Coronavirus: colpisce più bambini del previsto

19 Aprile 2020
Coronavirus: colpisce più bambini del previsto

Per ogni bimbo che necessita di terapia intensiva, 2.381 sono infettati dal virus.

Il numero di bambini contagiati dal coronavirus potrebbe essere più ampio di quanto attualmente riportato. Finora, i soggetti maggiormente colpiti sono gli anziani e coloro che sono affetti da malattie pre-esistenti, come diabete e patologie cardiache. Si riteneva che il numero di infezioni tra i bambini e i ragazzi fosse inferiore rispetto agli altri contesti epidemici. Ma un dettaglio è stato messo in evidenza da un nuovo studio pubblicato sul ‘Journal of Public Health Management and Practice‘ dall’Università della Florida del Sud (Usf) e dall’Istituto femminile per l’indagine sociale indipendente (Wiise), secondo cui per ogni bimbo che necessita di terapia intensiva per Covid-19, ci sarebbero 2.381 bambini infettati dal virus. Un calcolo, riportato dall’agenzia di stampa Adnkronos, che segue un rapporto del Centro cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie su oltre 2.100 piccoli contagiati proprio in Cina.

Secondo il registro nordamericano Virtual Picu (Pediatric Intensive Care Units) Systems, 74 bambini negli Stati Uniti sono stati ammessi nelle terapie intensive pediatriche tra il 18 marzo e il 6 aprile per Covid-19, e altri 176.190 sono quelli che sono stati infettati durante questo periodo di tempo. I bambini di età inferiore ai 2 anni rappresentano il 30% dei casi, il 24% ha un’età compresa tra 2 e 11 anni e il 46% dei casi in terapia intensiva è rappresentato da ragazzi tra i 12 e i 17 anni.

I ricercatori affermano che se fino al 25% della popolazione americana verrà infettata dal coronavirus prima della fine del 2020, ben 50.000 bambini con malattie gravi dovranno essere ricoverati in ospedale, fra cui 5.400 gravemente malati e che necessitano di ventilazione meccanica.

“Sebbene il rischio di malattie gravi da Covid-19 sia inferiore nei bambini rispetto agli adulti, gli ospedali dovrebbero essere preparati e disporre delle attrezzature e dei livelli di personale adeguati per far fronte a un potenziale afflusso di pazienti più giovani”, avverte l’autore Jason Salemi, professore associato di epidemiologia presso l’Usf College of Public Health.



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