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Coronavirus: perché non si riesce ad annientarlo

21 Aprile 2020 | Autore:
Coronavirus: perché non si riesce ad annientarlo

La ricerca di un farmaco è complicata, ma secondo gli scienziati si lavora nella giusta direzione in attesa di un vaccino per evitare l’esperienza dell’Hiv.

Chi appartiene alla generazione precedente (senza nemmeno andare tanto indietro nel tempo) ricorderà che nei primi anni ’80 si parlava di una malattia rara, letale, talmente sconosciuta nel mondo che la maggior parte delle persone, erroneamente, la identificava solo con alcuni soggetti: gli omosessuali e i tossicodipendenti. Era quella che più avanti sarebbe stata chiamata Aids. Il primo caso di Hiv venne riscontrato nel 1981, ma solo due anni più tardi si seppe di che cosa si trattasse, cioè quando il professori Luc Montaigner (oggi finito nell’occhio del ciclone per avere affermato che il coronavirus è il risultato di un errore di laboratorio) scoprì il virus dell’Hiv.

Due anni, dunque, navigando nel buio. E passarono molti di più, esattamente 13 anni, prima di avere a disposizione, nel 1994, i primi farmaci efficaci contro la sindrome dell’immunodefficenza acquisita, l’Aids, appunto. «È stato necessario trovare i bersagli, cioè i punti deboli del virus», spiega al Sole 24Ore Stefano Vella, docente di Salute Globale dell’Università Cattolica di Roma. «Prima, inoltre, abbiamo fatto errori perché usavamo i medicinali in monoterapia, quando invece grazie alla combinazione di farmaci specifici oggi la malattia è stata trasformata, diventando cronica e gestibile con le cure».

Sarà così con il Covid-19? Quanto tempo dovrà passare prima che la comunità scientifica riesca ad annientare un nemico che, ad oggi, sembra imbattibile?

Certamente, oggi la ricerca è molto più avanti rispetto a 40 anni fa. Ma l’esperienza di questi ultimi mesi, cioè da quando il coronavirus ha fatto la sua comparsa in Cina, insegna che il lavoro da fare è ancora molto complesso. «Il virus che causa Covid-19 è stato studiato a fondo, in tempi brevissimi – racconta ancora Vella al quotidiano di Confindustria –. Sappiamo come entra nelle cellule, come si replica, e conosciamo anche i meccanismi che usa per uscire dalle cellule che infetta».

Da diverse settimane si lavora per trovare sia un farmaco efficace che serva come terapia contro il coronavirus, sia un vaccino che protegga la popolazione mondiale di eventuali ritorni del Covid-19. I primi risultati sono incoraggianti, ma per poter gridare «eureka» bisogna aspettare ancora del tempo. Come ammette Vella, infatti, «la messa a punto di farmaci antivirali specifici è complessa. I virus, per replicarsi, si comportano come veri e propri parassiti utilizzando le cellule dello stesso organismo che infettano per replicarsi. Quindi, in termini di azione farmacologica, è fondamentale individuare soluzioni mirate su specifici meccanismi che possano inibire una fase chiave del passaggio del virus, dalla sua entrata nelle cellule fino alla possibilità di ricostruire il patrimonio genetico e alla liberazione nell’organismo per duplicarsi e continuare nella sua invasione».

Le strade imboccate dai ricercatori sono due: da una parte, quella che porta all’adattamento di farmaci già esistenti e quella che, invece, ha come punto di arrivo un’apposita terapia per il Covid-19. Attualmente, si lavora su un anticorpo monoclonale specifico per il virus, che lega la proteina S virale, in fase di sperimentazione iniziale sull’uomo. Si vuole agire anche su una proteasi dei coronavirus che potrebbe servire come chiave di accesso per far entrare il virus all’interno delle cellule polmonari. L’obiettivo è il Tmprss2, un enzima presente nel corpo umano che il virus utilizza per forzare la posta di ingresso delle cellule e replicarsi. Altri studi si concentrano su anticorpi monoclonali specifici, come eculizumab, che potrebbe interferire sulla cascata infiammatoria e della coagulazione.

L’impressione è che non si dovrà aspettare 13 anni, come per l’Hiv, per avere un farmaco efficace contro il coronavirus, ma che l’attesa duri qualche mese. Sarà una battaglia vinta contro l’ostico nemico invisibile, ma la guerra sarà finita solo quando si potrà annunciare al mondo di avere trovato un vaccino.



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