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Coronavirus in laboratorio, lo dice anche un premio Nobel

17 Aprile 2020
Coronavirus in laboratorio, lo dice anche un premio Nobel

Luc Montagnier, che ha ricevuto l’ambito riconoscimento nel campo della medicina nel 2008, ritiene che si tratti di un virus manipolato da scienziati che studiavano un vaccino all’Hiv.

C’è un’altra teoria che va a rinfocolare quella del virus artificiale, diversa da quella del complotto, perché in tal caso il Covid-19 sarebbe una creazione volontaria e, altrettanto, la sua successiva diffusione. Secondo quest’altra teoria, il coronavirus sarebbe sì stato partorito in laboratorio – nello specifico: un laboratorio di Wuhan che stava studiando un vaccino contro l’Hiv – ma è sfuggito per un incidente involontario. Lo sostiene un premio Nobel per la medicina, Luc Montagnier, che ricevette l’ambito riconoscimento nel 2008 come co-scopritore del virus dell’Aids. Montagnier ne ha parlato in un podcast; ce ne dà notizia l’agenzia di stampa Adnkronos.

Secondo Montagnier, la fuoriuscita del virus dal laboratorio, specializzato proprio nello studio dei coronavirus, sarebbe avvenuta nell’ultimo trimestre 2019, mentre si tentava il suo utilizzo come vettore dell’Hiv in un test su un vaccino anti-Aids. “Con il collega biomatematico Jean-Claude Perez abbiamo analizzato attentamente la descrizione del genoma di questo virus a Rna”, ha spiegato lo scienziato, sottolineando di non essere il primo a seguire questa pista. “Un gruppo di ricercatori indiani ha tentato di pubblicare uno studio dal quale emerge che il genoma completo di questo virus conteneva sequenze di un altro virus, l’Hiv, ma sono stati costretti a ritrattare la pubblicazione perché le pressioni erano troppo forti”, afferma confermando che “la sequenza dell’Hiv è stata inserita nel genoma del coronavirus per studiare un vaccino”.

Luc Montagnier è stato aspramente criticato per alcune sue posizioni estreme e antiscientifiche: dalla papaya che cura il Parkinson e la Sars ai vaccini che provocherebbero l’autismo, fino alla conversione all’omeopatia. “Un premio Nobel votato alle baggianate”, lo definì Repubblica in un articolo di un paio d’anni fa.

Montagnier si dice convinto che si sia trattato di un “incidente industriale” nel laboratorio di Wuhan. E che “la storia del mercato del pesce” sia “una bella leggenda”. La sua tesi ha però anche un aspetto abbastanza rassicurante, in quanto – a suo parere – il virus verrà eliminato man mano che si propaga: “La natura non accetta alcuna manipolazione molecolare – afferma – ed eliminerà questi cambiamenti innaturali. Anche se non si fa nulla le cose miglioreranno, ma purtroppo dopo molti morti”. Montagnier suggerisce anche una sua personale soluzione: “Con l’aiuto di onde interferenti, potremmo eliminare queste sequenze – ha spiegato – e fermare la pandemia”.

Teorie complottiste? “No – risponde lui – il complottista è colui che nasconde la verità“, replica senza lanciare accuse a nessuno ma auspicando che i cinesi riconoscano ciò che, a suo dire, è accaduto nel loro laboratorio. “In ogni caso – conclude – la verità viene sempre fuori, spetta al governo cinese assumersi la responsabilità”.



1 Commento

  1. Ho ricevuto una informazione dalla Cina , come sarebbe andata realmente il propagarsi della pandemia. il virus sarebbe stato elaborato in collaborazione con i Francesi testato su animali di varie taglie una volta infettati sarebbero stati venduti come carne hai mercati delle periferie a povera gente e seconda sperimentazione sull uomo dietro compenso ,.. più delle volte venivano restitui giare contenenti le ceneri e denari ….ma l’ inaspettato….persone che compreso il fine non sempre con finale felice …riuscivano a fuggire dai laboratori …tornando. Dai luoghi di provenienza sempre luoghi estremamente poveri da non poter adeguatamente curarsi e così…….il propagarsi questa la sintesi di una rivelazione tradotta da me dall’ inglese da un cinese che ho amicizia su facebook….. credere o no …io comunque penso che non sia tanto lontano dalla realtà.,…spero non ci siano conseguenze nel dire gradirei l’anonimato

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