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Avvocati: se la parcella è contestata dal cliente gli interessi sono sospesi

14 ottobre 2013


Avvocati: se la parcella è contestata dal cliente gli interessi sono sospesi

> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 ottobre 2013



Se il cliente dell’avvocato è un imprenditore, gli interessi scattano immediatamente dopo la scadenza del termine per provvedere; invece se si tratta di un privato, è necessario attendere che il giudice liquidi l’onorario e solo da quel momento scattano gli interessi.

Non scattano gli interessi moratori sulla parcella che l’avvocato invia al cliente, se quest’ultimo la contesta. Lo ha affermato di recente la Cassazione [1].

Secondo la Suprema Corte, quando il compenso professionale viene contestato dal cliente, proponendo opposizione al decreto ingiuntivo, non decorrono gli interessi moratori [2]. Ciò perché, in tali casi, sarà il giudice a liquidare, con il provvedimento definitivo, l’onorario per la prestazione professionale  [3]. Tale liquidazione, come noto, avviene in base alla natura e al valore della controversia, alla complessità delle questione trattate, all’attività prestata e all’esito del giudizio.

Ne consegue che, prima della quantificazione giudiziale del compenso, per il professionista non scattano gli interessi moratori poiché il credito non è ancora certo nel suo ammontare.

Le norme in materia di interessi sulle prestazioni

La legge [4] fa decorrere gli interessi di mora e la svalutazione monetaria sugli onorari dell’avvocato dopo tre mesi dall’invio della parcella al cliente, sempre se l’importo non venga contestato.

In generale, invece, per il pagamento di tutte le transazioni commerciali in cui una parte non è un privato, gli interessi di mora scattano dal giorno successivo alla scadenza del termine per il pagamento del debito [5].

Gli interessi per gli avvocati

Se il cliente dell’avvocato è un imprenditore o altro professionista, gli interessi moratori sulla parcella del professionista scattano in modo automatico dopo la scadenza del termine per provvedere, senza che sia necessaria la “costituzione in mora” (cioè la raccomandata).

Se invece il cliente è un privato, in caso di contestazione da parte di quest’ultimo, l’avvocato deve attendere che il giudice liquidi il suo onorario e solo da quel momento, e nei limiti di quell’importo, potrà chiedere anche gli interessi al cliente moroso (oggi ammontanti all’8,75%).

L’obbligo del compenso per iscritto

Ricordiamo che per le controversie successive a febbraio 2012, la legge [6] prevede che il compenso dell’avvocato va pattuito per iscritto al conferimento dell’incarico.

In mancanza di accordo, sia il professionista che il cliente possono rivolgersi al Consiglio dell’ordine al fine di raggiungere un’intesa.

note

[1] Cass. sent. n. 22982/2013.

[2] Art. 1224 cod. civ.

[3] L. n. 794/1942.

[4] All. 2 del decreto ministeriale 22 giugno 1982.

[5] Art. 4 del D.lgs. 231/2002, modificato dal Dlgs 192/2012.

[6] Art. 13 L. n. 247/2012.

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