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I discografici contro gli studenti universitari: guerre contro il file sharing

1 gennaio 2012 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 gennaio 2012



Le battaglie giudiziarie contro il file sharing si spostano nei campus universitari: l’industria dei contenuti ha inviato richieste di risarcimento a migliaia di studenti al fine di scoraggiare il Peer To Peer.

La RIAA (Recording Industry Association of America), associazione che rappresenta l’industria discografica americana, ha da sempre tenuto un atteggiamento aggressivo nei confronti di quanti scaricano da Internet materiale protetto da copyright.

Le sue azioni giudiziarie, volte a ottenere risarcimenti milionari e spesso intraprese contro soggetti nullatenenti (in particolare, contro i ragazzini “smanettoni” della rete), le sono costate un’immagine tutt’altro che popolare negli USA.

Tant’è che, recentemente, l’Associazione è stata citata per estorsione da una donna che, peraltro, avrebbe lamentato i metodi poco convenzionali con cui la RIAA avrebbe ottenuto, mediante investigatori non abilitati, dati sul suo conto.

Da ultimo, l’Associazione dei discografici avrebbe inviato ben 5.404 lettere a 106 università statunitensi, i cui indirizzi IP erano risultati utilizzati dagli studenti per scaricare materiale coperto da copyright.

Alcuni college hanno poi identificato gli utenti “pirati”, girando loro la richiesta di risarcimento della RIAA e consentendo di chiudere la controversia con una transazione. Ai ragazzi sarebbe stato chiesto un risarcimento pari a 3.000 dollari. Ben 2.300 studenti hanno accettato l’accordo; gli altri 2.465, invece, hanno preferito andare in causa.

Si è salvata solo Harvard, mai raggiunto dalla missiva della RIIA, forse per il timore di rappresaglie da parte dei suoi abili giuristi, da sempre critici nei confronti dell’Associazione statunitense.

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