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Assegno di mantenimento: le indagini tributarie sono facoltative

15 ottobre 2013 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 ottobre 2013



Quando, in un giudizio di divorzio, il giudice determina l’importo dell’assegno di mantenimento, non è obbligato a disporre indagini sui redditi delle parti perché l’esercizio di tale potere è solo discrezionale.

 

Nell’ambito di un giudizio di divorzio, il giudice può stabilire l’importo dell’assegno di mantenimento anche se la parte richiedente non abbia prodotto elementi per la sua quantificazione, ma si sia riportata in modo generico alla richiesta di mantenimento già ottenuto nel giudizio di separazione.

In tal caso, nel determinare l’ammontare dell’assegno divorzile, il giudice potrà basarsi su elementi già acquisiti nel processo, quali:

– le condizioni economiche dei coniugi, valutate anche sulla base dei i redditi risultanti dalle dichiarazioni fiscali;

– la durata del matrimonio e della effettiva convivenza delle parti;

– il contributo dato da un coniuge nell’accudimento della prole.

Lo ha ricordato la Cassazione in una recente pronuncia [1]. Secondo la Corte, peraltro, il giudice – ai fini di questa valutazione – può anche fare a meno di inviare, alla polizia tributaria, una richiesta di indagini sui redditi.

Nel caso in cui, infatti, il magistrato ritenga – attraverso la documentazione già in suo possesso – di avere elementi sufficienti per decidere, potrà farlo senza necessità di acquisire informazioni ulteriori.

Va, infatti, tenuto presente [2] che, il potere del giudice di disporre d’ufficio o su richiesta di parte indagini sul patrimonio – avvalendosi della polizia tributaria – rappresenta una deroga al generale principio sull’onere della prova [3] (esso prevede che chi intenda far falere un proprio diritto in giudizio debba anche provare i fatti che ne sono alla base).

La scelta del giudice di avvalersi delle indagini da parte della polizia tributaria è, quindi, solo discrezionale [4] e non può sostituire la mancanza di prove da parte del coniuge tenuto a produrle.

Egli semmai, potrà richiedere le predette informazioni per integrare gli elementi di prova già prodotti dalle parti, qualora li ritenga incompleti.

Il coniuge che, in sede di giudizio di divorzio, non fornisca al giudice nuovi elementi per la quantificazione dell’assegno di mantenimento (come ad esempio la prova di nuovi redditi acquisiti dal coniuge), potrà vederne determinato l’importo sulla base della documentazione già prodotta nel processo. Il giudice, infatti, non è obbligato a disporre indagini tributarie sui redditi dell’ex.

note

[1] Cass. sent. n. 22568 del 2.10.13.

[2] Cass. sent. n. 2098/11.

[3] Art. 2697 cod. civ.

[4] Art. 5, comma 9, L. n. 898/70.

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