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Posso vendere banconote vecchie

21 Aprile 2020 | Autore:
Posso vendere banconote vecchie

Opportunità per gli appassionati di numismatica: le possibilità di guadagno. Dove reperire soldi fuori produzione? Come trarre profitto da denaro che non ha più corso legale?

I soldi hanno una qualità naturale: sono il principale mezzo di pagamento di beni e servizi e, quindi, svolgono una funzione essenziale per la vita delle famiglie e delle attività commerciali.

Il valore del denaro varia a seconda della taglia delle monete e delle banconote, ma l’aspirazione della maggior parte della popolazione è quella di accumularne il più possibile: ricchezza e potere vanno a braccetto ed è difficile rinunciarvi.

Tuttavia, forse non conosci una curiosità tipica del sistema monetario: puoi fare fortuna non soltanto accumulando denaro, ma anche sbarazzandoti dei soldi che possiedi. Mi spiego meglio: poniamo il caso che erediti una vecchia casa e durante i lavori di ristrutturazione, all’interno di un baule, trovi una banconota antica di grandissimo valore; in tale ipotesi, diventi ricco solo se te ne liberi attraverso la sua vendita. Ovviamente, a questo punto, una domanda sorge spontanea: posso vendere banconote vecchie o lo Stato può impedirmelo?

Vediamo nel dettaglio cosa è possibile fare.

Il corso legale del denaro

Il punto di partenza per verificare se è possibile mettere in commercio delle banconote vecchie è quello di distinguere tra:

  • denaro avente corso legale: si considera tale la moneta, adottata all’interno di uno Stato in un dato periodo storico, alla quale è riconosciuto il potere di estinguere tutte le obbligazioni di natura economica. Essa deve provenire da una banca centrale nazionale e, in Italia, non può essere respinta dal creditore quando si deve adempiere a un debito: il rifiuto costituisce, al tempo stesso, illecito civile e condotta penale;
  • denaro fuori produzione: sono i soldi non più in uso in quanto rimpiazzati da monete di diversa natura. È quanto è avvenuto in Italia con la sostituzione della lira che ha cessato di avere corso legale dal 28 febbraio 2002.

Ancora diversa è l’ipotesi delle monete aventi corso legale ritirate dal mercato e mandate al macero: si tratta di tutte quelle banconote logore, danneggiate o mutilate che non possono più assolvere alla loro funzione e, perciò, vengono distrutte. Esse possono essere consegnate presso le filiali della Banca di Italia presenti su tutto il territorio nazionale per chiederne il rimborso.

La questione della vendita di banconote vecchie deve, dunque, essere risolta guardando al denaro fuori produzione: i soldi aventi corso legale, in linea di massima, non sono vecchi e non sono oggetto di compravendita. Una tale eventualità si verifica soltanto in rarissime ipotesi: facciamo un esempio.

Laura e Carlo sono due adolescenti al loro primo innamoramento: anche se sanno che non si dovrebbe fare, scrivono una frase d’amore su una banconota da dieci euro. Gli anni passano, i due ragazzi diventano adulti e le loro strade si dividono. Un giorno mentre è al mercato, Carlo riconosce il biglietto su cui aveva inciso il suo pensiero e, per ragioni affettive, decide di pagare il doppio del suo valore alla persona che lo possiede.

Il valore delle vecchie banconote

La cartamoneta può avere un valore più o meno elevato a seconda delle caratteristiche che presenta. Secondo gli esperti del settore occorre, infatti, prendere in considerazione:

  • anno di produzione: il periodo di conio è di fondamentale importanza perché più risale nel tempo maggiore è il valore della banconota (pensa, ad esempio, all’ipotesi in cui trovi una moneta appartenente all’età classica romana o greca);
  • grado di conservazione: lo stato in cui si trovano i soldi al momento della vendita incide pesantemente sul profitto che se ne può trarre. I collezionisti hanno elaborato delle vere e proprie scale che vanno dal “molto logoro” alle “ottime condizioni” e passano per una serie di profili intermedi che considerano ogni singola sottigliezza;
  • rarità: le banconote più difficilmente reperibili sul mercato sono quelle che hanno un prezzo maggiore (pensa, ad esempio, ai biglietti che presentano degli errori grafici).

La valutazione esatta delle banconote può essere fatta soltanto dagli addetti ai lavori: i collezionisti, gli storici e gli antiquari sono in grado di scandagliare il denaro in tutte le sue componenti e di fornirti un’idea precisa del guadagno cui puoi ambire.

Dove vendere le banconote vecchie?

Dopo aver definito il valore della banconota, ti trovi di fronte a una scelta: venderla o tenerla con te? Quest’ultima decisione può derivare dalla due diversi fattori:

  • la consapevolezza che non si tratta di un bene di prestigio e, quindi, produce uno scarso profitto;
  • oppure, all’esatto opposto: la considerazione dell’elevato pregio della moneta.

In entrambe le ipotesi, se scegli di conservare la banconota probabilmente lo fai perchè attendi tempi migliori e speri in una sua rivalutazione.

Se, invece, decidi di vendere il biglietto in tuo possesso, devi rispondere a un altro quesito: a chi bisogna rivolgersi? Devi, infatti, fare attenzione a non farti fregare: è necessario immettere la banconota in un mercato costituito da gente seria (i malintenzionati, soprattutto quando si ha a che fare con oggetti di valore, sono sempre all’agguato).

Le risposte possibili alla tua domanda sono sostanzialmente quattro:

  • antiquari: di solito, acquistano soltanto le banconote di particolare pregio e valore;
  • mercatini: nei periodi forti dell’anno, in molte province italiane vengono realizzati mercati a tema; alcuni di essi sono destinati agli appassionati di denaro fuori uso;
  • collezionisti privati: se conosci un appassionato di numismatica alla ricerca della banconota in tuo possesso, puoi scegliere di rivolgerti direttamente a lui e di concordare insieme il prezzo finale di vendita;
  • piattaforme on line: su internet trovi tantissimi siti di compravendita di banconote e monete vecchie (o antiche) di valore più o meno elevato.

In tutte le ipotesi, fai attenzione alla normativa antiriciclaggio: il superamento di un dato prezzo nella compravendita (duemila euro a partire dal primo luglio 2020) impone di effettuare i pagamenti con strumenti tracciabili e vieta l’uso di denaro contante. Se deroghi a tale disposizione puoi metterti in grossi guai con il fisco: nella peggiore delle ipotesi, rischi di essere imputato per reato tributario.



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