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Libertà di circolazione e Costituzione

19 Aprile 2020
Libertà di circolazione e Costituzione

Diritti costituzionali e spostamenti all’interno dello Stato italiano: la legge può vietarli?

I nostri padri costituenti, che nel 1948 scrissero la Costituzione italiana, sono stati così bravi da prevedere anche il futuro. La nostra Carta fondamentale contiene infatti regole che, se ben interpretate, possono regolare la vita di uno Stato in qualsiasi occasione. 

Ce ne siamo resi conto in diversi momenti storici, da ultimo con l’emergenza sanitaria del coronavirus che, come noto, ha determinato forti restrizioni alla libertà di movimento della popolazione. 

Le regole sulla libertà di circolazione sono contenute nell’articolo 16 della Costituzione, la cui lettura deve essere guidata da un tecnico del diritto affinché non si cada in facili equivoci.

Scopo di questo articolo è quindi illustrare le relazioni tra la libertà di circolazione e la Costituzione, in modo da comprenderne appieno il significato e la portata. Ma procediamo con ordine.

Cosa dice l’articolo 16 della Costituzione?

Durante il fascismo furono emanate due leggi fortemente limitative della libertà di circolazione. Ci fu, innanzitutto, la legge n. 358 del 1931 che conteneva disposizioni volte a limitare il flusso migratorio dalle campagne verso le città. 

Poi, fu la volta della legge n. 1092 del 1939 sui “Provvedimenti contro l’urbanesimo”; in essa, erano contenute delle disposizioni volte a limitare il trasferimento verso i maggiori centri urbani di chi non aveva una occupazione stabile. 

In reazione a tali vincoli, i padri costituenti scrissero l’attuale articolo 16 della Costituzione che regola, appunto, la libertà di circolazione e di soggiorno. Ne riportiamo qui di seguito il testo.

«Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza. Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche.

Ogni cittadino è libero di uscire dal territorio della Repubblica e di rientrarvi, salvo gli obblighi di legge».

Nei lavori preparatori dell’Assemblea Costituente, l’ultima parte della norma stabiliva che «Il diritto di emigrare, salvi gli obblighi di legge, è garantito a tutti. Il cittadino emigrato ha diritto alla protezione dello Stato». Era un chiaro retaggio di un’epoca totalitaria, dove le libertà si contavano con il contagocce, anche quello di uscire dalla patria. Il testo definitivo, invece, quasi già subodorasse l’imminente libertà di circolazione all’interno dell’Unione europea, ha preferito essere più generico, stabilendo che «Ogni cittadino è libero di uscire dal territorio della Repubblica e di rientrarvi, salvo gli obblighi di legge».

Come si interpreta l’articolo 16 della Costituzione?

Il bello della nostra Costituzione è che non richiede grandi spiegazioni per essere compresa. Qui, però, è necessaria una precisazione. Dalla lettura della norma si evince che la libertà dei cittadini di circolare o soggiornare sul territorio nazionale può essere limitata solo dalla legge, legge che comunque deve essere motivata per almeno uno di questi motivi:

  • motivi di sanità;
  • motivi di sicurezza pubblica.  

Il primo aspetto quindi da chiarire è questo: non è vero che la libertà di circolazione è intoccabile. Essa può essere sempre limitata, ma solo da una legge. È ciò che i tecnici del diritto chiamano riserva di legge.

Dunque, ben potrebbe intervenire una norma adottata dal Parlamento o dal Governo (nelle forme del decreto legge o del decreto legislativo) a stabilire limitazioni al diritto di movimento della popolazione. 

Questo significa che nessun decreto ministeriale, regolamento comunale o legge regionale potrebbero restringere il diritto di spostamento dei cittadini italiani.

Qui, però, diventa importante chiarire un concetto che, a prima vista, potrebbe apparire tecnico, ma in realtà è di facile comprensione. 

Abbiamo appena detto che ciò che l’articolo 16 della Costituzione crea è la cosiddetta «riserva di legge». Cosa significa? Che solo la legge può derogare a questa norma costituzionale. 

Bisogna, però, sapere che esistono due tipi di riserva di legge:

  • la riserva di legge assoluta: in questo caso, è solo la legge a poter attuare il dettato della Costituzione; 
  • la riserva di legge relativa: in questo caso, invece, la legge può limitarsi a fissare i principi generali, delegando poi gli organi amministrativi (ad esempio, governo e ministri) a disporre norme tecniche attuative.

Ebbene, quella dell’articolo 16 della Costituzione è una riserva di legge relativa. Questo significa che una legge generale potrebbe ben disporre una generica limitazione della libertà, delegando poi il governo, attraverso più specifici provvedimenti amministrativi (come ad esempio il DPCM, ossia il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri o un Decreto ministeriale), ad attuare le disposizioni della legge stessa.

Limitazioni alla libertà di soggiorno

Una importante limitazione alla libertà di circolazione, applicabile a tutti, è posta dall’istituto del soggiorno obbligato. La legge n. 1423 del 1956, più volte modificata, stabilisce che alle persone di cui sia stata accertata la pericolosità per la sicurezza pubblica, può essere vietato di soggiornare in uno o più Comuni oppure può essere imposto l’obbligo di soggiornare nel Comune di residenza.

Esistono altre numerose limitazioni alla libertà di movimento, tutte dettate dalle esigenze di sicurezza. Troviamo, innanzitutto, la normativa in materia di Daspo (acronimo di Divieto di Accedere alle manifestazioni SPOrtive) è una misura prevista per impedire aggressioni violente nei luoghi degli avvenimenti sportivi. 

Una seconda ipotesi è collegata ai soggetti condannati per stalking, ai quali viene fatto divieto di frequentare le zone ove abitualmente si potrebbe trovare la vittima.

Libertà di circolazione e stranieri

L’articolo 16 della Costituzione parla solo di cittadini (italiani, sottinteso). Per cui ci si è chiesto se possa applicarsi anche nei confronti degli stranieri. I costituzionalisti lo escludono. Tuttavia, va sottolineato che la qualifica di straniero non riguarda, in questo caso, i cittadini dell’Unione europea i quali hanno diritto di circolare e di stabilirsi sul territorio di qualsiasi Stato membro.

Di fatto, pertanto, sono esclusi dalla garanzia costituzionale solo gli stranieri provenienti da Paesi extra-comunitari (ossia diversi da quelli dell’Ue).

Anche ai cittadini dell’Ue, tuttavia, il soggiorno può essere inibito in due casi:

  • se si protrae oltre tre mesi e la persona risulti priva di reddito, di lavoro e di assicurazione sanitaria (salvo che sia studente);
  • se il giudice abbia accertato la pericolosità sociale della persona. 

note

Autore immagine: it.depositphotos.com


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4 Commenti

  1. Tutto questo per dire che un provvedimento regionale più restrittivo rispetto alla norma statale sarebbe anticostituzionale perché violerebbe il principio di riserva di legge previsto dall’articolo 16 della Costituzione? Anche se, nel caso di specie, il Decreto Legge contiene una riserva nei confronti di provvedimenti regionali più restrittivi giustificati dall’emergenza? È corretto?

  2. Concordo in parte. E’ vero che c’è un decreto legge, il Nr. 19 del 25.03.2020, che in quanto atto parificato alla legge, può intervenire nella materia attinente alla libertà di circolazione, ma è altresì vero che nel caso di specie ci si trovi dinnanzi ad uno “scempio” giuridico, in quanto il decreto legge, il quale “autorizza” tali restrizioni, cionondimeno rinvia ad un DPCM precedente, con lo scopo di sanare (o tentare di sanare) un provvedimento precedente. Tutto regolare? Bah, non saprei, è alquanto irrituale.

  3. Appena cade il governo speriamo cambiano sta legge non si puo limitare la liberta per motivo sanitari ma dai i costituenti si sono fumati cannoni potenti fare sta leggscale

  4. Scusate , ma il DASPO è una limitazione alla libertà personale o alla libertà di circolazione ?
    Credo che si stia facendo molta confusione tra i concetti di libertà personale e di libertà di circolazione, che apparentemente sembrano sinonimi, ma in realtà sono due cose ben distinte.

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