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Mobbing donne

13 Luglio 2020
Mobbing donne

Donne che subiscono vessazioni sul lavoro: come difendersi? A chi chiedere aiuto?

Sei un’insegnante di lettere in un liceo classico. Il clima sul lavoro è disteso e vai d’accordo con tutti i colleghi. Con l’arrivo del nuovo dirigente scolastico, però, le cose sono cambiate e per te è iniziato un vero e proprio incubo: non ti sono concessi giorni di permesso, vieni controllata durante le lezioni e sei stata ripresa più volte in presenza dei tuoi alunni. Per non parlare delle continue molestie (apprezzamenti personali e avances) che sei costretta a subire ogni giorno da parte del preside. Purtroppo, il mobbing nei confronti delle donne è un fenomeno in forte crescita e non tutte hanno il coraggio di denunciare per paura di perdere il posto di lavoro. Se anche tu vivi un dramma simile, devi sapere che i rischi per la salute sono elevati se non si interviene in tempo. Nel presente articolo ti spiego cos’è il mobbing e cosa fare per difendersi.

Mobbing: cos’è e come funziona?

Iniziamo col dire che il mobbing è un insieme di comportamenti, continui e volontari, messi in atto da colleghi o dal datore di lavoro allo scopo di emarginare il lavoratore e costringerlo a dare le dimissioni. In buona sostanza, si tratta di una vera e propria “distruzione psicologica” che si manifesta attraverso offese, attacchi verbali, provocazioni, rimproveri ecc. 

Per parlare di mobbing, tuttavia, occorre la compresenza dei seguenti elementi:

  • la ripetizione costante (per almeno 6 mesi) di comportamenti vessatori e persecutori;
  • il danno alla salute psichica e fisica: ad esempio, il lavoratore mobbizzato inizia ad avere tachicardia o a soffrire di crisi depressive;
  • il nesso causale, vale a dire la relazione di causa-effetto tra le vessazioni e il danno sofferto;
  • la volontà persecutoria del mobber.

Bossing: cos’è?

Il bossing è una particolare tipologia di mobbing attuata nei confronti del lavoratore dai superiori gerarchici (ad esempio, dal dirigente d’azienda). La finalità del bossing è quella di sfavorire il dipendente in maniera selettiva e indurlo alle dimissioni, senza che ci siano interferenze da parte dei sindacati. Ti faccio un esempio di quella che è diventata, con il passare del tempo, una vera e propria strategia aziendale.

Caia lavora in banca come consulente finanziaria. L’istituto bancario, però, deve ridurre il personale e inizia ad affidare a Caia mansioni inferiori che non le competono e a revocarle i vari benefits aziendali (computer, telefono, tablet, ecc.) senza un motivo giustificato. A lungo andare, Caia non ce la fa più e si dimette.

Se, invece, le vessazioni sono messe in atto dai colleghi, allora si parla di mobbing orizzontale. In pratica, viene scelta una vittima, solitamente un lavoratore particolarmente brillante, su cui scaricare le proprie gelosie professionali. Lo scopo, in tal caso, è intuitivo: si vuole impedire a tutti i costi l’avanzamento di carriera del dipendente.

Mobbing donne

Secondo gli ultimi dati statistici, circa il 52% delle donne sarebbe vittima di mobbing sul lavoro.

Le situazioni più frequenti sono: 

  • rifiuto ingiustificato di concedere permessi o un orario di lavoro ridotto (part-time);
  • accuse di scarsa produttività; 
  • assegnazione di mansioni inferiori rispetto al ruolo ricoperto dalla vittima;
  • attribuzione di compiti urgenti non necessari e mai verificati; 
  • contestazioni o richiami disciplinari non adeguati; 
  • esclusione della dipendente dalle riunioni di routine; 
  • critiche ingiustificate circa lo svolgimento del lavoro; 
  • rimproveri continui e uso di tono arrogante in presenza dei colleghi; 
  • minacce di trasferimento o licenziamento; 
  • controllo ossessivo della dipendente; 
  • molestie: come, ad esempio, palpeggiamenti, apprezzamenti, avances; 
  • valutazioni di profitto non adeguate al lavoro svolto.

A causa del mobbing, la maggior parte delle donne avverte sintomi come astenia, ansia, depressione, attacchi di panico, disturbi del sonno, anoressia, bulimia, alcolismo, cefalea, vertigini, eruzioni cutanee, tachicardia, ipertensione arteriosa, disturbi dell’apparato gastrointestinale, patologie psichiatriche, ecc. 

Mobbing donne: come difendersi?

Partiamo da un esempio.

Tizia lavora come commessa in un negozio di abbigliamento. Dopo aver partorito, rientra dal periodo di maternità e chiede al titolare di poter lavorare part-time, così come previsto regolarmente dal contratto. Il datore di lavoro, però, fa orecchie da mercante e Tizia è costretta a lavorare a tempo pieno. 

Il caso che ti ho riportato è uno dei tantissimi esempi di mobbing che colpiscono le donne, le quali, per paura di perdere il posto fisso, non reagiscono e vanno avanti finché non rassegnano le dimissioni. Tuttavia, è importante segnalare situazioni del genere a uno dei tanti sportelli anti-mobbing presenti in Italia (chiedendo aiuto, se è il caso, anche ai centri antiviolenza) oppure parlarne pubblicamente attraverso la tv, i giornali o la radio. Raccontare la propria storia potrebbe abbattere il muro dell’omertà e aiutare tante altre donne che si trovano in una situazione identica.

Spesso, la donna subisce anche molestie, minacce, ecc. Ebbene, se la condotta vessatoria si traduce in un’ipotesi di reato, la vittima può presentare, in qualsiasi momento, una denuncia all’autorità giudiziaria competente per territorio (polizia, carabinieri, Procura della Repubblica).

Dal punto di vista civile, invece, la donna vittima di mobbing può depositare un ricorso al tribunale del lavoro competente e chiedere un risarcimento per tutti i danni patiti.

Tuttavia, non è così facile provare i comportamenti vessatori o persecutori. Quindi, prima di avviare una causa, civile o penale che sia, è importante raccogliere tutte le prove utili per dimostrare:

  • di essere vittima di una condotta mobbizzante da diverso tempo: ad esempio, per circa sei mesi hai ricevuto insulti, molestie, minacce di licenziamento, ecc.;
  • che le vessazioni hanno danneggiato la salute fisica e/o psicologica: ad esempio, hai sviluppato uno stato di ansia tale da fare uso di farmaci.

Il consiglio, quindi, è sempre quello di valutare bene gli elementi a disposizione, ad esempio se ci sono dei testimoni (come i colleghi di lavoro) che possano dichiarare in giudizio di aver assistito a episodi di mobbing. Sono indispensabili, altresì, i certificati medici da cui si evince che, ad esempio, si è in cura da uno psicologo.



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