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Si può annullare il congedo parentale?

5 Settembre 2020 | Autore:
Si può annullare il congedo parentale?

Procedure di utilizzo del portale Inps: cosa deve fare il lavoratore per modificare lo stato delle proprie domande? Norme e prescrizioni sulla tutela della genitorialità.

La tutela della maternità e del rapporto genitoriale, in Italia, affonda le sue radici in molte disposizioni costituzionali e legislative. Le prescrizioni in esse contenute sono frutto di un lungo percorso di sensibilizzazione sull’importanza del legame genitori-figli e sulla necessità di custodirlo da ogni interferenza esterna, soprattutto nei primi mesi di vita del bambino.

Nel bilanciamento degli interessi in gioco, il lavoro viene quindi posto su un piano secondario: la legge riconosce al lavoratore la possibilità di sospendere la propria attività senza andare incontro a sanzioni di alcun tipo. Tali prerogative, in alcuni casi, sono subordinate a una specifica richiesta dell’interessato: ma che cosa accade se la situazione nel frattempo cambia? Ad esempio, si può annullare il congedo parentale? È possibile modificare lo stato delle proprie richieste oppure, una volta presentate, sono irrevocabili?

Nelle righe che seguono facciamo una piccola panoramica sulla situazione normativa attuale e sulle procedure da adottare in tema di astensione volontaria dal lavoro.

Il congedo parentale: che cos’è?

Il Testo Unico in materia di sostegno alla maternità e alla paternità [1] ha introdotto l’istituto del congedo parentale per consentire ai genitori di prendersi cura dei figli nei loro primi anni di vita.

Secondo quanto stabilito dal legislatore, questo istituto si rivolge ai lavoratori o alle lavoratrici dipendenti e consiste in un’astensione facoltativa dal lavoro. La posizione rimasta vacante può essere temporaneamente ricoperta dal datore di lavoro attraverso la stipula di nuovi contratti a tempo determinato.

Il diritto di chiedere il congedo parentale è riconosciuto per i primi dodici anni di vita del bambino e spetta ad entrambi i genitori a condizione che non venga complessivamente superato il limite di dieci mesi. Nel dettaglio, la richiesta può provenire:

  • dalla madre lavoratrice a conclusione dell’astensione obbligatoria per maternità per un periodo non superiore a sei mesi;
  • dal padre lavoratore, dalla nascita del figlio, per un periodo non superiore a sei mesi (frazionato o continuativo);
  • in assenza dell’altro genitore, dall’unico soggetto esercente la potestà per un periodo non superiore a dieci mesi (frazionato o continuativo).

Il periodo di congedo parentale è retribuito dall’Inps, ma soltanto entro determinate condizioni. L’indennità, infatti, è dovuta per massimo sei mesi entro i primi tre anni di vita del bambino ed è calcolata, secondo le regole generali (alcune eccezioni sono previste per specifiche categorie di lavoratori: esempio, il personale docente), nella misura del 30% della retribuzione media giornaliera.

Il tempo di astensione facoltativa non incide sul rapporto lavorativo in quanto non vi è soluzione di continuità e, soprattutto, non vi è sospensione dei diritti contributivi e previdenziali. Tuttavia, in tale periodo, non maturano i giorni di ferie e la tredicesima mensilità.

Le disposizioni sulla genitorialità naturale vengono estese di diritto alle ipotesi di affidamento o adozione di un minore. In questo caso, il punto di riferimento per il calcolo dei tempi è la data di ingresso del bambino nel nucleo familiare.

Congedo parentale: come presentare la domanda?

Per usufruire del periodo di astensione facoltativa e della relativa indennità occorre fare richiesta sia al datore di lavoro sia all’Inps.

Domanda al datore di lavoro

Il lavoratore che vuole usufruire del congedo parentale deve presentare una domanda al proprio datore di lavoro dandone un preavviso di almeno cinque giorni (ma il termine può essere più lungo se espressamente previsto dai Ccnl). Di solito, soprattutto nell’ambito della pubblica amministrazione, sono messi a disposizione dell’interessato dei moduli prestampati da compilare.

L’istanza, che deve essere intestata al titolare dell’azienda o all’ufficio risorse umane, deve avere un contenuto specifico, ossia:

  • le generalità del richiedente;
  • l’indicazione dei giorni di congedo richiesti;
  • l’età del bambino;
  • la posizione dell’altro genitore (se presente): occorre, in particolare, indicare se questi ha usufruito di un periodo di astensione e per quanto tempo, se non ha preso congedo parentale oppure se non ne ha diritto.

La domanda viene compilata nella forma dell’autocertificazione e, quindi, deve essere accompagnata dalla copia di un documento di identità.

Istanza all’Inps

Contestualmente alla richiesta al datore di lavoro, prima dell’inizio del periodo di congedo, può essere presentata domanda all’Inps attraverso la procedura telematica. L’istanza può essere inoltrata personalmente, per il tramite di un patronato o attraverso il supporto del contact center. In tutti i casi, occorre accedere alla posizione personale del dipendente e compilare le voci relative a:

  • dati anagrafici del richiedente, domicilio e altre informazioni di recapito;
  • generalità dell’altro genitore (se presente);
  • evento, ossia motivo che giustifica la richiesta di congedo (parto, adozione nazionale o internazionale);
  • generalità del minore;
  • datore di lavoro e inquadramento contrattuale;
  • reddito e dati per il pagamento dell’indennità;
  • eventuali periodi di astensione già goduti.

In base alla tipologia di domanda presentata, il sistema genera in automatico l’elenco dei documenti da allegare, il modulo di consenso al trattamento dei dati da sottoscrivere e il riepilogo di quanto dichiarato. Dopo aver inoltrato la richiesta, viene rilasciata una attestazione di ricevimento della pratica.

Congedo parentale: come si annulla la domanda?

Lo stato delle domande di congedo parentale presentate all’Inps è consultabile attraverso l’accesso alla pagina personale del dipendente: anche in questo caso, l’unica procedura ammessa è quella telematica.

Tuttavia, può capitare che, dopo aver inoltrato la richiesta, si verifichino delle circostanze impreviste che rendono necessario la sua rettifica (pensa, ad esempio, alla presenza di errori nella domanda) o il suo annullamento. E’ necessario quindi presentare una doppia documentazione e rivolgersi sia al datore di lavoro sia all’Inps.

Le ragioni della richiesta di revoca possono essere molte: errore nella valutazione del proprio diritto (ad esempio, si è superato il periodo massimo di astensione previsto per legge), malattia del bambino, ricovero in ospedale del genitore richiedente e così via.

Vediamo allora nel dettaglio come fare per apportare le modifiche alla posizione lavorativa e previdenziale:

  • datore di lavoro: è sufficiente far pervenire una richiesta di annullamento (o di rettifica) che indichi le ragioni della modifica tramite ufficio protocollo (se presente), ufficio risorse umane, pec o raccomandata A/R;
  • Inps: occorre utilizzare la funzionalità di consultazione delle domande presentate. La piattaforma, in tal caso, in un’apposita tabella, riepiloga lo stato delle richieste e indica la tipologia di domande annullabili, ossia quelle non ancora trasmesse alla sede di competenza. Per revocare la richiesta, a questo punto, è sufficiente selezionare l’istanza che si vuole annullare e cliccare sul tasto “conferma”. Il sistema procede in automatico alla modifica della posizione personale del lavoratore.

In caso di difficoltà o incapacità a procedere è sempre possibile rivolgersi a un patronato convenzionato senza alcun costo aggiuntivo oppure contattare telefonicamente i funzionari Inps.


note

[1] D.Lgs. 26.03.2001 n. 151


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