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Ripristino stato luoghi: significato

7 Luglio 2020 | Autore:
Ripristino stato luoghi: significato

Abusi edilizi e sanzioni: quali sono le conseguenze previste per le violazioni di legge? Vincoli urbanistici e modalità di tutela.

Le prescrizioni in materia urbanistica molto spesso vengono violate. Grazie ai numerosi controlli compiuti dalle autorità, gli abusi oggigiorno sono di modesta entità, ma ciononostante alterano il contenuto del piano regolatore e dei vincoli paesaggistici comunali.

I tempi sono cambiati rispetto al passato: difficilmente, si realizzano gli ecomostri degli anni novanta, ma le trasgressioni delle norme continuano a essere punite molto severamente. In particolare, le condotte illecite possono essere sanzionate sia dal punto di vista civile sia dal punto di vista penale. In alcuni casi, può essere imposto il ripristino dello stato dei luoghi: qual è il significato? Si tratta di una particolare ipotesi di mobilitazione del colpevole per eliminare le conseguenze dannose del proprio comportamento: di tale istituto ci occupiamo in questa breve guida.

Abuso edilizio: in cosa consiste?

Si parla di abuso quando si realizza un’opera edilizia senza la necessaria autorizzazione. In particolare, a seconda dei casi, può mancare la concessione a costruire o la comunicazione di inizio attività, ma in entrambe le ipotesi si pone in essere una condotta illecita.

Al pari di quanto avviene per ogni comportamento vietato dall’ordinamento giuridico, l’abuso edilizio può essere punito più o meno severamente a seconda della gravità della trasgressione (e, quindi, proporzionalmente alle dimensioni del fabbricato irregolare).

La situazione, infatti, varia da caso a caso:

  • l’opera può essere del tutto nuova o provocare l’ampliamento di un immobile già esistente;
  • l’opera può alterare completamente l’aspetto del paesaggio locale o arrecare un danno di minima entità;
  • l’opera può essere risalente nel tempo o di nuova realizzazione.

Questi sono soltanto alcuni dei fattori da prendere in considerazione nella valutazione della posizione del trasgressore: solo l’analisi del caso concreto permette di accertare quale disposizione di legge si possa applicare.

In particolare, il nostro ordinamento, di tanto in tanto, adotta delle strategie economiche che risanano le situazioni di irregolarità. Si tratta dei classici condoni (o concessioni in sanatoria) che, da un lato, rimpolpano le casse dell’erario (è, infatti, previsto il pagamento di una somma piuttosto cospicua per evitare procedimenti giuridici) e, dall’altro, regolarizzano la posizione del trasgressore.

Quali sono le sanzioni per le infrazioni delle norme urbanistiche?

Gli abusi edilizi e le sanzioni applicabili all’autore dell’illecito sono regolati dal Testo Unico in materia edilizia. Tale complesso normativo individua la responsabilità di più soggetti per la conformità delle opere alla normativa urbanistica.

I trasgressori, salvo prova contraria, sono responsabili in solido (ossia congiuntamente) della condotta posta in essere e sono tenuti a:

  1. pagare la sanzione pecuniaria: l’ammontare varia a seconda della tipologia di abuso (si va dalla costruzione in assenza di ogni titolo autorizzativo alla semplice difformità rispetto al contenuto del permesso di costruire), ma in ogni caso è molto elevato (in linea di massima, si va da 5.000 sino a 50.000 euro circa). In alcune circostanze, sono previste anche l’arresto e la confisca del bene;
  2. farsi carico delle spese per la demolizione dell’opera: ogni anno (entro il 31 dicembre), il dirigente comunale, al quale è affidato l’incarico di vigilare sull’attività urbanistico-edilizia, trasmette al prefetto l’elenco degli abusi non sanabili e, quest’ultimo, ne ordina la distruzione.

Con specifico riguardo ai soggetti responsabili, il legislatore fa particolare riferimento al:

  • titolare del permesso di costruire;
  • committente;
  • costruttore;
  • direttore dei lavori (non è responsabile se, eccezion fatta per le variazioni in corso d’opera, ha contestato agli altri soggetti la presenza di una situazione irregolare e ha comunicato la circostanza al dirigente del competente ufficio comunale);
  • progettista per le opere subordinate alla certificazione di inizio attività.

Il ripristino dello stato dei luoghi: di cosa si tratta?

Con l’espressione ripristino dello stato dei luoghi si intende l’obbligo, rivolto al soggetto che ha commesso l’abuso, di eliminare le opere irregolari e di riportare l’immobile nelle condizioni in cui si trovava in precedenza. L’obiettivo è quello di ricondurre il bene nell’alveo della legalità, ossia di ridotarlo delle caratteristiche strutturali consentite dall’amministrazione comunale.

L’obbligo di ripristino viene pronunciato nei casi di interventi eseguiti:

  • in assenza di un permesso di costruire;
  • in totale difformità o con variazioni essenziali al contenuto del permesso.

In tali ipotesi, il dirigente comunale, dopo aver accertato la situazione di irregolarità, ordina al proprietario e al responsabile dell’abuso di rimuovere o demolire l’opera. Se il soggetto intimato non adempie entro novanta giorni dall’ingiunzione, il bene viene acquisito al patrimonio del comune e il passaggio di possesso viene trascritto nei registri immobiliari. L’opera acquisita viene demolita a spese del trasgressore al quale, tra le altre cose, viene anche irrogata una sanzione per inottemperanza dell’ordine che va da 2.000 a 20.000 euro.

L’obbligo di ripristino previsto dal codice della strada

Un’ipotesi del tutto particolare di ripristino dello stato dei luoghi è quella prevista dal Codice della Strada: si tratta di una sanzione accessoria applicabile a diverse ipotesi (pensa, ad esempio, al mancato rispetto dei limiti di sicurezza tra abitazioni e tratti stradali oppure all’occupazione della sede stradale senza autorizzazione).

In tali casi, l’agente che accerta la violazione e applica la pena principale deve dare menzione, all’interno del verbale, anche dell’obbligo di rimozione dell’opera abusiva. La documentazione viene poi trasmessa alla prefettura competente per territorio.

Spesso, quando è messa a repentaglio la sicurezza della circolazione stradale, occorre adottare una procedura d’urgenza. In tal caso, il prefetto ordina all’ente proprietario della strada di eseguire immediatamente i lavori di ripristino. Nelle altre circostanze, si segue la procedura ordinaria: il prefetto adotta l’ordinanza di ripristino entro venti giorni dalla notifica del verbale. In entrambe le ipotesi, i costi sostenuti dal titolare della strada sono addebitati al trasgressore.



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