Cronaca | News

Coronavirus: la nuova povertà degli italiani

17 Aprile 2020
Coronavirus: la nuova povertà degli italiani

21 milioni di persone sono in serie difficoltà economiche a causa dell’emergenza e tra questi 10 milioni hanno un reddito insufficiente al proprio sostentamento.

Il coronavirus non è solo un’emergenza sanitaria ma, purtroppo, anche economica, che colpisce seriamente più di un italiano su tre. È la nuova povertà degli italiani che le misure di sostegno varate dal Governo non sembrano riuscire a fronteggiare.

Ci sono 21 milioni di persone che si trovano in serie difficoltà e tra questi oltre 10 milioni che hanno un reddito scarsissimo, quasi nullo. Lo rivela una ricerca compiuta dall’Università della Tuscia, che mette in evidenza le vicende di questi milioni di italiani che hanno perso il lavoro e non hanno avuto accesso agli ammortizzatori sociali. Secondo lo studio, in Italia ci sono più di 18 milioni di persone che hanno redditi inferiori a 15mila euro e oltre 7 milioni e mezzo che sono sotto il livello di sussistenza dei 6mila euro annui; meno di 500 euro al mese.

Le categorie più a rischio di povertà sono le coppie con figli ed i genitori single. Ma neppure le aziende se la passano meglio: con il lockdown ci sono state più di due milioni di imprese e ditte che hanno sospeso l’attività e che complessivamente impiegano 7 milioni di addetti, di cui quasi 5 milioni sono lavoratori dipendenti.

Un’emergenza nell’emergenza è data dal fatto che, secondo i calcoli dell’Università della Tuscia, esistono almeno 3 milioni di persone che non dichiarano reddito al fisco. Lavoratori in nero ed evasori totali, ma che adesso con l’interruzione della maggior parte delle attività non riescono a guadagnare a sufficienza per il proprio sostentamento e per mantenere le loro famiglie.

Anche l’analisi compiuta dalla Fondazione studi consulenti del lavoro, dall’eloquente titolo ‘Covid-19: aumentano le famiglie in ristrettezza economica‘ e illustrata dall’agenzia stampa Adnkronos offre dati sconfortanti: per 3,7 milioni di lavoratori la sospensione, anche se temporanea, delle attività produttive ha fatto venir meno l’unica fonte di reddito familiare.

Ad essere più colpite le coppie con figli (1.377 mila  37%) e genitori ‘soli’ (439mila, 12%) con il rischio di non riuscire a fronteggiare nemmeno le spese quotidiane. È un dato preoccupante se si considera che ben il 47,7% dei lavoratori dipendenti dei settori ”che hanno chiuso” guadagnava meno di 1.250 euro mensili e il 24,2% si trova addirittura sotto la soglia dei mille euro.

Ma ad essere coinvolti nella pesante recessione, oltre ai ceti più deboli che si trovano già in povertà, è anche la vasta platea di lavoratori a reddito medio-basso, per la quale l’assenza di reddito anche per un solo mese può determinare una situazione di grave disagio. Tra i profili sociali in bilico spiccano i giovani che, percependo stipendi più bassi (oltre il 60% della popolazione 25-29 anni abitualmente non supera i 1.250 euro), dovuti alla minore anzianità lavorativa, spesso non dispongono nemmeno di risparmi da poter utilizzare in questa fase emergenziale.

Secondo la presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei consulenti del lavoro, Marina Calderone, “i provvedimenti adottati a tutela della salute pubblica hanno esposto a maggiore rischio proprio i lavoratori meno qualificati e a più basso reddito, che avrebbero invece avuto bisogno di più tutele. Si pensi alla chiusura dei comparti manifatturieri, al lavoro artigiano e operaio, all’edilizia o al commercio”.”Al contrario chi ha potuto contare sulla continuità lavorativa tramite smart working sono stati soprattutto i lavoratori della conoscenza, impiegati e quadri di aziende pubbliche e private, professioni a più alta qualificazione, che vantano titoli di studio e redditi più elevati”.



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