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Divorzio senza separazione: la legge straniera è applicabile in Italia?

8 Novembre 2013 | Autore:
Divorzio senza separazione: la legge straniera è applicabile in Italia?

Si può chiedere, anche in Italia, il divorzio senza la preventiva separazione dei coniugi quando lo prevede la legge del Paese in cui il matrimonio è stato celebrato e sia provata l’irrimediabile rottura del matrimonio.

 

In base alla legge italiana, la coppia che intenda chiedere il divorzio potrà farlo a condizione che:

– sia separata legalmente da almeno tre anni (che decorrono dal giorno della comparizione davanti al Presidente del Tribunale per la separazione)

– e vi sia stata l’omologazione della separazione consensuale o la sentenza di separazione giudiziale.

 

Ma cosa accade quando la legge straniera ammette il divorzio senza che vi sia stata precedente separazione dei coniugi e una coppia sposata nel proprio Paese in base a tale legge, ma residente in Italia, chieda al tribunale italiano direttamente lo scioglimento del proprio matrimonio?

In tal caso la domanda di scioglimento del matrimonio formulata senza che vi sia stata una preventiva separazione non è contraria ai principi generali del nostro ordinamento (cioè al cosiddetto “ordine pubblico”) [1] e può, quindi, essere accolta anche dal giudice italiano.

Lo ha affermato la Corte di Appello di Bari [2].

 

La vicenda

È utile conoscere per sommi capi la vicenda allo scopo di comprendere meglio il significato di questo recente provvedimento.

Una coppia di coniugi rumeni residenti in Italia chiedevano lo scioglimento del matrimonio da loro contratto in Romania. Sostenevano che, pur essendo il giudice italiano competente a decidere [3], la legge da applicare [4] fosse quella rumena che non richiede la separazione prima del divorzio.

La motivazione della sentenza

Secondo la Corte d’Appello di Bari, la richiesta di divorzio è ammissibile nei limiti in cui sia provato che lo scioglimento del matrimonio si fondi:

– sulla rottura irreversibile del vincolo del matrimonio e

– sulla impossibilità di ricostituire la comunione spirituale e materiale tra i coniugi.

Tale prova può essere individuata nelle dichiarazioni fatte dalle parti nella domanda congiunta di divorzio, che è proprio espressione della volontà comune della coppia di sciogliere il proprio matrimonio.

Ricordano i giudici, richiamando precedenti pronunce in merito [5], che il divorzio può essere pronunciato  dopo che il giudice abbia accertato:

– il rispetto dei diritti di difesa dei coniugi (come, ad esempio, il fatto che le parti siano state messe in grado di conoscere il contenuto della domanda formulata tramite i propri avvocati);

– l’assenza di elementi che dimostrino dolo o collusione delle parti (ad esempio che le parti dichiarino congiuntamente che il matrimonio non è stato consumato, essendo questo motivo per ottenere il divorzio senza la preventiva separazione).

 

Una volta accertata la sussistenza di questi requisiti, non vi è motivo di non ammettere la domanda di divorzio.

I cittadini stranieri, residenti in Italia, che si siano sposati in un Paese in cui è ammesso il divorzio senza la precedente separazione, possono chiedere lo scioglimento del matrimonio anche al giudice italiano, purché sia provata la volontà comune dei coniugi a divorziare (come nel caso di una domanda congiunta); in tale ipotesi, infatti, il giudice non potrà addurre la contrarietà della domanda ai principi generali dell’ordinamento, nonostante la nostra legge preveda diversamente per i cittadini italiani.

note

[1] Artt. 64 e 65 L. 218/95.

[2] C. Appello di Bari, sent. n. 8 del 27.9.13, pres. est. Dott.ssa C. Carone.

[3] Art 3 Regolamento CE del Consiglio N 2201/03.

[4] L’art 31 legge 218/1995 recita: “La separazione personale e lo scioglimento del matrimonio sono regolati dalla legge nazionale comune dei coniugi al momento della domanda di separazione o di scioglimento del matrimonio; in mancanza si applica la legge dello Stato nel quale la vita matrimoniale risulta prevalentemente localizzata”.

[5] Cass. sent. n.11045/91; Cass.sent.n.6973/95; cass. sent. n.10378/04.


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