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Proposta di conciliazione del giudice: un altro esempio

17 ottobre 2013


Proposta di conciliazione del giudice: un altro esempio

> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 ottobre 2013



Se la sentenza accoglie la domanda negli stessi termini della proposta di conciliazione, la parte che ha rifiutato immotivatamente la proposta di conciliazione viene condannata al pagamento delle spese processuali.

 

Come ormai noto, dal 21 agosto 2013, in presenza di determinate condizioni, il giudice può formulare alle parti, alla prima udienza di comparizione o sino a quando è esaurita l’istruzione, una proposta transattiva o conciliativa [1]. La nuova disciplina si applica a tutti i processi pendenti a tale data.

In una delle prime decisioni pubblicate in materia [2], il giudice, ha ritenuto di formulare una proposta transattiva dopo aver accertato che:

– le questioni di diritto apparivano di pronta soluzione (in particolare, l’anatocismo bancario e la commissione di massimo scoperto);

– il valore della controversia non era elevato;

– allo stato dell’istruttoria, le spese legali avevano già superato il valore della controversia.

Il giudice ha inoltre ricordato alle parti che l’eventuale loro rifiuto della proposta transattiva avanzata dal magistrato stesso deve essere adeguatamente motivato.

Mancando tale adeguata motivazione (per esempio, in caso di rifiuto solo per “questioni di antipatia” o di cosiddetto “principio”), qualora la sentenza accolga la domanda in misura non superiore alla proposta transattiva avanzata dal giudice, la parte che ha rifiutato l’offerta può essere condannata al pagamento delle spese processuali maturate dopo la formulazione della proposta [3].

note

[1] Art. 185 bis c.p.c. introdotto dall’art. 77 DL 69/2013 conv. in L. 98/2013.

[2] Trib. Nocera Inferiore ord. del 27.08.2013.

[3] Ai sensi dell’art. 91 c. 1 c.p.c.

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