzi. Scrivere che i vincitori del concorso a cattedra dell’università sono dei raccomandati costituisce diffamazione perché si tratta di persone alla cui identità si può agilmente risalire.

Denunciare Comune sui social: cosa si rischia?

I discorsi appena fatti possono essere ben utilizzati per quanto riguarda le accuse nei confronti del Comune. Qui, bisogna fare molta attenzione. Una cosa è parlare del Comune come «collettività» ossia «cittadinanza» e un’altra intendendo l’amministrazione, ossia il complesso di persone che ne hanno la rappresentanza e formano l’apparato burocratico.

Nel primo caso, non c’è diffamazione. Chi dice «tutti i milanesi sono razzisti» non commette reato, al pari di come non lo commette chi dice «tutti i siciliani sono degli scansafatiche».

Nel secondo caso, invece, i soggetti passivi dell’offesa sono ben individuabili e, specie nei Comuni più piccoli, la cerchia è abbastanza ristretta. Quindi, scrivere «Il Comune regala i soldi degli appalti ai suoi amici» è un’accusa chiaramente diretta al sindaco e alla giunta, quindi rappresenta una diffamazione. 

Denunciare, però, alcune scorrettezze, senza avere di mira la moralità delle persone, rientra nel diritto di critica. Si pensi al cittadino che scrive su Facebook che il Comune non avrebbe presentato un bilancio veritiero e ne dia prova, oppure che sostenga – fatto accertabile – che vi siano perdite eccessive tali da far rischiare un commissariamento. Anche in tale ipotesi si rientra nella libertà di espressione in quanto si rispetta il principio di “continenza”: la critica deve, infatti, sempre essere riferita a fatti (veri) e non alla morale delle persone.

A riguardo, la Cassazione [2] ha detto che la denuncia dell’operato di un funzionario pubblico esercitata in forma contenuta e riferita a fatti ritenuti illegittimi non è punibile poiché costituisce esercizio del diritto di critica.


note

[1] Trib. Milano, sent. n. 3747/2015.

[2] Cass. sent. n. 43139/2017.

Autore immagine: it.depositphotos.com


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