Coronavirus, quanto incide l’alimentazione

20 Aprile 2020
Coronavirus, quanto incide l’alimentazione

Il creatore della dieta del gruppo sanguigno esamina il caso Corea del sud e ritiene che il paese abbia tratto vantaggio da una dieta equilibrata.

C’è un fattore che finora non abbiamo ritenuto determinante nella lotta al Coronavirus o, comunque, è stato scarsamente sondato. Secondo Piero Mozzi, invece, può in qualche modo avere un ruolo nel contrastare l’epidemia: se ne è accorto analizzando il caso Corea del Sud, come ci racconta una nota dell’agenzia di stampa Adnkronos. Mozzi è un medico conosciuto soprattutto per aver dato i ‘natali’ alla dieta del gruppo sanguigno. Insomma, uno che di alimentazione si intende.

“Premetto che non detengo nessuna verità assoluta – dice Mozzi -. Ma ritengo che la Corea del Sud sia stata aiutata nella sua lotta al Coronavirus da una carta in più: l’alimentazione. Sicuramente ha fatto ottime scelte, come quella di accantonare la privacy e tracciare con la tecnologia i contagi segnalando alle persone le zone ad alto rischio da evitare, ma l’aspetto determinante può essere stato quello che mangiano in quel paese”.

L’interesse di Mozzi per il Coronavirus nasce anche dagli studi che sono stati condotti da gruppi cinesi, uno in particolare analizza la relazione con i gruppi sanguigni delle persone. “La mia idea è che lo stile alimentare sia fondamentale”. Il segreto della Sud Corea, “del numero di contagi e morti nettamente inferiore”, va cercato nel piatto, sostiene dunque Mozzi. “Prima di tutto non usano mais e cereali con glutine, ma tanto riso da sempre. Non usano latte e derivati o comunque nella loro dieta sono presenti in minima quantità e invece sono spostati sui derivati della soia. E soprattutto: non consumano frutta, perché costa. Mangiano invece carne, pesce, uova e tante verdure loro fermentate, che sono davvero ricche di minerali e vitamine. Ecco il segreto. Se mettesse il naso fuori adesso cosa vedrebbe sulle piante? – domanda Mozzi -. Non certo frutta. E infatti la natura non prevede l’uso del frutto in primavera ma foglie verdi, ricche di clorofilla, ferro, calcio, vitamine”.

Un’obiezione potrebbe essere che lo stile alimentare in Cina, primo epicentro dei contagi da virus Sars-CoV-2, non si discosta tanto da quello coreano. Ma Mozzi replica che “in Cina, a differenza della Corea di frutta ne mangiano molta. I popoli più colpiti sono forti consumatori di latticini, glutine e frutta. La Cina è tra i primi produttori di arance e succo d’arancia. Pensiamo ai paesi più colpiti, il discorso vale anche per questi: Iran, Italia, Spagna, Usa. In Corea no. Non c’è un’importazione continua di frutta fuori stagione, sono un popolo formica che ha imparato le tecniche di fermentazione delle verdure che al loro interno hanno minerali, fermenti, vitamine. Secondo il mio modesto parere, il segreto della Corea del Sud è tutto lì”.



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