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Causa di forza maggiore

20 Aprile 2020
Causa di forza maggiore

Inadempimento ed esonero della responsabilità per oggettiva impossibilità sopravvenuta non imputabile al debitore. Come funziona?

Cosa salva il debitore che non riesce ad adempiere alla propria obbligazione? La causa di forza maggiore. 

L’articolo 1218 del Codice civile, rubricato appunto «responsabilità del debitore», stabilisce infatti: «il debitore che non esegue esattamente la prestazione dovuta è tenuto al risarcimento del danno, se non prova che l’inadempimento o il ritardo è stato determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile». In queste parole si racchiude quindi la causa di forza maggiore. 

Stessa locuzione si ritrova anche all’articolo 45 del Codice penale a norma del quale, in materia di reati, non è punibile chi commette il fatto per caso fortuito o forza maggiore.

Ma cosa si intende, più nel dettaglio, per «causa di forza maggiore»? Cercheremo di scoprirlo meglio in questo articolo.

Impossibilità sopravvenuta della prestazione

Come abbiamo visto sopra, l’articolo 1218 cod. civ. stabilisce che il debitore che non esegue la prestazione è tenuto al risarcimento del danno. Tuttavia, aggiunge la norma nella seconda parte, il debitore non deve più risarcire il danno se prova che l’inadempimento o il ritardo sono stati determinati:

  • da oggettiva impossibilità della prestazione, sopravvenuta rispetto al momento di conclusione del contratto;
  • derivante da una causa a lui non imputabile.

È necessario che ricorrano entrambi i predetti requisiti affinché l’obbligazione si estingua e il debitore non sia responsabile né debba pagare penali. La prestazione deve cioè divenire impossibile per ragioni indipendenti dalla colpa del debitore.

Una semplice difficoltà economica, anche il rischio di un fallimento, non rientra nella forza maggiore. La crisi del mercato, allo stesso modo, non è causa di forza maggiore. L’arrivo di un nuovo competitor che costringa il commerciante alla chiusura non è una causa di forza maggiore.

Oggettiva impossibilità

Vediamo il primo dei due elementi per escludere la responsabilità del debitore. 

L’oggettiva impossibilità ricorre, secondo la giurisprudenza, solo quando sopraggiunge un evento per cui, ragionevolmente, nessuno sarebbe più in grado di eseguire quella specifica prestazione.

Non possono diventare impossibili le prestazioni di «dare cose individuate solo nel genere» (ad esempio una tonnellata di olive, una cassetta di carote) perché queste non periscono mai e il debitore potrebbe sempre procurarsi sul mercato cose dello stesso genere.

Possono diventare oggettivamente impossibili invece le obbligazioni di «dare cose specifiche» e le «obbligazioni di fare» (per esempio se ci viene rubata una specifica auto che avevamo noleggiato non è più oggettivamente possibile restituirla).

Se il debitore, per un improvviso crack finanziario, non ha più denaro per saldare il suo debito non può sostenere in giudizio che la prestazione è diventata impossibile. Il denaro infatti è una cosa di genere e come tale non diventa mai impossibile. Il debitore si troverà sicuramente in una situazione di soggettiva difficoltà, per la quale si può anche avere la massima comprensione, ma non certo si può parlare di oggettiva impossibilità.

Impossibilità non dipendente dal debitore

Una volta dimostrato che la prestazione è divenuta oggettivamente impossibile, bisogna ancora provare che l’evento che l’ha resa impossibile non è imputabile al debitore. Il che non è affatto semplice.

La non imputabilità ricorre solo quando il debitore non poteva ragionevolmente prevedere né evitare l’evento che ha reso impossibile la prestazione. Ma poiché, almeno teoricamente, tutto è prevedibile e quasi tutto è evitabile, questa eventualità si restringe molto. 

In genere vengono considerati non imputabili al debitore solo gli eventi che si producono per caso fortuito o per forza maggiore.

Cos’è il caso fortuito?

Il caso fortuito è un fatto incontrollabile: si pensi a un incidente stradale causato da terzi che impedisce la consegna della merce nei tempi concordati.

Cos’è la forza maggiore?

La forza maggiore è una forza, naturale o umana, alla quale non si può resistere: si pensi a un’inondazione che affondi le barche sul porto rendendo impossibile un viaggio già prenotato.

Si considera forza maggiore anche il cosiddetto «fatto del principe». Si tratta di un’espressione arcaica per indicare un ordine della pubblica autorità che impedisce o limiti quel tipo di prestazione.

Per esempio, un decreto legge che imponga agli italiani di restare a casa per evitare un contagio da pandemia potrebbe rientrare nella forza maggiore, impedendo così le consegne di merce già acquistata, la stipula di un contratto di compravendita dal notaio, la prestazione lavorativa, ecc.

Una rapina, un furto o un incendio doloso possono rientrare nella causa di forza maggiore. 

Un incendio per cause ignote invece non costituisce forza maggiore e ciò perché, essendo ignota la causa, non si può provare che il fatto non sia imputabile al debitore. In generale si può dire che il debitore non è liberato dalla responsabilità se rimane ignota la causa che ha reso impossibile la prestazione.

Lo sciopero dei dipendenti non è considerato, per l’imprenditore, una causa di forza maggiore soprattuto se si dimostra che l’evento poteva essere evitato con una accorta mediazione. Diverso è per lo sciopero nazionale con il quale l’imprenditore non ha alcun collegamento.

Forza maggiore e mancato pagamento delle tasse

La causa di forza maggiore nei reati di omesso pagamento è integrata solo dalla assoluta impossibilità; non rileva la semplice difficoltà di porre in essere il comportamento omesso; la sussistenza di un margine di scelta per il soggetto esclude sempre la causa di forza maggiore. 

Per il mancato versamento delle tasse, quando tale comportamento costituisce reato, non costituisce causa di forza maggiore la mancanza di denaro quando derivi da scelte imprenditoriali per fronteggiare una crisi di liquidità, e non già da fatti non imputabili all’imprenditore non prevedibili e ai quali non abbia potuto porre rimedio per fatti non derivanti dalla sua volontà. Ad esempio secondo la Cassazione, la scelta di pagare i dipendenti con i pochi risparmi piuttosto che versare l’Iva non è una causa di forza maggiore. 


note

Autore immagine: it.depositphotos.com


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