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Ritenuta d’acconto: prima l’accertamento sul lavoratore, poi sull’impresa

14 Ottobre 2013
Ritenuta d’acconto: prima l’accertamento sul lavoratore, poi sull’impresa

Accertamento direttamente a carico del lavoratore per il mancato pagamento della ritenuta d’acconto; l’amministrazione non deve necessariamente rivolgersi prima all’impresa, fatto salvo, comunque, il diritto di regresso del dipendente sull’azienda.

L’azienda non ha pagato la ritenuta d’acconto a carico del lavoratore? È quest’ultimo che, in prima battuta, ne paga le conseguenze. Già, perché secondo una recente sentenza della Cassazione [1], il fisco può emettere accertamento direttamente a carico del lavoratore per il mancato pagamento della ritenuta d’acconto, ancor prima di rivolgersi all’azienda. Dopodiché, il dipendente potrà comunque agire in via di regresso contro la società per farsi restituire quanto ha dovuto corrispondere all’erario.

Secondo, dunque, la Suprema Corte, anche il cosiddetto sostituito d’imposta (il lavoratore) deve ritenersi già originariamente (e non solo in fase di riscossione) obbligato solidale al pagamento dell’imposta insieme al sostituto d’imposta (il datore). Resta ferma, in ogni caso, la possibilità per il dipendente di rivalersi contro il sostituto il quale, nonostante abbia eseguito la ritenuta, non l’ha poi versata all’erario, esponendo così il dipendente all’azione del fisco.

Cos’è la ritenuta a titolo di acconto?

Si tratta di un acconto sull’Irpef dovuto a fine anno da chi percepisce un reddito (sia esso lavoratore che libero professionista). La ritenuta viene “trattenuta” da chi eroga il reddito (il datore di lavoro o, nel caso di prestazione professionale, il committente). Per questo si chiama anche “trattenuta alla fonte”.

In pratica si tratta di un anticipo sull’Irpef complessiva che il percettore dovrà versare a fine anno.

Chi ha ottenuto il pagamento di un reddito già detratto della ritenuta, quando a fine anno dovrà effettuare la dichiarazione dei redditi, potrà detrarre dall’Irpef complessivamente dovuta l’ammontare delle ritenute alla fonte già subite nel corso dell’anno.

Ovviamente, in sede di consuntivo, si potrà poi potrà evidenziare la sussistenza di un ulteriore debito residuo o del diritto al rimborso.

Se, invece, il detto reddito non concorre a formare la base imponibile, la ritenuta costituisce un’imposta “secca“. In tal caso, il prelievo fatto alla fonte è effettuato in via definitiva e altro non sarà dovuto a fine anno dal lavoratore.


note

[1] Cass. sent. n. 23121 dell’11.10.2013. 


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