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Lo sai che? Come difendere la pensione dall’inflazione

Lo sai che? Pubblicato il 14 ottobre 2013

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> Lo sai che? Pubblicato il 14 ottobre 2013

Blocco dell’indicizzazione all’inflazione: ecco quali pensioni sono bloccate rispetto all’aumento dell’inflazione e come è possibile adeguare il proprio assegno al costo della vita.

Il blocco dell’indicizzazione delle pensioni, ossia l’adeguamento all’inflazione dell’assegno versato dall’Inps, ha privato i pensionati italiani di quella sicurezza nel futuro che, un tempo, era anche traino dei consumi.

Quali pensioni non vengono indicizzate all’inflazione?

Ricordiamo com’è attualmente la situazione dell’adeguamento della pensione all’inflazione, anche all’esito delle novità anticipate dal Governo Letta per il 2014:

– per le pensioni fino a 1.487 euro al mese (ossia tre volte il trattamento minimo dell’Inps), l’adeguamento all’inflazione (indicizzazione) resta piena;

– per la fascia di importo della pensione compresa tra 1.487 e 2.479 euro al mese (ossia da tre a cinque volte il trattamento minimo dell’Inps), a partire dal 2014 l’indicizzazione torna al 90%;

– per la fascia di importo della pensione compresa tra 2.497 e 2.973 euro al mese, l’adeguamento sarà solo al 75%;

– per la quota, infine, eccedente 2.973 euro al mese di pensione, non ci sarà alcuna indicizzazione.

Dunque, possiamo dire che, le pensioni 2014 subiranno il totale blocco dell’indicizzazione all’inflazione solo per la quota che eccede i 2.973 euro al mese.

Un tale scenario spinge i pensionati a ricercare delle forme di copertura dagli incrementi del costo della vita. Ciò vale, soprattutto, per chi non svolge nessun lavoro (ricordiamo infatti, che è stato abolito il divieto di cumulo “pensione-redditi da lavoro”).

Le forme di copertura della pensione dall’inflazione

La difesa più semplice della pensione dal rischio inflazione è rappresentata dall’investimento in titoli inflation linked in euro (come i BTpei, i BTp Italia, i buoni postali indicizzati all’inflazione). Gli attuali o futuri pensionati possono in questo modo compensare – con la migliore precisione possibile – la perdita di potere d’acquisto parziale del loro assegno mensile.

I titoli a tasso variabile (per esempio i CcT) non offrono questa garanzia, perché i loro rendimenti nominali non necessariamente coprono l’inflazione, in particolare quella inattesa.

Le rendite vitalizie restano gli unici prodotti che coprono dal rischio di vivere “troppo” a lungo (longevity risk).

Con una rendita finanziaria, invece, bisogna stare attenti a non intaccare il capitale, altrimenti questo prima o poi si esaurisce.


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