Coronavirus: trovato un punto debole

20 Aprile 2020
Coronavirus: trovato un punto debole

Il Covid-19 non resiste a lungo nell’acqua: la sua vitalità non supera le due ore e può essere accorciata ancora di più dalla luce solare.

Arriva una buona notizia sul coronavirus: c’è un ambiente che lo distrugge e così frena il contagio. È un fatto molto semplice e già noto agli esperti ma è stato divulgato al grande pubblico adesso: il virus dura molto poco nell’acqua.

Lo ha affermato oggi il virologo Giorgio Palù, membro della task force contro il Covid-19 della Regione Veneto, ai microfoni di Agorà su Rai3. Nel resoconto della trasmissione televisiva andata in onda stamane, apprendiamo dalle sue parole che “Questo è un virus respiratorio che resiste molto poco nell’acqua“.

Potrebbe essere un punto debole molto importante del coronavirus, che neutralizza le sue possibilità di sopravvivenza in ambienti esterni come quello del liquido più comune e diffuso nel mondo.

Il concetto chiave a cui si riporta l’esperto è quello di “emivita“, che in termini scientifici calcola la quantità o concentrazione del virus in una determinata sostanza e il tempo necessario al suo decadimento, cioè alla sua eliminazione e cancellazione.

Palù spiega all’Adnkronos che “Si parlava giustamente non solo di contatto diretto ma anche indiretto, su oggetti e superfici a loro volta contaminate da secrezioni o emissioni orali”. Ed ecco la risposta decisiva: “Il virus ha una emivita di poche ore e quanto più è esposto ad ambiente esterno tanto più questo virus, con un involucro, tende a rompersi e dura pochissimo. Si parla di un’emivita di una o due ore“.

Un arco di tempo, dunque, molto breve e che può essere ulteriormente accorciato con il contributo di ulteriori fattori: “Se poi c’è la radiazione ultravioletta del sole e l’essiccamento dura ancora di meno”, aggiunge il virologo.

La tesi del virologo Palù coincide con quella di un’altra esperta, Elena Azzolini, della direzione medico sanitaria dell’Irccs Humanitas di Rozzano, alle porte di Milano, che interpellata sul quesito se sia più pericoloso bere acqua di rubinetto rispetto a quella imbottigliata,  risponde “No”, sia perché “in questo momento non risultano evidenze di trasmissione del coronavirus a livello di sistemi fognari o di trattamento delle acque reflue”, sia perché “le pratiche di depurazione attuate sono estremamente efficaci nell’abbattimento del virus, dati i tempi di ritenzione e i fenomeni di diluizione che caratterizzano i trattamenti, uniti poi a condizioni ambientali, come la temperatura, la luce solare, i livelli di pH elevati, che possono pregiudicare la vitalita dei virus”.

Così ora abbiamo appreso dagli esperti che il coronavirus resiste davvero poco nell’acqua ed inoltre che si può bere ed utilizzare l’acqua del rubinetto senza rischi di contagio. Detto questo, però, i problemi non sono certo risolti; gli esperti, infatti, non arrivano ad affermare che si potrà andare in piscina o a fare il bagno al mare in sicurezza.

Al contrario, bisognerà porre la massima attenzione soprattutto con il prossimo arrivo della Fase 2 e la ripresa della circolazione e dei contatti. Soprattutto il distanziamento interpersonale resta imprescindibile: “Un metro resta la distanza minima raccomandata in presenza di un virus come questo che si trasmette per via aerea attraverso goccioline di 5 micron. Certo, in presenza di colpi di tosse e di ventilazione forzata è utile adottare un distanziamento maggiore”, afferma Palù.

Inoltre, massima attenzione a ospedali, case di riposo e, in generale, ai luoghi dove si isolano e curano i pazienti: grazie all’esperienza accumulata finora, il virologo Palù sostiene che “Questo è un virus che si diffonde in ambiente nosocomiale. Cominciamo a capire che è meglio curare i pazienti a casa. Quindi il Veneto si è attrezzato per trattamenti domiciliari fatti dai medici di medicina generale. Meno ricoveriamo meglio è”. Invece “le case di cura sono un ambiente dove un virus nosocomiale si diffonde di più, dove ci sono soggetti molto fragili e non hanno le stesse barriere degli ospedali”, conclude.



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2 Commenti

  1. 2 ore in acqua non sono poche.
    Ma é meglio bere l’acqua da rubinetto perché ha maggiore quantità di cloro?

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