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Fondo di integrazione salariale Inps

21 Aprile 2020
Fondo di integrazione salariale Inps

La normativa in materia di ammortizzatori sociali prevede una copertura pressoché totale per tutte le aziende.

In questi giorni, a causa dell’emergenza Covid-19, si è tornato a parlare molto degli ammortizzatori sociali. Infatti, proprio quando si verificano delle crisi improvvise ed impreviste, le aziende possono trovarsi nella necessità di sospendere o ridurre l’attività lavorativa ai propri dipendenti. In questi casi, per evitare l’adozione di licenziamenti o la perdita del reddito da parte dei lavoratori sospesi, lo Stato mette a disposizione degli strumenti di integrazione salariale detti ammortizzatori sociali.

Tra gli ammortizzatori sociali oggi troviamo il Fondo di integrazione salariale Inps. Si tratta di un fondo al quale sono assicurate le imprese che non rientrano nell’ambito di applicazione degli ammortizzatori sociali tradizionali. Come vedremo il fondo eroga due distinte tipologie di prestazione a seconda del numero di dipendenti occupati presso l’impresa.

Cosa sono gli ammortizzatori sociali?

La nostra Costituzione [1] prevede un sistema di sicurezza sociale in base al quale lo Stato eroga ai lavoratori dei trattamenti economici in determinate fasi della loro vita lavorativa. L’ordinamento, infatti, muove dal presupposto che solo attraverso il lavoro e la retribuzione il lavoratore possa garantire a sè alla sua famiglia un’esistenza libera e dignitosa. Da questo principio nasce il sistema di protezione sociale e, cioè, quell’insieme di misure atte a sostenere il reddito del lavoratore in periodi di assenza temporanea o definitiva del lavoro.

Ci sono una serie di fattispecie che determinano una impossibilità per le imprese di mantenere inalterati i livelli occupazionali. Per evitare che di fronte ad una crisi che potrebbe essere solo temporanea l’impresa adotti provvedimenti definitivi come i licenziamenti, lo Stato mette a disposizione delle imprese gli ammortizzatori sociali quando ricorrono una serie di causali.

Il presupposto per l’accesso agli ammortizzatori sociali è, in generale, l’esigenza dell’impresa di sospendere o ridurre l’attività lavorativa dei lavoratori per un determinato periodo. L’ammortizzatore sociale interviene ad integrare il reddito perso dal lavoratore a causa della predetta esigenza aziendale. L’obiettivo dell’ammortizzatore sociale è, dunque, il pieno recupero dei volumi produttivi da parte dell’impresa e la salvaguardia, nelle more, dei livelli occupazionali.

Il nostro sistema di ammortizzatori sociali è stato sempre caratterizzato da una certa frammentazione. Sono stati, infatti, introdotti nel nostro ordinamento diversi strumenti di ammortizzazione sociale a seconda del settore di riferimento in cui opera l’impresa e del numero dei dipendenti occupati.

Tradizionalmente, le due macro aree in cui si sono suddivisi gli ammortizzatori sociali sono:

  • la cassa integrazione guadagni ordinaria (Cigo);
  • la cassa integrazione guadagni straordinaria (Cigs).

Il primo strumento è maggiormente proiettato al settore industriale mentre il secondo strumento si rivolge essenzialmente ai settori commerciale, turistico, ristorazione collettiva, trasporto aereo.

La principale conseguenza di questa struttura degli ammortizzatori sociali era l’assenza di tutele per tutta una serie di datori di lavoro che non rientravano nelle predette due famiglie. Tale situazione ha determinato, spesso, la necessità di utilizzare uno strumento di ammortizzazione sociale non espressamente disciplinato dal legislatore, ossia, la cassa in deroga.

Il Fondo di integrazione salariale Inps

La complessiva riforma del mercato del lavoro italiano che va sotto il nome di Jobs Act è intervenuta anche nel settore degli ammortizzatori sociali [2]. Uno degli obiettivi della riforma, sotto questo profilo, era non solo quello di armonizzare e semplificare la disciplina degli ammortizzatori sociali, ma anche quella di offrire una protezione a tutte le imprese, anche a quelle che non rientrano nel campo di applicazione degli strumenti tradizionali di ammortizzazione sociale.

A tal fine, la riforma ha previsto la nascita del Fondo di integrazione salariale Inps (Fis), vale a dire, un fondo volto ad assicurare una tutela in costanza di rapporto di lavoro nei casi di riduzione o sospensione dell’attività lavorativa ai lavoratori dei settori non rientranti nella normativa in materia di integrazione salariale e per i quali non sia stato costituito un Fondo solidarietà bilaterale di settore.

La funzione del fondo di integrazione salariale, è dunque quella di assicurare una tutela a tutti quei datori di lavoro che rimarrebbero, altrimenti, esclusi da qualsiasi protezione in caso di sospensione o riduzione dell’attività di lavoro [3].

Fis: a chi si applica?

Sono soggetti alla disciplina del Fis tutti i datori di lavoro che occupano mediamente più di 5 dipendenti e che appartengono a settori e tipologie o classi dimensionali che non rientrano nell’ambito di applicazione della Cigo o della Cigs né in quei settori per i quali sono costituiti dei fondi di solidarietà bilaterali o dei fondi di solidarietà bilaterali alternativi.

Per quanto concerne il requisito dei 5 dipendenti si computano nell’organico anche i lavoratori assunti con contratto di apprendistato.

Fis: quali lavoratori sono coperti?

Le prestazioni di integrazione del reddito erogate dal Fis sono destinate ai lavoratori assunti con contratto di lavoro subordinato, ivi compresi gli apprendisti con contratto di apprendistato professionalizzante. Sono, invece, esclusi i dirigenti e i lavoratori a domicilio.

Un ulteriore requisito per poter ottenere le prestazioni economiche erogate dal fisso è l’aver acquisito un’anzianità di effettivo lavoro presso l’unità produttiva per la quale viene richiesta la prestazione di almeno 90 giorni alla data di presentazione della domanda di concessione del trattamento. Per quanto concerne i lavoratori addetti ad attività oggetto di contratto di appalto, occorre specificare che il requisito di dei 90 giorni di anzianità, quando il lavoratore passa alle dipendenze dell’impresa subentrante nell’appalto, si computa tenendo conto del periodo durante il quale il lavoratore è stato impiegato nell’attività appaltata.

Fis: l’assegno di solidarietà

La prima prestazione erogata dal Fis è l’assegno di solidarietà. Si tratta di un trattamento di integrazione salariale che viene concesso a favore dei lavoratori dipendenti di datori di lavoro che stipulano con le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative degli accordi collettivi aziendali che stabiliscono una riduzione dell’orario di lavoro al fine di evitare in tutto in parte eccedenze di personale nel corso di una procedura di licenziamento collettivo oppure al fine di evitare l’adozione, da parte del datore di lavoro, di licenziamenti plurimi individuali per giustificato motivo oggettivo.

L’assegno di solidarietà è, dunque, a tutti gli effetti, un contratto di solidarietà difensivo. È stato chiarito che, per poter accedere all’assegno di solidarietà, non è necessario che il datore di lavoro abbia preventivamente aperto formalmente la procedura di licenziamento collettivo. E’, dunque, sufficiente che le parti stipulanti l’accordo sindacale dichiarino nelle premesse che l’accordo di solidarietà viene raggiunto per evitare i licenziamenti.

L’assegno di solidarietà può essere concesso per un periodo massimo di 12 mesi non biennio mobile. La riduzione media oraria dell’orario di lavoro dei lavoratori coinvolti nella solidarietà non può essere superiore al 60% dell’orario giornaliero, settimanale o mensile e per ciascun lavoratore la percentuale complessiva di riduzione oraria non può essere superiore al 70% nell’arco dell’intero periodo per il quale l’accordo di solidarietà è stipulato.

Al pari di tutte le prestazioni erogate dal Fis, la domanda di accesso all’assegno di solidarietà deve essere presentata all’Inps allegando l’accordo sindacale entro 7 giorni dalla data di conclusione dell’accordo stesso.

Fis: l’assegno ordinario

Oltre all’assegno di solidarietà, il Fis eroga anche un altro trattamento di integrazione salariale, il cosiddetto assegno ordinario. Questa prestazione, tuttavia, può essere richiesta solo dai datori di lavoro che occupano mediamente più di 15 dipendenti compresi gli apprendisti, nel semestre precedente la data di inizio delle sospensioni o riduzioni dell’orario di lavoro.

La disciplina dell’assegno ordinario erogato dal Fis è del tutto analoga a quella della cassa integrazione guadagni ordinaria. A differenza dell’assegno di solidarietà, la cui concessione è subordinata alla stipula di un accordo sindacale che prevede la riduzione dell’orario di lavoro, l’assegno ordinario viene concesso quando l’impresa si trova in una delle causali previste per la concessione della Cigo, con esclusione delle intemperie stagionali, oppure quando ricorrono due delle causali previste per la concessione della Cigs, ossia, la crisi aziendale o la riorganizzazione aziendale. L’assegno ordinario può essere concesso fino a un periodo massimo di 26 settimane in un biennio mobile.

La domanda di accesso all’assegno ordinario deve essere presentata all’Inps territorialmente competente in relazione all’unità produttiva non prima di 30 giorni dall’inizio della sospensione o riduzione dell’attività lavorativa e non oltre il termine di 15 giorni dall’inizio della sospensione o riduzione dell’attività lavorativa.

Assegno di solidarietà e assegno ordinario: quanto spetta?

L’ammontare del trattamento di integrazione salariale che viene corrisposto dall’Inps a favore dei lavoratori, al fine di compensare la retribuzione persa a causa della riduzione o sospensione di attività lavorativa, è, in ogni caso, pari al massimo al 80% della retribuzione persa. Si applicano, comunque, i massimali mensili previsti annualmente dall’Inps per il trattamenti di integrazione salariale [4].

Per ciascuna unità produttiva i trattamenti relativi alle prestazioni assegno di solidarietà e assegno ordinario non possono superare la durata massima complessiva di 24 mesi in un quinquennio mobile.

Fis: chi paga?

La regola generale, al pari di quanto previsto per le integrazioni salariali standard, è che la prestazione di integrazione al reddito viene anticipata dal datore di lavoro alle normali scadenze dei periodi di paga e successivamente portata a conguaglio con i contributi dovuti all’Inps tramite il flusso UniEmens.

Il conguaglio o la richiesta di rimborso delle prestazioni corrisposte ai lavoratori non sono ammessi, a pena di decadenza, dopo che siano trascorsi sei mesi dalla fine del periodo di paga in corso alla scadenza del termine di durata della concessione o dalla data del provvedimento se, successivo.

In caso di serie e documentate difficoltà finanziarie del datore di lavoro, e su espressa richiesta di quest’ultimo, la sede Inps territorialmente competente può autorizzare il pagamento diretto delle prestazioni Fis direttamente a favore dei lavoratori.


note

[1] Art. 38, Cost.

[2] D. Lgs. 148/2015.

[3] D.I. 94343/2016.

[4] Inps, Circolare n. 20/2020.


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